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» 09/07/2012
MONGOLIA
Enkh-Baatar, il primo "chiamato" nelle steppe della Mongolia
di Joseph Yun Li-sun
Il giovane, battezzato come Giuseppe, è il primo mongolo a entrare in un seminario. E la Chiesa locale, che domani festeggia i suoi primi 20 anni, inizia ad aprirsi alle vocazioni ma con lo scopo, prima di tutto, di costruire una struttura diocesana interna: “Io mi vedo come un sacerdote della mia gente. La Mongolia ha bisogno di Cristo”.

Ulaanbaatar (AsiaNews) - Enkh-Baatar è il primo cattolico mongolo a entrare in un seminario. Ma la Chiesa locale, che domani festeggia i suoi primi 20 anni di vita, non è ancora in grado di promuovere le vocazioni in maniera attiva. Secondo mons. Wenceslao Padilla, prefetto apostolico di Ulaanbaatar, "è troppo presto per iniziare un'attività vocazionale. Questi giovani devono ancora vivere in maniera profonda la propria fede e imparare a conoscere Cristo".

Tuttavia Enkh-Baatar, battezzato con il nome di Giuseppe, fa eccezione. Ha dovuto lasciare il Paese lo scorso 28 agosto per Daejeon, in Corea del Sud, dove prima ha studiato per 6 mesi il coreano e poi è entrato nel seminario locale. Il vescovo, mons. Lazzaro You, è molto orgoglioso di questa ospitalità.

Prima di entrare in seminario, Giuseppe - parrocchiano della cattedrale dei santi Pietro e Paolo nella capitale mongola - si è laureto in biochimica all'Università internazionale della Mongolia, un istituto retto dai protestanti coreani. All'inizio, questa scelta non lo appassionava: "Volevo entrare in seminario subito dopo le scuole, ma la mia famiglia e gli altri cattolici, compreso il vescovo, mi hanno sconsigliato".

Questa decisione ha portato i suoi frutti: "Sono stati molto saggi. Conoscere la scienza mi ha fatto capire meglio la creazione di Dio". Subito dopo la laurea, mons. Padilla ha approvato la sua richiesta di divenire sacerdote. Il vescovo spiega che, anche se non sono tutti in procinto di entrare in seminario, molti altri giovani mongoli vivono con profondità la propria fede.

Per il missionario filippino, però, "vanno incoraggiate le vocazioni alla vita diocesana, non congregazionale. Tutte le 9 congregazioni religiose presenti in Mongolia possono aiutare questi giovani, ma il nostro primo compito è quello di costruire la Chiesa locale".

Giuseppe è d'accordo: "Se entro in una congregazione, loro potrebbero mandarmi in un qualunque Paese del mondo. Invece io mi vedo come un sacerdote nella mia terra: sono sicuro che la Mongolia ha bisogno di questo, anche perché oggi tutti i religiosi presenti qui sono stranieri".  

 


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