09/07/2011, 00.00
EGITTO
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Egitto, i presunti rapimenti di giovani copte alimentano il conflitto fra cristiani e musulmani

Gli attivisti copti denunciano oltre 150 rapimenti dal 1993, ma spesso non portano prove sufficienti a dimostrare i fatti. Molte ragazze cristiane fuggono da casa per sposarsi contro il volere della famiglia. Capo redattore dell’Arab-West report sottolinea la sbrigativa interpretazione dei casi e la confusione fra problemi di natura sociale e religiosa.
Il Cairo (AsiaNews) – I rapimenti di giovani donne copte per convertirsi islam sono da anni al centro del conflitto interreligioso fra cristiani e musulmani egiziani, che si scambiano reciproche accuse. Gli attivisti copti denunciano la scomparsa di 150 ragazze cristiane dal 1993, rapite e costrette a convertirsi per contrarre matrimonio. Invece, secondo i musulmani, molte ragazze scappano di casa per problemi familiari o per sposarsi nonostante il no dei parenti.

Il caso più recente è avvenuto lo scorso 12 giugno nella regione di Minya (Alto Egitto), dove è stata denunciata la scomparsa di due ragazze, Nancy di 14 anni e Christine di 16. Nei giorni scorsi la polizia le ha ritrovate al Cairo, vestite con il niqab, riconoscendole per la croce copta tatuata sulla fronte. Nonostante le proteste dei genitori, a tutt’oggi le due giovani sono trattenute in un istituto psichiatrico del Cairo e non è ancora chiaro se esse sono fuggite da casa oppure rapite.

Alcuni analisti accusano l’errata e sbrigativa interpretazione dei casi, bollati come “rapimenti a sfondo religioso”, definizione che rischia di aumentare gli attriti fra cristiani e musulmani. Tale atteggiamento favorisce il gioco di estremisti e criminali senza scrupoli, a piede libero dopo la caduta del regime. Un esempio sono le violenze scoppiate a Imbaba (Il Cairo) l’8 maggio scorso, costate 12 morti, dove bande di estremisti hanno fomentato copti e musulmani facendoli scontrare per un presunto rapimento di una giovane donna, poi rivelatosi falso.

Cornelis Hullsman, capo redattore di Arab-West Report, agenzia di stampa internazionale, sottolinea che nella maggioranza dei casi non vi è una reale verifica delle informazioni e ciò genera confusione fra problemi di natura sociale e religiosa. Il giornalista afferma che spesso la polizia nega il fenomeno e rifiuta di fornire dati in merito, le famiglie copte hanno paura di ritorsioni e nella maggior parte dei casi non denunciano il fatto. I musulmani sfruttano invece i problemi familiari per convincere le giovani ad abbandonare la loro fede e fuggire. “Quindi – spiega Hullsman - è di fatto impossibile capire ciò che è vero da ciò che è falso”. “Il tema dei rapimenti – dice – è spesso sfruttato da entrambe le parti per portare avanti i propri interessi politici, trasformando un problema di natura sociale in conflitto religioso”. (S.C.) 
 
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