18/10/2012, 00.00
EGITTO
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Egitto nel caos, a un anno dal massacro dei copti a Maspero

di André Azzam
Seguendo lo stesso percorso del 2011, il 9 ottobre scorso migliaia di cristiani e musulmani hanno ricordato il massacro di Maspero costato la vita di 26 giovani copti. Da quel massacro nulla è cambiato. Il Paese resta preda del caos e della violenza. Il 12 ottobre in piazza Tahrir Fratelli musulmani e movimenti liberali danno il via a una battaglia con oltre 100 feriti, di cui 50 in gravi condizioni. Manifestazioni pro e contro i Fratelli musulmani coinvolgono tutto l'Egitto.

Il Cairo (AsiaNews) - Dalla salita al potere degli islamisti i copti si sentono in una situazione fragile. Con i Fratelli musulmani l'atmosfera si è fatta ogni giorno più pesante e si teme per i diritti delle donne e l'imposizione della sharia. Nelle ultime settimane, decine di famiglie cristiane residenti nel nord Sinai hanno abbandonato le loro abitazioni dopo le continue minacce dei musulmani, che sobillati dagli estremisti, vogliono cancellare la presenza dei cristiani dai loro villaggi. I fatti avvenuti in questo mese confermano tale impressione.

Il 9 ottobre scorso migliaia di egiziani, cristiani e musulmani, hanno organizzato una manifestazione per commemorare il primo anniversario della battaglia Maspero. Quel giorno è stato definito "la domenica nera" del mese di ottobre 2011 a causa della morte terribile di 26 giovani copti. Il 9 ottobre 2011, la comunità copta aveva organizzato una enorme marcia per denunciare la distruzione di due chiese e decine di abitazioni di cristiani in un villaggio della provincia di Asswan. Il corteo era partito da Shubra, un sobborgo a nord della stazione ferroviaria del Cairo, famoso nel XIX secolo per essere l'equivalente degli Champs Elysés del Cairo. Negli anni la popolazione è aumentata a livelli tali, più di sei milioni, da assumere il nome di "Cina popolare del Cairo". A Shubra vivono migliaia di famiglie cristiane. Dal sobborgo la marcia era proseguita fino a Maspero, spazio situato vicino agli del Nilo e sede della tv di Stato egiziana e del Ministero dell'informazione.

Invece di una manifestazione pacifica accade un massacro: i blindati dell'esercito investono  di proposito i manifestanti e i giornalisti della Tv di nazionale lanciano un appello alla guerra contro cristiani diffondendo la falsa notizia che i copti "stanno attaccando i nostri gloriosi soldati incaricati di proteggere un edificio strategico. Nell'assalto muoiono 28 persone, fra essi vi è Mina Daniel, divenuto da allora una martire della rivoluzione insieme  Khaled Sa'd,  il bogger ucciso il 6 giugno 2010 dalla polizia di Alessandria scelto come simbolo dai giovani Rivoluzione dei gelsomini del gennaio 2011.

Il 9 ottobre 2012 migliaia di cristiani e musulmani, hanno organizzato una marcia di commemorazione, seguendo lo stesso percorso del 2011. Per l'occasione i manifestanti hanno scelto di non cantare slogan provocatori, ma hanno allestito un corteo funebre accompagnato da musiche famose come l'inno alla gioia della nona sinfonia di Beethoven, unendo insieme tristezza e speranza per il futuro. In contemporanea le famiglie delle vittime hanno deciso di raccogliersi in preghiera nella cattedrale di San Marco. A un anno dal massacro i familiari delle vittime non hanno ancora ottenuto né un processo, né un risarcimento. Solo quattro militari sono stati condannati con pene da due a tre anni.

