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    » 31/03/2010, 00.00

    RUSSIA

    Doppio attentato nel Dagestan, nove i morti



    Le vittime sarebbero in maggioranza poliziotti, fra cui il capo della sezione locale delle forze di sicurezza. Obiettivo dell’attacco la sede del Ministero degli interni e gli uffici dei servizi segreti. Il secondo ordigno innescato da un attentatore suicida. La durezza di Putin. Benedetto XVI invia telegramma di condoglianze per le vittime degli attentati a Mosca. Ieri la cattedrale del San Salvatore è stata evacuata per timori di una bomba.
    Mosca (AsiaNews/Agenzie) – È di nove morti il bilancio finora accertato di due esplosioni avvenute a Kizlyar, nel Dagestan, repubblica della Federazione Russa situata nel Caucaso settentrionale. L’agenzia russa Interfax riferisce che una delle vittime – in maggioranza poliziotti – è Vitaly Vedernikov, capo della sezione locale delle forze di sicurezza. Intanto a Mosca proseguono le indagini sul doppio attentato alla metropolita della capitale. Il papa ha inviato ieri un telegramma di condoglianze al presidente Dimitry Medvedev.
     
    A causare la prima esplosione a Kizlyar sarebbe stata un’autobomba, piazzata nei pressi degli uffici del Ministero degli interni locale e della sede dell’FSB, il servizio segreto russo. La seconda si è verificata 20 minuti più tardi, sempre nella stessa via. Fonti governative aggiungono che il secondo ordigno è stato innescato da un attentatore suicida, travestito da poliziotto.
     
    Negli ultimi due anni sono cresciute le violenze in Dagestan, in seguito a una dura repressione contro le milizie fondamentaliste islamiche nella vicina Cecenia. Nel giugno 2009 il Ministro degli interni della regione è stato ucciso a colpi di arma da fuoco.
     
    Le autobomba in Dagestan avvengono a due giorni dal doppio attentato terroristico nella metropolitana di Mosca, che ha fatto 39 morti. I due attentati sono stati compiuti da due donne kamikaze, ma la polizia, attraverso i video di sorveglianza del Metro ha stabilito che esse avevano dei complici. Una radio moscovita afferma che i sospettati provenivano dalla Cecenia e sono stati portati alla metropolitana da un bus privato.
     
    Il primo ministro Vladimir Putin ha giurato di punire i criminali. “Sappiamo che essi [gli organizzatori dell’attentato] si nascondono… Ma è ormai una questione di onore per le forze di sicurezza quella di strapparli dal fondo delle loro fogne e portarli alla luce del giorno”. Il suo linguaggio ricorda le sue famose promesse nel’99 e la sua decisione di colpire i ribelli nei loro “cessi”, che ha dato il via a una dura azione contro i militanti ceceni.
     
    Mentre procedono i funerali delle vittime e i moscoviti portano fiori nelle stazioni dove sono avvenuti gli attentati, Benedetto XVI, con un telegramma inviato ieri al presidente russo Dimitry Medvedev, ha espresso “profondo dolore e ferma condanna per questi atti di atroce violenza”. Il papa assicura pure “la sua solidarietà, la vicinanza spirituale e le sue condoglianze alle famiglie delle vittime” e la preghiera per le vite falcidiate.
     
    Ieri pomeriggio la cattedrale di San Salvatore, nel centro di Mosca, è stata evacuata, in seguito a una soffiata alla polizia, secondo cui era stata deposta una bomba all’interno. Più di 100 persone sono uscite frenando il panico a stento. Ma è stato un falso allarme.
     
    Intanto, il centro culturale islamico di Mosca ha deciso di aprire una linea rossa per raccogliere informazioni sugli attentatori e ha promesso di pagare fino a un milione di rubli (circa 25 mila euro) per informazioni che saranno passate ai servizi di sicurezza.
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