19/09/2012, 00.00
MYANMAR
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Energia, settore chiave della crescita economica birmana

Fondamentali gli ingressi di compagnie straniere in capitali e conoscenza. Nel 2012 previsto il record di investimenti esteri nel Paese, con i giganti del petrolio a fungere da traino. Entro fine anno il governo metterà all'asta aree ricche di greggio e gas naturale. Esperto indiano: "il Myanmar è in gran parte sottostimato".

Yangon (AsiaNews/Agenzie) - Nei prossimi anni il settore energetico sarà determinante per la crescita economica del Myanmar, grazie ai cospicui investimenti delle compagnie straniere sia nel capitale che in conoscenza e abilità operative indispensabili per il funzionamento dell'impresa. Da molti considerata la nuova "tigre asiatica", dopo decenni di feroce dittatura militare, di corruzione dilagante e di sfruttamento della manodopera, l'ex Birmania farà registrare nel 2012 il record negli investimenti dall'estero e saranno proprio le compagnie petrolifere a fare da traino. E mentre gli interessi delle multinazionali si concentrano attorno alla nuova asta governativa per lo sfruttamento di vaste aree ricche di greggio e gas naturali, prevista entro la fine dell'anno, giganti come la Coca-cola mettono piede per la prima volta nella nazione del sud-est asiatico.

Come sottolinea un alto dirigente di un colosso dell'energetica indiano, "il Myanmar è in gran parte sottostimato" ed è terreno fertile per ricerche e investimenti. Nel sottosuolo si concentrano "le più grandi riserve di petrolio e di gas, che ancora aspettano di essere scoperte" e che fanno gola a Cina e India. Un interesse confermato dagli analisti del Fondo monetario internazionale secondo cui, dopo 60 anni di isolamento, si registrerà una crescita negli investimenti esteri del 40%, per un valore complessivo di 3,99 miliardi di dollari. Restano però alcuni problemi irrisolti, fra cui corruzione dilagante, scarsa trasparenza negli affari e ricchezza nelle mani di una ristretta cerchia, perlopiù vicina alla leadership militare. Per questo gli studiosi del settore, fra cui Andrew Gilholm di base a Singapore, sottolineano che "un ambiente stabile e sicuro per gli investimenti è [ancora] un progetto di lungo termine".

Per la Banca asiatica per lo sviluppo (Adb), le esportazioni di gas naturali sono cresciute fino a toccare i 3 miliardi di dollari lo scorso anno e il dato è destinato ad aumentare nel 2013. In Myanmar vi sono tra gli 11 trilioni e i 23 trilioni di metri cubi di gas naturale. Al momento il Paese produce 19.600 barili di petrolio e 1.475 miliardi di metri cubi di gas al giorno; il potenziale di crescita è pari a 300 milioni di metri cubi al giorno, da conseguire entro il prossimo anno, ma restano i timori legati al massiccio sfruttamento. Secondo alcuni, infatti, si estrae più gas di quanto non ne venga scoperto; un fattore che potrebbe portare a un parziale calo nella produzione.

Per rafforzare l'obiettivo di crescita sarà necessario sostenere la realizzazione del piano energetico a livello regionale nel Sud-est asiatico. Al riguardo è fondamentale il ruolo dell'Asean, l'associazione che riunisce 10 nazioni del Sud-est asiatico, per la promozione di una rete capace di superare i confini dei singoli Paesi. A oggi vi sono già reti che uniscono Cambogia, Vietnam, Laos e Thailandia; l'obiettivo è creare un progetto di ampio respiro entro il 2020, con particolare attenzione al collegamento fra Bangkok e Naypyidaw.

Intanto il parlamento birmano ha approvato dopo una lunga battaglia in aula e la stesura di tre diverse bozze, la controversa Legge sigli investimenti diretti esteri (Fdi). I legislatori hanno abbandonato la clausola che fissava la quota minima di investimenti a 5 milioni di dollari, mentre resta il tetto del 49% come quota massima di proprietà per gli stranieri. Una norma voluta con forza per mantenere la maggioranza azionaria in settori strategici quali agricoltura, bestiame e pesca. 

 

 

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