17/08/2021, 12.43
AFGHANISTAN-INDIA
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Due gesuiti indiani bloccati a Kabul: 'Caos inimmaginabile. Grazie per le preghiere'

di Nirmala Carvalho

P. Jerome Sequeira, responsabile del Jesuit Refugee Service che ha sospeso tutte le sue attività: "Stiamo bene. I talebani arriveranno da noi quando avranno preso pienamente il controllo del sistema: hanno le liste di tutte le organizzazioni". P. Robert Rodrigues è ancora a Bamiyan, nella regione centrale. I gesuiti dell'Asia Meridionale in contatto con le agenzie dell'Onu per la loro evacuazione.

New Delhi (AsiaNews) - Stanno bene ma sono tuttora bloccati in Afghanistan i due gesuiti indiani che svolgono il loro ministero nel Paese come operatori umanitari con il Jesuit Refugee Service. A dare notizie sulla propria situazione è stato p. Jerome Sequeira, religioso in Afghanistan dal 2006, in un messaggio agli amici rilanciato dall'agenzia MattersIndia.

“Grazie - scrive p. Jerome - per le vostre continue preghiere. Il modo cui la situazione sta cambiando nel Paese è al di là di ogni immaginazione: non ho mai visto un collasso del sistema come questo in 15 anni”. Racconta di aver cercato di prendere un volo per l'India ieri, ma di essere stato costretto a tornare indietro. Aggiunge di trovarsi “al sicuro”.

Con lui in Afghanistan c'è anche p. Robert Rodrigues, che è ancora a Bamiyan, nella regione centrale dell'Afghanistan. Nella lettera p. Sequeira spiega che il confratello la sera del 15 agosto era già in aeroporto in attesa di un volo delle Nazioni Unite per spostarsi a Kabul. Un tragitto di appena 25 minuti, mai effettuato perché tutto il personale all'improvviso ha abbandonato lo scalo. “Stiamo cercando tutte le vie possibili per farlo arrivare da Bamiyan con l'aiuto delle agenzie dell'Onu”, racconta p. Sequeira.

“Sono entrambi salvi - scrive una nota ai superiori locali p. Stany D'Souza, presidente della Conferenza dei gesuiti dell'Asia Meridionale - siamo in contatto con loro. Abbiamo creato un'unità di crisi con esperti internazionali. Ci incontriamo regolarmente per fare il punto della situazione e offrire sostegno morale a p. Jerome e p. Robert. Faremo tutti i passi necessari per farli rientrare in India appena possibile”.

Nella sua lettera p. Sequeira aggiunge che per il momento i talebani sono impegnati a occupare le strutture di governo. “Non stanno minacciando i civili - continua - ma arriveranno quando avranno preso pienamente il controllo del sistema. Hanno le liste di tutte le organizzazioni e anche i profili. In alcuni posti sono già passati a chiedere informazioni sul personale”.

Riferisce che il Jesuit Refugee Service ha sospeso a tempo indefinito le sue attività in Afghanistan: “Tutti sono rintanati nelle case e nelle comunità. I voli sono cancellati e dipendiamo dagli accordi tra gli organismi dell'Onu e i talebani. L'intero staff del Jesuit Refugee Service sta facendo il possibile per far evacuare me e p. Robert”.

I gesuiti si trovano in Afghanistan dal 2004 per aiutare la popolazione a ricostruire il Paese attraverso l'impegno educativo. Hanno formato più di 300 insegnanti che si prendono cura di oltre 25mila ragazzi in quattro province, con un'attenzione privilegiata per i rifugiati interni e le altre fasce vulnerabili. Tra le maggiori beneficiarie le bambine in un contesto fino al 2001 gravemente segnato dai divieti dei talebani.

P. James Dabhi, gesuita del Centre for Culture and Development del Gujarat, racconta ad AsiaNews: “Ho lavorato con p. Jerome dal 2009 al 2011: io insegnavo all'università di Herat, lui andava nelle aree più remote. Aspettiamo tutti il suo ritorno sano e salvo”. Ancora pochi giorni fa p. Sequeira aveva ribadito l'impegno ad “accompagnare e dare speranza a chi soffre in qualsiasi maniera ci sarà possibile, mentre l'incertezza e il nervosismo diventano sempre più palpabili”.

I gesuiti erano rimasti in Afghanistan anche dopo il rapimento di p. Alexis Prem Kumar, sequestrato da sospetti talebani il 2 giugno 2014. Venne rilasciato nel febbraio 2015 dopo l'intervento del governo indiano.

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