23/05/2006, 00.00
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Fanatismo e motivazioni politiche dietro l'intenzione di Ahmadinejad di scrivere al Papa

di Dariush Mirzai

Ci si domanda se, accanto al previsto monito a convertirsi all'islam, il presidente parlerà a Benedetto XVI della penosa condizione giuridica e sociale dei discriminati cristiani iraniani.

Teheran (AsiaNews) - Si sussura a Teheran e lo ha scritto il quotidiano conservativo "Jomhouri Eslami" (che significa "Repubblica Islamica") del 18 maggio: il Presidente iraniano sta preparando una lettera per il Papa Benedetto XVI. D'altro canto già prima di scrivere al Presidente statunitense, Ahmadinejad aveva effettivamente annunciato che quest'anno manderà una serie di lettere a capi di Stato.

Le autorità iraniane hanno dedicato l'anno persiano 1385 (iniziato il 21 marzo 2006) alla figura di Maometto e, come Maometto, usando pure le stesse forme di saluto finali (Vasalam Ala Man Ataba'al hoda), Ahmadinejad sembra aver l'intenzione di scrivere ai "re" del suo tempo, per comunicare un'ammonizione e un invito alla conversione all'islam.

Esiterebbe Ahmadinejad a chiedere al Successore di Pietro di riconoscere Maometto come profeta? No, rispondono spontaneamente i cristiani che vivono in Iran. Non esitano a rispondere così, non perché considerino Ahmadinejad un "pazzo" – come lo vedono spesso i media occidentali – ma perché la domanda è tipica negli incontri islamo-cristiani, a tutti i livelli. Dopo la risposta negativa o evasiva dell'interlocutore cristiano, viene l'argomento: "Ma noi riconosciamo Gesù come profeta, allora perché non avete voi la stessa apertura, perché non riconoscete Maometto?" In Iran, dove il cristiano è minoritario e trattato da dhimmi ("protetto", cittadino di classe B), è assai difficile rispondere che per un cristiano, quando si parla dell'unigenito Figlio di Dio, il Gesù profeta musulmano è quasi una caricatura, se non una bestemmia.

I cristiani nell'Iran godono di diritti che sono negati ad altre minoranze, la più numerosa delle quali sono i bahai. Come gli ebrei e gli zoroastriani, hanno la libertà di culto, con alcune limitazioni e hanno uno statuto ufficiale, che permette loro di sposarsi, di dare un insegnamento, di votare – ma sempre, nei limiti fissati dalla legge o dall'arbitrio del momento.

Discriminati nei testi legali, dalle autorità e dalla società, i cristiani nell'Iran sono ormai pochissimi. L'esilio o l'assimilazione sono tentazioni o pressioni permanenti. Il risultato di questa situazione, l'ha indicato mons. Giovanni Lajolo il 17 maggio : "In Iran, la popolazione di fede cattolica costituiva lo 0,1 % del totale della popolazione nel 1973, mentre nel 2005 si è ridotta allo 0,01 %". Una vera decimazione. Anche le altre minoranze, ortodosse e protestanti, soffrono gli stessi problemi descritti da mons. Lajolo davanti all'assemblea del Pontificio consiglio della pastorale per i migranti e gli itineranti.

Se scrive al Papa, parlerà Ahmadinejad delle minoranze cristiane, dei cattolici in Iran? Parlerà onestamente della loro situazione legale e sociale? Forse non farà neppure una singola menzione delle millenarie comunità cristiane presenti nel paese di Tobbiolo, della regina Ester e dei Re Magi. Magari Ahmadinejad farà come alcuni teologi o esperti occidentali del dialogo, che visitavano il presidente Khatami, in qualità di rappresentanti spesso autoproclamati della propria religione, da ospiti "in terra d'Islam".

L'ingegner Ahmadinehad fa sorridere o irrita alcuni Iraniani per la sua "folie des grandeurs" islamista: povero, basso, vestito male, l'uomo vuole fare non solo il presidente ma pure assumere il ruolo di profeta. Per l'attuale leader dell'opposizione legale, l'ex candidato alla presidenza Karroubi, la lettera a Bush era già un gesto di troppo. L'avrebbe dovuto scrivere un teologo, un religioso, e l'avrebbe dovuta firmare il vero capo dello Stato, dice Karroubi, riferendosi alla Guida suprema Khamenei. Quest'argomento non è del tutto falso, se si pensa alla precedente lettera iraniana solenne, quella scritta da Khomeini a Gorbachev nel 1989.

Ci sono anche reazioni opposte a quella di Karroubi: entusiastiche, come quella del mullah Jannati, che in una predica solenne definiva la lettera a Bush come "ispirata da Dio". Che penserà allora di una possibile lettera al Papa? Jannati, suscitando l'ira e il disdegno ironico di Karroubi e il silenzio prudente dei altri protagonisti del regime, diceva pure che queste lettere "alla Maometto" dovranno nel futuro essere lette nelle scuole e studiate nelle università iraniane.

Il gesto politico d'Ahmadinejad ha fatto impressione, almeno nel proprio Paese e in alcuni circoli aldilà dei confini. Se si paragona ai video dei leader di Al-Qaeda sui canali satellitari arabi, la lettera a Bush, che contiene una critica non tanto diversa dell'Occidente, ha uno stile molto più solenne ed autoritario. Fanatico, Ahmadinejad lo è certamente, ma stupido no. L'impatto delle future lettere dipenderà molto dalla loro qualità e delle reazioni dei interlocutori: crescendo o decrescendo.

Le reazioni politiche iraniane dopo la lettera a Bush illustrano l'importanza particolare d'un paradigma politico finora quasi sconosciuto all'interno del regime iraniano: non ci sono solo i riformisti contro i conservatori, o i religiosi affaristi contro i militanti rivoluzionari, ma anche gli ideologi "illuminati", alla Jannati, contro i teocrati più realisti.

Un'anno fa, Khatami assisteva ai funerali di Papa Giovanni Paolo II presieduti dall'allora cardinale Ratzinger. L'ex Presidente iraniano ha sorpreso il mondo – e reso perplessi gli iraniani – mentre accettava di scambiare qualche parola in Farsi con l'omologo israeliano. Adesso, la situazione a totalmente diversa. Chi, nella primavera del 2005, avrebbe fatto l'ipotesi di una lettera solenne d'un Ahmadinejad al Papa Benedetto XVI?

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