16/12/2017, 08.27
MYANMAR
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Dopo papa Francesco: il card. Bo tra gli sfollati Kachin

Ripresi in questi giorni gli scontri tra esercito birmano e ribelli. Oltre 120mila persone vivono in 167 campi profughi dal 2011. Nonostante le tensioni, continuano a trovare eco nel Paese le parole di pace di papa Francesco. Le iniziative dei leader cattolici per la riconciliazione.

Myitkyina (AsiaNews) – A due settimane dalla conclusione dello storico viaggio apostolico di papa Francesco in Myanmar, il card. Charles Maung Bo, arcivescovo di Yangon, è in visita nello Stato di Kachin. Il primo cardinale birmano è giunto nel territorio del nord per incontrare gli sfollati interni (IDPs) nei campi profughi, causati dall’annoso conflitto tra esercito e Kachin Independence Army (Kia) e diversi centri caritativi a Myitkyina, capitale dello Stato. Durante la sua visita, il pontefice ha più volte invocato la pace e la riconciliazione del Paese, invitando i cattolici a rifiutare la logica della vendetta ed i leader della Chiesa a “favorire l’unità, la carità e il risanamento nella vita del popolo”.

La visita del cardinale avviene mentre è in corso un’offensiva del Tatmadaw [l’esercito birmano, ndr] contro i gruppi armati dell’etnia a maggioranza cristiana. Le due parti sono in conflitto dal 2011, quando nuove violenze hanno rotto un cessate il fuoco siglato nel 1994. Esse hanno causato la fuga di oltre 120mila persone, che da allora vivono in 167 campi profughi nel solo Kachin. Secondo alcune personalità locali, l'esercito birmano è solito lanciare le sue offensive militari contro i gruppi ribelli nel Kachin e nello Shan in ottobre, con l'inizio della stagione secca. Quest’anno le operazioni sono iniziate in ritardo, a novembre, nelle aree controllate dal Kia nel nord dello Stato, in particolare nel distretto di Tanai. Gli esperti ritengono che il Tatmadaw stia cercando di mantenere un profilo più basso, a causa delle forti pressioni della comunità internazionale per la crisi umanitaria in Rakhine.

Lo scorso 13 dicembre, a Myitkyina le forze di polizia hanno fatto irruzione negli uffici della Kachin Independence Organization (Kio), formazione politica che fa capo al Kia. Il giorno seguente, l’esercito ha bombardato almeno quattro posizioni del Kia. Nella zona di Tanai, il Tatmadaw ha bloccato le strade fuori dalla città, bombardando i vicini villaggi minerari e lasciando cadere dagli elicotteri volantini che ordinano alle persone di evacuare l’area prima di maggio. Il Kachin è ricco di risorse naturali e l'esercito del Myanmar ha un acuto interesse nel conquistare il controllo di queste aree. Le miniere di giada a Hpakant sono già sotto il controllo dell'esercito, mentre quelle di Tanai sono controllate dal Kia.

Nonostante le nuove tensioni nel nord, in Myanmar continuano a trovare eco le parole di pace di papa Francesco. La società civile, cattolica e non, continua a manifestare gioia ed orgoglio per aver ospitato un evento così importante. P. Mariano Soe Naing, portavoce della Conferenza episcopale birmana (Cbcm), dichiara ad AsiaNews: “Rinvigoriti nella fede, i cattolici sono ancora euforici per l’incontro con il Santo Padre. I vescovi ed i sacerdoti hanno aumentato gli sforzi nella loro opera pastorale. Le parole del papa sul perdono hanno raggiunto i cuori dei profughi Kachin e la visita del card. Bo rappresenta l’inizio di un nuovo impulso nel processo di riconciliazione. Inoltre, ad accogliere il cardinale presso la cattedrale di Myitkyina vi era anche il gen. Nyi Nyi Swe, comandante dell’esercito nel nord. Questo è un segnale importante, perché dimostra che i militari sono disposti a collaborare con la Chiesa nel percorso verso la pace”.

“Le parole del pontefice sono state apprezzate da tutto il popolo birmano”, ribadisce mons. Raymond Sumlut Gam. Egli è il vescovo di Banmaw, diocesi del Kachin che ospita numerosi sfollati. “Il popolo Kachin cerca di mettere in pratica i suoi inviti, che rinforzano le aspettative di pace dei cattolici. Sebbene al momento non vi sia riconciliazione, le parti in conflitto stanno cercando di tenere colloqui. Insieme ai pastori battisti, la Chiesa cattolica è impegnata in un’importante opera di mediazione tra governo, esercito e gruppi armati, con l’istituzione di un Comitato. Composto da nove membri tra cui i leader di diverse confessioni religiose, esso ha chiesto che le parti in causa collaborino nella rimozione delle mine, per far sì che gli sfollati facciano ritorno in sicurezza alle proprie comunità. Questo è un passo importante che insieme alla visita del card. Bo lancia un segnale di speranza”.

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