28/09/2016, 10.57
FILIPPINE
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Filippine, la Chiesa e il governo insieme per riabilitare i drogati

L’arcidiocesi di Cagayan de Oro ha stretto un accordo con l’esecutivo locale: un programma multi-settoriale per aiutare a prevenire e trattare l’abuso di stupefacenti. Arcivescovo Ledesma: “Non abbiamo le strutture per dare aiuto medico ma possiamo dare aiuto spirituale. Le esecuzioni sommarie non sono la soluzione: non si combatte il crimine con un altro crimine”.

Cagayan de Oro (AsiaNews/Cbcp) – L’arcidiocesi di Cagayan de Oro si unisce al governo locale per sostenere un programma multi-settoriale di riabilitazione per i tossicodipendenti. Lo ha annunciato mons. Antonio Ledesma, arcivescovo della zona nel sud delle Filippine. Per il presule “la Chiesa non ha le strutture adeguate per dare aiuto medico, ma possiamo dare aiuto spirituale in tanti modi diversi”. Egli inoltre condanna le esecuzioni sommarie nei confronti di spacciatori e drogati: “Il crimine non si combatte con un altro crimine”.

Il riferimento è alla “tolleranza zero” nei confronti del mercato della droga promessa dal presidente Duterte in campagna elettorale e che, dopo la vittoria alle urne, si è trasformata in una mattanza di presunti criminali. Le vittime accertate sono oramai più di 3mila – alcuni gruppi della società civile parlano del doppio – mentre non si registrano inchieste contro poliziotti o vigilantes che hanno aperto il fuoco contro persone spesso disarmate. Il capo della polizia nazionale ha persino invitato i tossicodipendenti a “dare fuoco” alle case dei “signori della droga” e ha promesso loro impunità: “Voi siete le vittime, non sarete puniti”.

L’arcivescovo Ledesma ha dato la sua adesione alla “Coalizione per una società libera dalla droga” formata dal governo di Cagayan de Oro – città indipendente nella provincia di Mindanao – e coordinata dal Dipartimento della Sanità insieme a molti gruppi della società civile. Lo scopo è quello di aumentare la consapevolezza nei confronti dei danni provocati dagli stupefacenti e riabilitare chi ne fa uso.

Esistono, ha chiarito il presule, “tre passi necessari: prevenzione, intervento e sostegno della comunità. È in questo campo che la Chiesa farà la sua parte. Possiamo dare consulenza, conforto spirituale e sostegno anche attraverso le strutture delle nostre parrocchie e dei nostri centri formativi”. Le esecuzioni sommarie, ha concluso, “non sono la soluzione. Non si può combattere un crimine con un altro crimine”.

Contro questa deriva è intervenuto in più occasioni il presidente della Conferenza episcopale filippina, l’arcivescovo di Lingayen-Dagupan mons. Socrates Villegas, che ha presentato un appello “all’umanità delle forze dell’ordine” e ha pubblicato una preghiera “per sanare le ferite della società”. Oltre a lui si sono espressi molti altri leader cattolici, cui si è aggiunto anche il card. Tagle. L’arcivescovo della capitale ha aperto le strutture della Chiesa ai tossicodipendenti invitandoli a liberarsi dalla droga.

Con durezza, il cardinale ha voluto condannare il mercato degli spacciatori: “Vendere queste sostanze illegali e spingere i giovani verso il vizio è un’altra forma di omicidio: si uccidono i loro sogni, le loro menti e le loro relazioni sociali e familiari”. Tuttavia davanti a un colpevole, ha concluso, “ci si deve sforzare perché abbia una nuova vita e la possibilità di rialzarsi in piedi”.

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