In questa situazione sgradevole e deleteria che dura da troppo tempo, l'11 ottobre il tribunale penale del Cairo ha assolto i 24 funzionari di Mubarak arrestati per la "battaglia dei cammelli'' avvenuta in piazza Tahrir fra il 2 e  il 3 febbraio 2011. Fra gli assolti vi sono nomi illustri del vecchio regime: Fathi Sourour, ex presidente dell'Assemblea del popolo (parlamento), Sawfat al-Sherif, ex presidente del Senato, ma anche molti esponenti del governo Mubarak e alti funzionari del ministero degli Interni. Fathi Sourour dovrà però ricomparire in aula per giustificare l'accumulo di enormi ricchezze, avvenute secondo gli inquirenti in modo illecito.

Lo stesso giorno il presidente Morsi silura il procuratore generale Abd al- Hamid Mahmud, nominandolo ambasciatore presso la Santa Sede. Mahmud contesta la mossa del capo di Stato, che avrebbe compiuto un abuso di potere. Il procuratore generale può essere rimosso solo dallo stesso organo giudiziario e non dal presidente. Lo scontro fra Morsi e Mahmud si infiamma fra l'11 e il 12 ottobre. L'11 diversi giudici si radunano al Cairo per contestare la legittimità dell'atto, schierandosi al fianco del procuratore. Il giorno seguente in piazza Tahrir si scontrano due manifestazioni di colore differente: da una parte i sostenitori delle istituzioni e della società civile, dall'altra i seguaci del presidente Morsi e degli islamisti.  I manifestanti dei movimenti democratici sono in piazza per contestare i primi cento giorni del presidente Morsi, sottolineando tutte le promesse non realizzate. Questa dimostrazione  dà il via a una battaglia  "senza cammelli'' disertata da tutte le forze di polizia. Il risultato è di oltre un centinaio di persone ferite, più di 50 in gravi condizioni. Due autobus di proprietà dei Fratelli Musulmani vengono incendiati vicino alla piazza. Gli scontri si placano solo quando i sostenitori di Morsi lasciano la piazza per raccogliersi davanti alla sede della Corte Suprema e chiedere una "purificazione del dipartimento di giustizia". Il primo ministro Hischam Qandil condannato questi incidenti "che franano la costruzione di una società democratica e lo sviluppo di una solida economia".

Negli stessi giorni manifestazioni pro e contro i Fratelli musulmani vengono organizzate in tutto il Paese. A Mehalla al-Kobra, il grande centro industriale tessile al centro del Delta del Nilo, centinaia di persone attaccano "il seme" dei Fratellanza musulmana, bruciando l'immagine di Morsi. In altre città gli islamisti inscenano proteste davanti ai tribunali chiedendo la purificazione della giustizia e l'epurazione dei giudici nominati dal precedente regime.  

Tali eventi hanno fatto scordare agli egiziani che questo 12 ottobre era il 20mo anniversario del terribile terremoto del Cairo costato la vita di 600 persone. In quell'occasione i Fratelli musulmani si sono distinti per aver ingaggiato una vera propria gara con il governo per soccorrere la popolazione. Un'altra ricorrenza importante è il ricordo dell'attentato al presidente del Parlamento, Rifaat al-Mahgoub ucciso nel 1990 insieme a quattro suoi collaboratori, mentre il suo convoglio attraversava un ponte sul Nilo.

In questa situazione di confusione, i copti hanno osservato dall'1 al 3 ottobre il digiuno per l'elezione del nuovo patriarca ortodosso. La commissione elettorale ha iniziato i lavoro lo scorso 4 ottobre, per esaminare le credenziali di 17 candidati. Secondo il portavoce ufficiale della commissione mons. Boula, i criteri per la scelta del successore di Shenouda III sono l'età, la sua esperienza, il suo stato psichico, la sua spiritualità, la sua abilità nel gestire i rapporti sociali e istituzionali dentro e fuori Egitto e quelli fra musulmani e cristiani''.

Esempio di questa caos che sta colpendo tutto il popolo egiziano, cristiani e musulmani, sono l'incredibile aumento dei prezzi, il disordine per le strade e i cumuli fetidi di spazzatura che non risparmiano alcun quartiere. Ciò contrasta con gli sforzi fatti da molti giovani per abbellire piazza Tahrir con aiuole e fiori, che sono stati di nuovo calpestati e distrutti dalle manifestazioni violente di questi giorni. 

 

 

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