12/09/2008, 00.00
CINA
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Disastro di Taoshi: in Cina “illegali e pericolose” migliaia di discariche di detriti

La discarica era appena 100 metri sopra le case. Speranze “intorno allo zero” di trovare vivi sotto il fango le centinaia di dispersi. Cresce l’indignazione popolare.

Pechino (AsiaNews/Agenzie) – Sono 151 i morti accertati sotto la valanga di fango alta come un palazzo di due piani che ha sommerso il villaggio di Yunhe nella piccola città di Taoshi (Shanxi), ma le speranze di trovare vivi le centinaia di dispersi “sono intorno allo zero” “dopo tre giorni sotto oltre due metri di fango”, ha ammesso ieri Wang Jun, ministro per la Sicurezza sul lavoro.

Oltre 160 bulldozer e circa 3mila uomini cercano senza sosta nel fango che ha sommerso intere case (nella foto). Le piogge torrenziali hanno causato uno smottamento che ha portato giù anche una discarica non autorizzata dei detriti della miniera di ferro, contenuta da un muro che è crollato, appena 100 metri sopra le prime abitazioni. Le vittime, operai minerari, sono contadini e migranti ed è difficile saperne l’esatto numero.

Ora il Consiglio di Stato ha costituito un apposito gruppo di indagine e sono in carcere 13 persone, tra cui proprietario e dirigenti della miniera. Ma cresce la polemica perché il pericolo era stato segnalato più volte da anni. Le autorità hanno ammesso che sono illegali e pericolosi oltre la metà degli oltre 9mila bacini dove sono scaricati gli scarti degli scavi di miniera. I giornali riportano le drammatiche testimonianze dei sopravvissuti, mentre sui blog si leggono messaggi critici sull’ennesimo “disastro annunciato”. Le autorità dello Shanxi hanno promesso 200mila yuan (circa 20mila euro) di risarcimento per ogni vittima, cifra elevata rispetto agli indennizzi minimi abituali. 

Le miniere della Cina sono le più pericolose del mondo e nel 2007, secondo dati ufficiosi, ci sono stati almeno 6mila morti (stime private parlano di un numero doppio). L’alto prezzo del carbone induce molti proprietari ad aumentare la produzione trascurando la sicurezza.  Dopo gravi disastri negli anni scorsi, Pechino ha lanciato una campagna di tolleranza zero, ma non è riuscita a risolvere il problema, anche per la connivenza tra proprietari e autorità locali.

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