31/10/2014, 00.00
STATI UNITI - VIETNAM

Dissidente vietnamita: Hanoi usa i detenuti politici come merce di scambio nei negoziati

Nguyen Van Hai: "Non sono stato rilasciato, ma deportato". Egli non ha potuto salutare la famiglia e gli amici. E lancia un appello alle diplomazie internazionali, perché trattando con il Vietnam “mettano la democrazia e i diritti civili” come precondizione ad accordi.

Washington (AsiaNews) - Gli hanno imposto di firmare un documento in cui chiedeva "perdono" per le sue (presunte) attività di "propaganda contro lo Stato", poi lo hanno cacciato a forza a bordo del primo volo per gli Stati Uniti, con i soli vestiti che aveva indosso all'uscita di prigione. Così il governo vietnamita ha "graziato" e rilasciato il blogger e attivista Nguyen Van Hai, meglio conosciuto con il soprannome di Dieu Cay, condannato a 12 anni di prigione nel settembre 2012 per aver promosso attività sovversive. In realtà, più che un rilascio dovuto a un atto di clemenza, egli conferma in un'intervista all'Ap che si è trattato di un provvedimento governativo di "espulsione" e "deportazione" per un lungo esilio in territorio americano.

Al momento di uscire di prigione, il 62enne Nguyen Van Hai ha opposto una ferma resistenza e si è rifiutato di firmare il documento presentato dalle autorità; egli ha sempre rivendicato la propria innocenza e anche all'ultimo ha voluto ribadire di non aver commesso alcun crimine. Hanoi non ha voluto lasciargli alcuna alternativa, se non quella di abbandonare il proprio Paese per un esilio forzato negli Stati Uniti. 

"Mi hanno portato dalla prigione all'aeroporto internazionale di Hanoi" racconta all'Ap, "scortandomi fino al velivolo. Non mi hanno lasciato vedere i miei familiari prima della partenza. Non si può parlare di rilascio. Se mi avessero restituito la libertà, avrei potuto tornare a casa invece di andare all'aeroporto, senza salutare famiglia né amici". 

Al momento della scarcerazione, avvenuta il 21 ottobre scorso, Hanoi ha parlato di rilascio per "motivi umanitari". E un portavoce del Dipartimento di Stato afferma che è stato lo stesso Dieu Cay a voler viaggiare negli Stati Uniti. 

Nguyen Van Hai accoglie con favore il rilascio di alcuni detenuti politici dalle carceri vietnamite negli ultimi tempi, ma esprime forti dubbi sulle motivazioni alla base dei provvedimenti. Non è ammissibile, afferma, che il governo vietnamita usa i prigionieri politici come "merce di scambio nei negoziati diplomatici". Mi auguro, aggiunge, che tutti i governi che trattano con Hanoi "mettano la democrazia e gli altri diritti civili come condizione" assoluta da rispettare. 

Da tempo in Vietnam è in atto una campagna durissima del governo contro dissidenti, blogger, leader religiosi (fra cui buddisti), attivisti cattolici o intere comunità come successo nella diocesi di Vinh, dove si è assistito a ripetuti attacchi contro vescovo e fedeli. La repressione colpisce anche singoli individui, colpevoli di rivendicare il diritto alla libertà religiosa e al rispetto dei diritti civili dei cittadini. Solo nel 2013, Hanoi ha arrestato decine di attivisti per crimini "contro lo Stato", in base a una norma che gruppi pro diritti umani bollano come "generiche" e "vaghe". 

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