30/03/2009, 00.00
TURCHIA
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Erdogan vince alle elezioni, ma per la prima volta il suo partito perde consensi

di Geries Othman
L’Akp conserva le grandi città di Istanbul e Ankara. Crescono i nazionalisti estremisti, legati ai Lupi Grigi. I curdi rimangono legati al Dtp. Violenza alle urne: 6 morti e centinaia di feriti. Rimane ora da affrontare la crisi economica e il processo di avvicinamento all’Europa.

Ankara (AsiaNews) - Benché gli esiti fossero prevedibili, lo spoglio delle schede elettorali per le elezioni amministrative della Turchia ha lasciato tutti con il fiato sospeso fino alle 2 di questa notte.

Circa 38 milioni di persone sono andati alle urne fino a ieri pomeriggio in tutte le 81 province turche per eleggere decine di migliaia di amministratori locali che resteranno in carica per i prossimi cinque anni. Una vera competizione tra i due partiti di maggioranza soprattutto per le elezioni a sindaco nelle due più grandi e nevralgiche metropoli: Istanbul ed Ankara. Un testa a testa che poi ha riconfermato i due sindaci uscenti, entrambe dell’Akp, Partito della Giustizia e dello Sviluppo, attualmente al governo, contro il Chp, Partito Repubblicano Popolare.

Crescono i partiti nazionalisti

Eppure il premier si è detto non soddisfatto. E a ragione. “Prenderemo nota dell’ammonimento uscito da queste elezioni, lavoreremo di più”, ha subito dichiarato Tayyip Erdogan. Nonostante tutti i suoi sforzi in campagna elettorale, infatti, il suo partito è risultato sì ancora il primo partito nazionale, ma ha perso consensi ovunque e ne esce indebolito.

Un anno e mezzo fa, alle presidenziali, aveva ricevuto il 47% dei voti, oggi  ha ottenuto solo 39%. Invece si sono rafforzati sia il Chp, con il 23% -  4 punti in più rispetto al 2007 - e soprattutto, dato preoccupante, il Mhp, Movimento di destra nazionalista spesso identificata con i Lupi Grigi, che è passato al 16,16%, con una continua escalation: in 5 anni ha raddoppiato i consensi.

L’AKP, che si presentava alle urne per la quarta volta dal 2002, ha perso voti per la prima volta.

Nelle grandi città si mantengono gli stessi partiti. Il Chp dunque, non è riuscito a riconquistare  la poltrona di sindaco di Istanbul, persa 15 anni fa con l'allora sfidante partito islamico Refah (Partito del Benessere), che dette l'incarico di sindaco al suo candidato, l'attuale premier Tayyip Erdogan e neppure quella nella capitale, dove per la quarta volta consecutiva rimane Melih Gokcek dell’Akp, nonostante sia implicato in diversi scandali scoppiati proprio in periodo elettorale.

A Smirne, l’Akp non ha sconfitto il Chp (che ha vinto col 56%) e a Diyarbakir, nella zona curda, il Dtp, Partito della Società Democratica (che si è riconfermato col 65%). Con grande smacco, l’Akp perde Antalya, Manisa e Van.

Nell’est della Turchia continua a trionfare il Dtp, anche a Tunceli, dove, sottolinea ironico il quotidiano nazionale Vatan, sono stati distribuiti [come dono pre-elettorale] così tanti frigoriferi: la gente ha preso gli elettrodomestici e ha continuato a votare per il proprio partito.

A parte questa spropositata distribuzione di “aiuti sociali”che aveva lasciato tutti molto perplessi, il premier ha investito molto per conquistare il cuore dei curdi, ma senza successo. La gente non si è lasciata incantare e ha continuato a sostenere i propri candidati, nonostante la maggior parte dei comizi dell’Akp siano stati organizzati nell’est e siano stati presi provvedimenti per la minoranza curda, circa 15 milioni di abitanti su una popolazione di 70. Fra i provvedimenti a favore dei curdi vi è l’inaugurazione sulla Tv di Stato del primo canale in lingua curda e proprio in questi giorni la Diyanet, la Direzione per gli affari religiosi, aveva fatto sapere che presto avrebbe concesso la riedizione del Corano in lingua curda dopo la sua soppressione nel 1991.

Alla stampa Erdogan ha dichiarato che “la democrazia ha vinto, indipendentemente dall’esito delle elezioni”, ma questa consultazione, caratterizzata da un'alta affluenza ai seggi,  non è stata indenne da gravi tensioni e violenze. Sei morti e un centinaio i feriti sono il tragico bilancio della giornata di ieri. Un candidato a sindaco del villaggio di Akziyaret, nella provincia sudorientale di Sanliurfa, è stato ucciso a colpi d'arma da fuoco dai sostenitori del candidato rivale, che hanno ferito altre 12 persone. In un incidente simile nella città di Suruc, nella stessa provincia, 15 persone sono rimaste ferite negli scontri a fuoco tra gruppi di sostenitori di candidati rivali, mentre due persone sono morte e altre dieci ferite in violenze nel distretto di Lice, nella provincia sudorientale di Diyarbakir.

Il fallimento, l’Europa e il Fmi

In un'intervista concessa due giorni fa, Erdogan aveva detto che se il suo partito otteneva meno del 47% conquistato alle elezioni politiche nel luglio del 2007, l’avrebbe considerato un grande fallimento. Ora, con questo 39%, si deve rimboccare le maniche: può rimanere alla guida del Paese, ma senza quella spavalderia che lo aveva accompagnato finora.

Lo attendono nuove sfide e scadenze: attuare prima di tutto  le riforme democratiche e sociali  che Bruxelles chiede da tempo per proseguire i negoziati di adesione all’Europa; concludere  i negoziati con il Fondo monetario internazionale (Fmi), bloccati nelle ultime settimane perché  le condizioni poste – quali la riduzione delle spese locali, il rigore nei conti pubblici e una maggior lotta all’evasione fiscale - non influissero sull'esito del voto.

A fronte della forte crisi che, abbattutasi sui mercati internazionali ha colpito anche la Turchia, con un innalzamento del debito pubblico e del tasso di disoccupazione, il primo ministro non può più tergiversare circa la richiesta di finanziamento con il Fmi, che dovrebbe aiutare il Paese a superare questo difficile momento economico con un prestito da 25 miliardi di dollari, in grado di rinnovare la fiducia degli investitori e avviare il rilancio dell'economia. Il tempo dei comizi è finito, ora tocca ai fatti.

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