11/09/2008, 00.00
CINA
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Frana di Taoshi: centinaia di morti, accusati proprietario e governo

I morti ufficiali sono 128, ma centinaia i “dispersi”. Bulldozer e 2mila uomini cercano i superstiti, con minime speranze. I residenti accusano che “é un disastro causato dall’uomo”. Arresti dei responsabili, ma nella zona ci sono già stati oltre 200 morti per vari incidenti in 2 anni.

Pechino (AsiaNews/Agenzie) – I morti accertati sono 128, ma centinaia di dispersi sono ancora sotto fango e detriti di miniera che l’8 settembre alle 8 di mattina in pochi minuti hanno sommerso e cancellato il piccolo centro minerario di Taoshi, città di Linfen, contea Xiangfen nello Shanxi. Bulldozer, 2mila operai e vigili del fuoco scavano con sempre meno speranze, mentre cresce l’ira per una sciagura causata dall’uomo che poteva essere evitata.

I residenti lamentano centinaia di “dispersi” e accusano tv, radio e stampa di Stato di “mentire” per minimizzare il disastro. Intanto centinaia di poliziotti “sorvegliano” la zona, forse per impedire proteste o l’arrivo di troppi giornalisti esteri.

Il presidente Hu Jintao e il premier Wen Jiabao in persona hanno ordinato di accertare e perseguire con rigore ogni responsabilità: secondo la statale Xinhua, sono già stati destituiti il segretario del Partito comunista locale, il capo del villaggio e 2 funzionari per la sicurezza di Xiangfen, per “omissioni nel controllo per la sicurezza”.

Lo smottamento ha trascinato giù un deposito di detriti degli scavi della miniera di ferro Tashan, generando una valanga di tonnellate di scorie, pietre e fango, alto metri e largo circa 600 metri. Ora ci si chiede perché i detriti fossero ammassati sopra le abitazioni e il proprietario della miniera e altri 8 responsabili sono agli arresti.

Kong Zhaohua, la cui casa è stata miracolosamente risparmiata, denuncia al South China Morning Post che “non è un disastro naturale, è causato dall’uomo: il proprietario della miniera, funzionari corrotti che non ascoltano i cittadini... Da anni protestiamo che la discarica era pericolosa, che ogni pioggia portava giù sabbia e fango. Abbiamo anche avvisato i funzionari per la sicurezza di Xiangfen. Ma sono venuti più volte solo per fare banchetti col proprietario e dire che [la situazione] era sicura”.

Ma le responsabilità pubbliche sono vecchie di anni. “Il deposito – prosegue Kong – è stato abbandonato e sigillato anni fa, da  una società mineraria pubblica che è fallita. Poi sono venuti imprenditori privati”.

Ora Wang Dexue, vicecapo dell’Amministrazione statale per la sicurezza sul lavoro, ha detto in televisione che “una ditta senza autorizzazione ha gettato i rifiuti degli scavi in una discarica abbandonata”. Ora la stampa nazionale parla di una “storia già vista”, con il dispregio di leggi e misure elementari di sicurezza per favorire la rapida industrializzazione, e accusa i governi locali di trascurare la sicurezza nelle miniere, dove nel 2007 ci sono stati 3.800 morti ufficiali.

La città di Linfen è stata piagata da molti “incidenti” industriali con quasi 200 morti in meno di 2 anni: il 20 gennaio 2007 un’esplosione di gas in una miniera illegale della contea Fenxi ha ucciso 20 persone, mentre il 6 dicembre ci sono stati oltre 100 morti e 18 feriti per un’altra esplosione in una miniera della contea di Hongdong. Il 28 marzo nella miniera di carbone di Yujialing un’esplosione di gas ha fatto 32 morti e il maggio 2008 un’altra esplosione nella miniera Pudeng ha fatto 28 vittime. Ogni volta ci sono state approfondite indagini e l’assicurazione di aumentare la sicurezza della zona. Poi, l’8 settembre è precipitato il mare di detriti.

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