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  • » 05/12/2007, 00.00

    TURCHIA

    Finalmente una messa nella chiesa di San Nicola a Myra

    Mavi Zambak

    Il patriarca ecumenico Bartolomeo I, dopo anni di insistenze è riuscito ad ottenere la possibilità di celebrare all’interno di quello che per lo Stato è solo un museo. Il culto di un santo che i turchi non conoscono, ma che è all’origine del festeggiatissimo Babbo Natale.
    Istanbul (AsiaNews) - Si sa, nella Turchia islamica per il 99 % il Natale non è una festa ufficiale, ma neppure viene vietata. Ai pochi cristiani presenti, che di giorno devono andare a scuola o al lavoro come un giorno feriale qualunque, il 25 dicembre non resta che svolgere in maniera solenne festeggiamenti in forma privata o comunitariamente nelle poche chiese a disposizione.
     
    Per la maggior parte dei turchi, quindi, il Natale è una festività sconosciuta e purtroppo troppo spesso dai mass media viene identificata come la festa di Babbo Natale, festa fatta di luce, di regali e alberi addobbati come auspicio di gioia e di luminosa speranza per l’inizio del nuovo anno.
    E così nelle case, per le strade, e sempre più spesso anche negli edifici pubblici si vedono decoratissimi alberi di natale e Babbi Natale di tutte le fogge, purché siano – come tradizione vuole – un signore anziano, corpulento, gioviale e occhialuto, vestito di un costume rosso con inserti di pelliccia bianca, con una lunga barba anch'essa bianca.
     
    E se in Turchia per lo più non si conoscono le origini della festa di Natale, ancor meno si conosce la vera identità di quel Babbo Natale, che in realtà è proprio turco!
     
    Tutte le versioni del Babbo Natale moderno derivano infatti dallo stesso personaggio storico: il vescovo Nicola della città di Myra (antica città dell'odierna Turchia), vissuto in Asia Minore, tra il III e il IV secolo, all’epoca dell’imperatore Costantino e di cui si racconta che fosse solito fare regali ai poveri. Proprio quel San Nicola, che in Italia è noto soprattutto per il suo strettissimo legame con la città di Bari, il cui corpo fu traslato da Myra alla città pugliese per mano di un gruppo di marinai baresi nella primavera del 1087, sedici anni dopo l’invasione dell’Asia Minore ad opera dei Turchi selgiuchidi e dopo la conquista della Puglia ad opera dei Normanni.
     
    Ed è proprio a Nicola che fu dedicata la chiesa della città di Demre, una comunissima moderna cittadina turca lungo la magnifica costa turchese, su un lembo di terra fertile e calda, che continua a produrre verdure saporite anche in dicembre, che probabilmente non sarebbe passata alla storia se non fosse stata la sede episcopale di questo santo.
     
    Questa chiesa, tuttora in fase di restauro, le cui origini pare risalgano al IV secolo, quando appunto Nicola era vescovo di questa città, l’allora Myra, ora è stata trasformata in museo, e per anni è stata oggetto di contestazione tra le autorità religiose e quelle politiche che non permettevano che vi si celebrasse l'Eucaristia, neppure il 6 dicembre, data che tradizionalmente ricorda la morte del santo, presumibilmente intorno al 343.
     
    E così per anni niente celebrazioni, niente preghiere, ma solamente una visita guidata e un biglietto da pagare all’Ente del Turismo turco, come regolare entrata in un museo qualunque.
     
    Ma questo non ha mai scoraggiato i devoti, locali o pellegrini. E sono soprattutto i russi a giungere in questo luogo numerosi, visto che da Bisanzio il culto e l’immagine di san Nicola furono trasmessi alle città russe, dove nel corso dei secoli divennero così radicati da far assurgere il santo al ruolo di patrono nazionale. Solo nella prima metà del 2007, secondo un’indagine della giornalista Serpil Yilmaz del quotidiano Hurriyet sono passati per il santuario-museo duecentocinquantamila russi, senza contare i turisti provenienti da tutte le altre parti del mondo.
     
    Ora sembra che il Santo, che si distinse per la sua generosità, giustizia e capacità di intervenire in modo deciso ed equo a favore del suo gregge, abbia fatto il “miracolo”.Con grande gioia e soddisfazione di tutta la chiesa ortodossa, il patriarca ecumenico Bartolomeo I, dopo  cinque anni di paziente, ma determinata insistenza presso le autorità di Ankara ha ottenuto il permesso di celebrare la solenne liturgia eucaristica nella chiesa del Santo.
     
    Decisivo è stato l’incontro dello scorso ottobre ad Ankara tra lo stesso patriarca e il nuovo ministro della cultura, Ertuğrul Gunay, del partito dell’Akp (partito al governo, noto per la sua ispirazione islamica). Il ministro, che ha riconosciuto che spesso sono le minacce dei nazionalisti ad intimidire una apertura al dialogo interreligioso e a favorire la libertà alle minoranze religiose presenti in Turchia, non ha esitato però ad affermare: “Io desidero ardentemente che in questa nazione ogni cittadino possa liberamente celebrare le proprie devozioni nei luoghi di culto ritenuti importanti per la sua religione”. E a dimostrazione che le sue non vogliono essere solo parole a vuoto, non solamente ha autorizzato la celebrazione della santa Messa nella chiesa di san Nicola a Demre, ma ha anche messo a disposizione quarantamila lire turche (corrispondenti a venticinquemila euro circa) affinché si possa completare il restauro della basilica, che versa ancora in una situazione deplorevole e soprattutto d’inverno e in primavera, viene sommersa dalle acque delle piogge essendo l'edificio a tre metri sotto il livello stradale, danneggiando così i mosaici pavimentali e gli stupendi affreschi appena ritrovati nella cripta del sarcofago del Vescovo Nicola.
     
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