05/04/2007, 00.00
RUSSIA - ITALIA
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Eni, Enel, Alitalia, Telecom: lo scontro Usa-Russia per il controllo dell’Eurasia

di Maurizio d'Orlando
Le mosse e le alleanze economiche fra Italia e Russia sembrano rispondere a un antico progetto politico: quello di costruire una grande potenza continentale a dominio dell’Eurasia. La “controffensiva” americana e messicana. Qualche analisi e qualche ipotesi.

Milano (AsiaNews) – Dietro le grandi manovre economiche fra Russia e Italia, nel settore del petrolio, gas, energia elettrica e linee aeree vi è forse una strategia politica.

La notizia del giorno è che Eni ed Enel (società quotate in borsa, ma entrambe controllate dallo Stato italiano) hanno costituito una società -  la Eni Neftegas, controllata per il 60 % dall’ Eni ed il 40 % dall’Enel – che si è aggiudicata uno dei più importanti lotti messi in vendita dal governo russo dopo lo smembramento della Yukos. L’Eni Neftegas ha acquisito per 5,83 miliardi di dollari il controllo di tre società - Artic Gas, Urengoil e Neftegastechnologia - appartenenti all’ex impero Yukos, più il 20 % della Gazprom Neft, la società petrolifera della Gazprom, il gruppo metanifero appartenente allo Stato russo.

 Gli accordi di Eni, Enel, Gazprom

 Eni ed Enel hanno concordato con Gazprom la possibilità per quest’ultima di esercitare un’opzione d’acquisto per 51 % del capitale della Eni Neftegas entro due anni. Una simile opzione sarà esercitatile entro due anni da Gazprom per il 20 % della Gazprom Neft.

A conti fatti le riserve acquisite oggi da Eni ed Enel, e che rimarranno di loro proprietà dopo l’esercizio del diritto d’opzione, vengono pagate ad un prezzo che definire “vantaggioso”  è perfino riduttivo: per delle riserve provate ed estraibili, si paga appena 40 centesimi di dollaro per barile di petrolio o di gas equivalente. Vale la pena anche sottolineare il grado di integrazione e di favori reciproci tra le società controllate da Italia e Russia. Oltre al notevole livello di fiducia reciproca implicato dal diritto d’opzione, non va dimenticato che in seguito alla recente visita di Putin in Italia, Gazprom ha ottenuto di commercializzare direttamente sul mercato italiano il proprio gas naturale, a prezzi ben più remunerativi di quelli ottenuti in base ai contratti con l’ex monopolista italiano del gas naturale. Inoltre, mediante l’accordo con RosAtom – l’Agenzia federale per l’energia nucleare della Federazione Russa – l’Enel è l’unico gruppo non russo al mondo cui Mosca abbia aperto il mercato delle proprie centrali nucleari.

L’intesa firmata prevede: 1) lo sviluppo congiunto del sistema elettrico e dell’energia nucleare in Russia e nell’Europa Centro Orientale; 2) la realizzazione di nuovi impianti nucleari di generazione e la gestione di centrali nucleari già esistenti; 3) l’impegno congiunto a rafforzare le reti di trasporto dell’energia elettrica.

Va pure notato che all’asta per l’acquisizione di Alitalia, il vettore aereo controllato dallo Stato italiano, che perde circa un milione di euro al giorno, partecipa in posizione preminente la compagnia di bandiera russa Aeroflot.

 Il progetto “Heartland”

 L’impressione è che tutte queste iniziative economiche facciano parte di un piano strategico messo in atto da Putin e dal suo entourage per il predominio non solo nell’Europa orientale ma anche del fianco sud nelle acque calde del Mediterraneo in cui l’Italia ha una posizione centrale.

