24/11/2009, 00.00
MYANMAR – INDIA
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Dissidente birmano: da Onu e Ilo “inutili riti” che non portano cambiamenti

Tint Swe, membro del governo in esilio, spiega che i rapporti sul lavoro forzato e le risoluzioni “non vincolanti” contro la giunta sono inefficaci. Il sostegno di Cina, India e Russia garantisce l’impunità alla leadership militare. La disillusione del popolo birmano.
New Delhi (AsiaNews) – Un rito annuale inutile che non ha mai portato, nel tempo, alcun cambiamento concreto nel Paese. Così Tint Swe, membro del Consiglio dei ministri del National Coalition Government of the Union of Burma (NCGUB) – costituito da rifugiati birmani fuggiti dal Paese dopo le elezioni del 1990 – definisce la recente risoluzione Onu di condanna contro il Myanmar e il rapporto dell’Organizzazione internazionale del lavoro (Ilo), che denuncia un aumento nei casi di lavoro forzato e la pratica dei bambini soldato.
 
“Il popolo birmano – spiega il parlamentare in esilio – non è certo entusiasta all’idea di ricevere notizie dalle Nazioni Unite. Finché il potere in Myanmar resterà nelle mani della giunta militare, gli organismi dell’Onu devono compiere i loro riti annuali”. Egli spiega che i motivi alla base della condanna sono “più o meno gli stessi degli anni precedenti”, ma non hnno portato cambiamenti. Tra questi, aggiunge, vi è la “seria preoccupazione” per il processo e la condanna a carico di Aung San Suu Kyi, oltre a segnalazioni di “violenze sessuali, torture, trattamenti disumani e detenzioni arbitrarie”.
 
Tin Swe riferisce che i birmani sanno del sostegno di Paesi come “Cina, Russia, Libia, Venezuela e Cuba” alla giunta militare. Altri, le seconde linee, si dicono in disaccordo con la risoluzione Onu; fra questi Indonesia, Thailandia, Malaysia, Vietnam e Brasile. “Approvare una risoluzione contro il Myanmar – continua il membro del governo birmano in esilio – in un forum internazionale è una pratica di routine che, forse, può imbarazzare la giunta; ma non porterà ad alcun cambiamento nel Paese”. Egli ricorda che “ce ne sono state più di 30”, ma nessuna di queste era “vincolante”.
 
La novità è rappresentata dall’attenzione rivolta alle elezioni politiche in programma nel 2010 in Myanmar, che i rappresentanti Onu auspicano “libere, giuste, trasparenti e inclusive”. Ma le speranze di un cammino verso la democratizzazione del Paese restano basse, così come diminuiscono i meccanismi di pressione che l’Assemblea generale delle Nazioni Unite può esercitare verso uno Stato membro.
 
Tint Swe riferisce infine delle rinnovate promesse del governo indiano alla giunta militare birmana. “Il giorno stesso in cui l’Ilo denunciava l’aumento nella pratica dei lavori forzati – conclude – l’India ha assicurato di difendere [il Myanmar] all’Onu e al cospetto dell’Organizzazione mondiale del lavoro”.(NC)
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