14/01/2026, 13.21
PAKISTAN
Invia ad un amico

Dal sud-est asiatico al Medio Oriente: gli affari di Islamabad (e Pechino) sui caccia low-cost

Dall’Indonesia all’Arabia Saudita, passando per Sudan e Libia, il Pakistan negli ultimi mesi ha moltiplicato gli accordi di difesa che puntano alla vendita dei JF-17, aerei da combattimento prodotti con la Cina che hanno dimostrato la loro versatilità durante il conflitto con l'India nel maggio scorso. Si tratta di un velivolo economico e sempre più centrale nella strategia militare e diplomatica di Pechino e Islamabad.

Islamabad (AsiaNews) - L’Indonesia si appresta a concludere con il Pakistan un accordo di difesa in cui, secondo la Reuters, è inclusa anche la vendita di droni e jet da combattimento. In particolare, Jakarta starebbe valutando l’acquisto di fino a 4 40 caccia JF-17 Thunder, prodotti congiuntamente con la Cina e che hanno dimostrato la loro versatilità (e letalità) nel breve conflitto tra India e Pakistan scoppiato a maggio dello scorso anno e durante il quale, secondo ricostruzioni pakistane e fonti cinesi, jet di produzione cinese avrebbero abbattuto almeno un Rafale dell’aeronautica indiana, circostanza mai confermata da Delhi.

Da allora diversi Paesi, oltre alla Nigeria e all’Azerbaigian che li avevano già acquistati, hanno cominciato ad interessarsi all’acquisto di JF-17. Sempre la Reuters ha dato la notizia di un accordo da 1,5 miliardi prossimo alla finalizzazione con l’esercito del Sudan, impegnato nella guerra civile contro il gruppo paramilitare della Forze di supporto rapido (RSF), che invece ricevono il sostegno militare degli Emirati Arabi Uniti.

Nei giorni scorsi Islamabad ha finalizzato anche un accordo di difesa con il Marocco, mentre a dicembre l’aeronautica pakistana aveva concluso un accordo da 4 miliardi di dollari, in cui sono inclusi anche 16 jet, con l’esercito nazionale libico, che controlla la parte orientale del Paese, nonostante un embargo delle Nazioni Unite che vieta la vendita di armi alla nazione nordafricana. In alcuni post su X pubblicati nell’ultimo mese, la Pakistan Air Force ha poi riferito che anche l’Iraq e il Bangladesh sarebbero interessati ai caccia leggeri.

Grande attenzione hanno ricevuto anche gli accordi di mutua difesa siglati con l’Arabia Saudita a settembre. Questo mese è emerso che un debito pakistano da 2 miliardi di dollari potrebbe essere trasformato in un accordo per la fornitura a Riyadh di alcuni JF-17. In caso di conferma l’intesa segnerebbe “una grande vittoria” per Pechino, sostengono diversi analisti, soprattutto considerato che il presidente statunitense Donald Trump aveva annunciato l’autorizzazione alla vendita di diversi F-35 all’Arabia Saudita, che insieme a Israele è il principale alleato di Washington in Medio Oriente. Tuttavia l’attacco israeliano contro la leadership di Hamas a Doha, in Qatar (insieme alla possibilità che l’autorizzazione di Trump possa essere respinta dal Congresso) ha spinto i Paesi del Golfo verso alternative più affidabili.

La popolarità del JF-17 è legata alla sua versatilità e ai costi contenuti rispetto ai caccia di produzione occidentale come i Rafale francesi o gli Eurofighter. Si tratta di un velivolo semplice e snello: ha un solo motore, per cui consuma meno ed è più facile da gestire rispetto ai grandi caccia a due motori, anche se presenta una potenza inferiore. Il JF-17, tuttavia, non è stato pensato per operazioni intercontinentali, ma per conflitti regionali (sono sempre più frequenti) in cui è necessaria la difesa dello spazio aereo nazionale.

Inoltre, l’avionica, il “cervello” dell’aereo che comprende i sistemi elettronici di bordo, è stata aggiornata con tecnologie cinesi di ultima generazione e la versione più recente, nota come Block III, dispone di un radar a scansione elettronica attiva, in grado di individuare e seguire più bersagli anche in condizioni difficili, mentre il pilota dispone di schermi digitali e di un casco che proietta direttamente le informazioni davanti agli occhi, riducendo il carico di lavoro e aumentando l’assistenza elettronica.

Sul piano degli armamenti, il JF-17 può impiegare missili contro altri aerei, armi guidate contro obiettivi a terra e missili antinave, il che lo rende abbastanza flessibile, pur senza raggiungere il livello dei caccia più avanzati. Il suo principale punto di forza resta comunque il costo, che si aggira intorno ai 25–30 milioni di dollari per aereo, contro cifre tre o quattro volte superiori per i Rafale o gli F-35. A ciò si aggiungono una manutenzione più semplice, ricambi meno costosi e la possibilità di eseguire l’assemblaggio anche a livello locale. 

Il JF-17 Thunder nasce da una collaborazione industriale e strategica tra Pakistan e Cina. L’aereo viene costruito dal Pakistan in uno stabilimento statale a Kamra, mentre la Chengdu Aircraft Industry Group si occupa della progettazione di base e di fornire supporto tecnologico e dei componenti chiave. Fin dall’inizio questo caccia è stato pensato per essere semplice da produrre, facile da mantenere e da aggiornare nel tempo, senza che sia ncessario riprogettare l’intero velivolo. Un approccio per molti aspetti opposto ai programmi occidentali, che sono sottoposti a controlli più rigidi e richiedono anche maggiori autorizzazioni quando vengono esportati. Una questione su cui Pechino e Islamabad, al contrario, non si fanno troppi problemi.

TAGs
Invia ad un amico
Visualizza per la stampa
CLOSE X
Vedi anche
Ultimatum di Camberra al Giappone sulla caccia alle balene
19/02/2010
Mosca pronta a fornire a Teheran armi per un valore di 10 miliardi di dollari
15/11/2016 08:54
India in Argentina alla ricerca di litio (per slegarsi dalla Cina)
26/01/2024 12:25
Aereo si schianta a Islamabad: morto il pilota, salvando centinaia di persone
12/03/2020 11:07
Caccia cinesi e navi da guerra di Taipei: non si ferma la militarizzazione dello Stretto di Taiwan
26/06/2021 11:17


Iscriviti alle newsletter

Iscriviti alle newsletter di Asia News o modifica le tue preferenze

ISCRIVITI ORA
“L’Asia: ecco il nostro comune compito per il terzo millennio!” - Giovanni Paolo II, da “Alzatevi, andiamo”