Tutto ciò pare una riproposizione o meglio un’attuazione delle teorie del 1904 di Mackinder, di cui AsiaNews ha già precedentemente accennato. L'essenza del suo pensiero era la seguente: poiché il mondo anglosassone è proiettato sul mare, ed esercita un potere essenzialmente marittimo quasi assoluto, un possibile concorrente può essere rappresentato soltanto da una grande potenza continentale che domini l’Eurasia. Secondo Mackinder  il cuore geopolitico del mondo è quello che egli chiamò “Heartland”, il cuore dell’Eurasia. La tesi di Mackinder è così riassumibile: chi controlla l'Europa orientale domina l'Heartland; chi controlla l'Heartland domina il blocco eurasiatico-africano; chi domina il blocco eurasiatico-africano domina il mondo. Caposaldo irrinunciabile della visione strategica di Mackinder era impedire ad ogni costo che l'Heartland si espandesse verso i mari e oceani, perché ciò avrebbe costituito una minaccia per la sopravvivenza della supremazia della potenza marittima anglosassone. Secondo punto irrinunciabile era impedire qualsiasi avvicinamento fra Russia e Germania, per non dar luogo ad un superstato allargato con enormi risorse..

In tale contesto la mossa a sorpresa della statunitense AT&T - con l’appoggio della America Movil - sulla rete telefonica Telecom (ex monopolista di Stato italiano) potrebbe sembrare una contromossa in un settore altrettanto strategico, quello delle telecomunicazioni.

Da questo punto di vista, sembra quasi di essere ancora immersi nelle strategie di scontro della Prima guerra mondiale. Stavolta però il ricorso non è alle armi, ma alle manovre finanziarie.

A questo proposito è curioso notare che Mihail Khodorkovsky, l’ex proprietario della Yukos - dichiarata fallita dall’amministrazione giudiziaria russa - connesso con le poco cristalline procedure di privatizzazione da cui era sorta la società, ha acquisito la nazionalità israeliana e che Lord Rotschild si è mosso in suo favore, con tutto il peso della sua enorme corazzata bancaria e finanziaria.

 Telecom: Usa-Messico contro Putin

 Tutto ciò è curioso perché ci riporta al sostegno fornito nel 1917 dalla finanza di Wall Street all’ebreo russo naturalizzato americano Lev Davidovich Bronstein, alias Trotzky, che grazie alla riorganizzazione dell’Armata Rossa con i contributi dei banchieri americani Jakob Schiff e Rockfeller, corrispondenti della banca Rothschild di Londra, permise ai bolscevichi di Lenin di trionfare nella guerra civile. Scappando da Stalin, Trotsky si rifugiò in Messico, dove era stata adottata ed è rimasta praticamente fino ad oggi in vigore una Costituzione fortemente anticlericale  e anti-cattolica. La Costituzione di stampo massonico, voluta da Pancho Villa, era nata dalla Rivoluzione messicana, avviata pochi anni prima da Emiliano Zapata ed altri proprio con il sostegno del presidente americano Wilson.

Anche oggi assistiamo ad una sorprendente cordata Usa-Messico, la AT&T con America Movil, in favore della quale si è prontamente mosso addirittura l’ambasciatore degli Stati Uniti in Italia, Ronald Spogli, precipitatosi dal premier italiano Romano Prodi, affinché non vengano frapposti ostacoli alla manovra finanziaria per il controllo di Telecom.

Quello che sorprende è che non pochi dei consiglieri neocon nell’amministrazione Usa da giovani dichiarassero apertamente il proprio trotskismo e l’intento di esportare la Rivoluzione Permanente auspicata da Trotsky. Oggi la terminologia è stata aggiornata: non si parla più di esportare in tutto il mondo la Rivoluzione Permanente, ma la “Democrazia” o meglio la sua più suprema forma, la perfetta “governance” societaria delle “sacre” regole di mercato stabilite dai sistemi azionari anglosassoni. Il dubbio è però che i russi intendano declinare la democrazia in forme diverse e non sarebbe sorprendente se essi mettessero in campo una contromossa magari per il tramite, ad esempio di Deutsche Telekom, espressione di quella saldatura della parte orientale dell’Heatland di cui parlava Mackinder. 

 

 

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