27/04/2016, 07.44
CINA
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E' morto Harry Wu, il testimone dei laogai, i campi di lavoro forzato in Cina

Il dissidente ha passato 19 anni in un campo di “rieducazione tramite il lavoro”. Rilasciato, scappa negli Stati Uniti da dove inizia una battaglia lunga decenni contro il sistema dei laogai. Grazie anche al suo impegno e alla sua testimonianza coraggiosa, Pechino è stata costretta – almeno sulla carta – a chiudere i campi di lavoro forzato. Cattolico, ha parlato molte volte in difesa della libertà religiosa in Cina.

Washington (AsiaNews) – Harry Wu, uno dei dissidenti cinesi più noti nel panorama internazionale, è morto a 79 anni di età mentre si trovava in vacanza in Honduras. Lo annuncia l’amministratrice della Laogai Human Rights Organisation, Ann Noonan, che collaborava da molto tempo con lui. Non sono ancora chiare le cause della morte: il figlio Harrison e l’ex moglie China Lee sono in viaggio per l’America centrale, dove assisteranno all’autopsia e da dove riporteranno il corpo negli Stati Uniti.

Nato in una famiglia benestante cattolica di Shanghai, che subisce le requisizioni maoiste dopo la vittoria comunista del 1949, Wu prova sulla sua pelle la brutalità del regime cinese. Arrestato dalle autorità comuniste nel 1960 – mentre studiava geologia all’università – con l’accusa di essere “controrivoluzionario” e “appartenente a un gruppo di studenti cattolici fuorilegge”, viene rilasciato nel 1979 dopo ben 19 anni di detenzione. Nel 1985 riesce a raggiungere gli Stati Uniti e da allora inizia a lottare per il ritorno dei diritti umani nel suo Paese.

Il tragico racconto di quei 19 anni è raccolto in Bitter Winds (1994), memoria delle sue esperienze nei laogai. Il volume è stato tradotto e pubblicato in lingua italiana, col titolo “Contro rivoluzionario. I miei anni nei gulag cinesi” (Edizioni San Paolo) nel 2008. Il testo venne presentato dallo stesso autore al Pontificio Istituto Missioni Estere di Milano.

Divenuto cittadino americano, viene assunto con il ruolo di professore di Geologia all’Università della California, Berkeley. Qui inizia a scrivere delle sue esperienze nei laogai e nel 1992 abbandona l’insegnamento per dedicarsi esclusivamente all’attivismo e alla denuncia delle violazioni dei diritti umani in Cina. A questo scopo crea la Laogai Research Foundation, organizzazione di ricerca e pubblica educazione non-profit sui campi di lavoro cinesi.

Il sistema di rieducazione forzata ideato dal governo comunista sin dalla sua nascita si divide in laojiao (forma breve di "laodong jiaoyang", rieducazione attraverso il lavoro) e laogai. Entrambi sono stati messi in atto da Mao Zedong dal 1957 per “riformare la mente dei controrivoluzionari e conservatori di destra”.

La condanna al primo era a discrezione della polizia e non poteva durare più di sei mesi; il secondo è comminato con una sentenza e può durare decine di anni. Secondo la Laogai Research Foundation in Cina, al 2013 vi erano almeno 1045 laogai, con circa 4 milioni di prigionieri. Le strutture industriali o agricole dei laogai sono un vero e proprio sistema che contribuisce all'economia cinese. I prigionieri dei laogai non sono pagati.

Wu ha testimoniato di fronte a diversi Congressi negli Stati Uniti, al parlamento del Regno Unito, della Germania, dell'Australia, alle Nazioni Unite e al Parlamento Europeo, facendo sì che negli Stati liberi sia proibita la diffusione e la vendita dei prodotti provenienti dai laogai.

Continua a visitare spesso la patria per raccogliere testimonianze e rapporti sulla reale situazione sociale: per questo lavoro viene arrestato di nuovo nel 1995 e condannato a 15 anni con l’accusa di spionaggio. Grazie a un intenso lavoro diplomatico viene riportato negli Stati Uniti senza scontare la pena.

Nel 2008 apre a Washington il “Museo del Laogai”: questo, nelle sue parole, “servirà a preservare la memoria delle molte vittime del sistema della rieducazione tramite il lavoro, e aiuterà a far conoscere al pubblico le atrocità commesse dal regime comunista cinese”.

Grazie anche al suo impegno, nel 2013 Pechino annuncia la chiusura del sistema dei laogai. Anche se all’annuncio non seguono subito fatti concreti, nel giro di due anni i campi vengono ufficialmente dismessi. “Era un vero eroe – conclude Noonan – e il suo lavoro continuerà. Non si fermerà mai”.

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