11/04/2017, 16.07
BANGLADESH
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Gaibanda, centinaia di cristiani Santal ancora sfollati dopo cinque mesi

di Sumon Corraya

Il 6 aprile migliaia di cattolici hanno manifestato in solidarietà dei tribali. Lo scorso novembre questi ultimi sono stati aggrediti da polizia e musulmani, che hanno dato alle fiamme le loro case. Circa 250 famiglie cristiane vivono nelle tende, in condizioni di bisogno estremo e nella paura di aggressioni.

Gaibanda (AsiaNews) – A cinque mesi dall’esproprio delle loro terre, i cristiani Santal vivono ancora come sfollati e subiscono minacce dalla maggioranza musulmana. Lo denunciano ad AsiaNews le vittime dell’esproprio, avvenuto lo scorso novembre nel distretto di Gaibandha (nord-ovest del Bangladesh) dopo uno scontro con gli agenti della polizia. P. Samson Marandy, parroco della chiesa di Mariampur e di origine tribale, riporta: “Almeno 250 famiglie vivono sotto le tende. Sono arrivate le piogge e hanno causato enormi problemi. Molti stanno emigrando in altri luoghi in cerca di lavoro. La comunità è in una situazione di estremo bisogno”.

Il fatto risale al 6 novembre del 2016, quando polizia e musulmani hanno attaccato i cristiani locali, perlopiù cattolici di etnia Santal, per una disputa terriera. Lo scontro ha provocato la morte di tre cristiani e il ferimento di circa 30 persone, compresi nove agenti. Testimoni hanno raccontato che la polizia aveva mandati d’arresto per 300 Santal, fuggiti per evitare il carcere. Altri si sono difesi con archi e frecce ferendo alcuni agenti. Le case dei tribali sono state perquisite e saccheggiate.

Il parroco riferisce che gli scampati a quell’attacco “vivono in condizioni estreme, hanno bisogno di sostegno legale e di un rifugio sicuro. Il nostro popolo è determinato a riavere indietro le proprie terre. Io sono dalla loro parte”.

A fianco dei tribali, migliaia di cattolici sono scesi in strada lo scorso 6 aprile. Essi hanno manifestato solidarietà e chiesto che sia avviata un’inchiesta sugli aggressori. Mathies Marandy, segretario generale della Adabashi (Tribal) Federation, dichiara: “Non vediamo alcun miglioramento. I tribali vivono a cielo aperto”.

Inoltre i cristiani lamentano che mentre viene impedito loro di rientrare in possesso dei legittimi possedimenti, coloro che hanno aizzato i musulmani sono ancora a piede libero. A distanza di cinque mesi, anche i poliziotti responsabili del rogo delle case non sono stati identificati.

Nirmol Murmu, una delle vittime, riferisce: “Abbiamo paura persino a uscire di casa perchè i bengalesi ci minacciano. Non andiamo nemmeno al mercato locale”. 

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