28/03/2011, 00.00
PAKISTAN – STATI UNITI
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Due cristiani uccisi, chiese bruciate: la risposta degli estremisti al rogo del Corano in Florida

di Jibran Khan
A Hyderabad e Lahore una folla di fondamentalisti islamici ha preso di mira i luoghi di culto cristiani. Profanate diverse copie della Bibbia. Manifestazioni e slogan anti-americani in diverse città del Pakistan. Gli estremisti promettono nuove violenze, se Washington non condannerà a morte il pastore Jones. Vescovo di Islamabad: gesto di un “fanatico”.
Islamabad (AsiaNews) – Due fedeli uccisi, chiese attaccate, copie della Bibbia bruciate: la comunità cristiana pakistana è di nuovo vittima delle violenze dei fondamentalisti islamici, che hanno preso di mira diversi luoghi di culto nel Paese. A scatenare la violenza estremista, il folle gesto – condannato a più riprese dai cristiani in Pakistan e India – del pastore Wayne Sapp, che lo scorso 20 marzo in Florida ha bruciato un Corano, sotto la supervisione del predicatore evangelico Terry Jones. L’escalation di violenze ha innalzato l’allerta per la sorte di Asia Bibi, simbolo degli abusi commessi in nome della legge sulla blasfemia. Il vescovo di Islamabad/Rawalpindi definisce il reverendo Usa un “fanatico” che promuove insieme agli adepti una “ideologia violenta”, le cui conseguenze si ripercuotono “sui cristiani innocenti” del mondo.
 
Il 25 marzo scorso una folla di estremisti islamici ha attaccato una chiesa pentecostale a Hyderabad, uccidendo due cristiani e bruciando alcune copie della Bibbia. Testimoni oculari raccontano che i fondamentalisti si sono scagliati contro il luogo di culto cercando di appiccare il fuoco, ma un gruppo di fedeli ha difeso la chiesa. Le forze di sicurezza sono fuggite, lasciando i presenti in balia della folla. Gli assalitori lanciavano slogan anti-cristiani e in città è diffuso un sentimento di rabbia verso la minoranza religiosa. Il pastore della chiesa colpita riferisce che “nonostante la condanna del rogo del Corano” la comunità locale “è finita sotto attacco, perché pensano che siamo legati agli americani”. Egli sottolinea con forza che “siamo pakistani, nati in questa terra e non abbiamo alcun tipo di legame con gli Stati Uniti”. “Che colpa ne avevano – conclude – due persone innocenti, che non erano americani ma solo cristiani pakistani?”.
 
In un secondo episodio, è stata attaccata la Full Gospel Assembly Church a Lahore, nella zona di Badami Bagh. Anche in questo caso i fondamentalisti hanno bruciato la chiesa, scagliato copie della Bibbia in strada e hanno accusato i cristiani di blasfemia, perché avrebbero sparso pezzi del Corano poco lontano dalla chiesa. Durante l’attacco sono rimaste ferite alcune guardie, preposte alla sicurezza del luogo di culto.
 
Intanto nel fine settimana si sono ripetute le manifestazioni in diverse città del Pakistan – fra le altre Peshawar, Lahore e Islamabad – contro il rogo del Corano voluto dal pastore Terry Jones. I dimostranti hanno chiesto la morte del predicatore Usa, hanno bruciato la sua immagine e intonato slogan e canti contro gli Stati Uniti. Gli estremisti hanno pure minacciato altre rappresaglie e attacchi mirati contro i cristiani, se il governo di Washington non prenderà provvedimenti contro il pastore Jones.
 
La comunità cristiana pakistana, invece, si mostra solidale con i musulmani, condanna e manifesta contro il rogo del Corano. P. Anwar Patras, sacerdote cattolico, sottolinea che i cristiani sono anzitutto pakistani, “siamo nati in questa terra e qui saremo seppelliti, non abbiamo alcun legame con il pastore Terry Jones o le sue idee malate”. Condannando l’attacco, il religioso mostra cordoglio “per i due cristiani uccisi” e ribadisce che “la comunità è in pericolo”.
 
Le recenti violenze hanno innalzato il livello di allerta attorno ad Asia Bibi, la 45enne cristiana e madre di 5 figli, condannata a morte in base alla “legge nera” e in carcere, in attesa dell’appello. La Masih Foundation spiega che “nonostante le misure di sicurezza” adottate in cella, la donna è in pericolo. “Non riceve il cibo della prigione – continuano gli attivisti – ma le vengono forniti gli ingredienti per cucinarsi da sola il mangiare; prega e digiuna per se stessa e per l’attuale situazione” in Pakistan. Anche la Chiesa cattolica ha chiesto preghiere speciali per lei.
 
Interpellato da AsiaNews mons. Rufin Anthony, vescovo di Islamabad/Rawalpindi, afferma che “la dottrina cristiana insegna tolleranza e amore”, il pastore Usa è un “fanatico” che promuove una “ideologia malata”. Il prelato accusa il predicatore statunitense di non pensare “alla portata delle sue azioni” e ora i cristiani pakistani “vivono con maggior timore perché il suo gesto ha peggiorato la situazione”. “Vi sono minacce a chiese e testimonianze di bibbie bruciate in alcune zone – conclude mons. Anthony – ora cristiani innocenti dovranno affrontare le conseguenze”.
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