08/03/2013, 00.00
EGITTO
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Egitto, il grande imam di Al-Azhar: No al conflitto religioso fra cristiani e musulmani

Per Ahmed Al-Tayeb, grande imam dell'Università islamica, gli scontri di questi mesi sono frutto di tensioni sociali, non religiosi. La proposta di educare le autorità religiose a isolare gli estremisti. Un professore di Al-Azhar propone l'introduzione della jizya, la tassa versata per secoli dai cristiani a califfi e sultani per aver salva la vita.

Il Cairo (AsiaNews/Agenzie) - I continui attacchi contro la minoranza cristiana e i casi di arresti per presunte dissacrazioni del Corano e conversioni riportano alla luce lo spettro di uno scontro religioso fra cristiani e musulmani egiziani. Contro questa visione si è scagliato nei giorni scorsi Ahmed al-Tayeb, grande imam dell'Università islamica di al-Azhar. All' incontro inter-confessionale "Al-Azhar's Family House", egli ha sottolineato che "i conflitti di questi giorni sono soprattutto frutto di scontri politici e sociali non religiosi. Islam e cristianesimo sono due religioni di amore, di pace e di perdono che non nulla hanno a che fare con l'estremismo".  

Per "educare" imam e leader religiosi non islamici ad affrontare i casi di fanatismo, al-Azhar ha proposto ai rappresentanti della Chiesa copto ortodossa, cattolica e protestante una serie di incontri al Cairo dal titolo "Insieme per l'Egitto". Nell'incontro avvenuto lo scorso 6 marzo, il grande imam Al-Tayeb ha dichiarato di aver parlato con i leader salafiti che avrebbero confermato il loro impegno ad evitare nuove cause di conflitto inter-confessionale.

Nonostante le rassicurazioni di al-Tayeb, i salafiti continuano a lanciare minacce contro la minoranza cristiana sfruttando radio, siti web e televisioni. Lo scorso 6 marzo ha suscitato scalpore la proposta di Mahmoud Shu'ban, professore di al-Azhar famoso per le sue posizioni radicali, che vuole obbligare i copti e tutte i membri delle altre religioni a pagare la jizya, la tassa versata per secoli dai non islamici a califfi e sultani. Per lo studioso salafita in questo modo i copti pagherebbero di fatto la loro protezione e nessuno potrebbe perseguitarli.

Dopo la Caduta del presidente Hosni Mubarak nel 2010, sono avvenuti decine di episodi di violenza contro i cristiani. Gli autori sono per la maggior parte gruppi salafiti o cittadini musulmani aizzati dagli imam locali ad attaccare i vicini cristiani, spesso per ragioni legati a proprietà e denaro. Da gennaio salafiti e radicali islamici hanno assaltato quattro villaggi cristiani incendiando chiese ed abitazioni. A Bani Suef il tribunale tiene in carcere da mesi una madre con sette figli e due bambini per ragioni legate alla religione. Ad Alessandria un commando di salafiti uccide cinque persone sospettate di costruire una chiesa. L'ultimo caso è avvenuto la scorsa settimana Kom Ombo nella provincia di Aswan (Alto Egitto), per ragioni legate alla "presunta" conversione forzata di una giovane musulmana. Fomentati dalle autorità religiose locali, un gruppo di giovani musulmani ha attaccato le abitazioni dei cristiani copti, dando fuoco a diversi edifici e alla chiesa.   

 

 

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