10/05/2010, 00.00
IRAN
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Giornata di lutto nel Kurdistan iraniano per l’uccisione di cinque prigionieri politici

Proteste in varie città della regione, malgrado la massiccia presenza della polizia. Il più noto degli uccisi era un insegnante di 34 anni, condannato per “aver preso le armi contro Dio” al termine di un processo durato sette minuti.

Teheran (AsiaNews) - Giornata di lutto, oggi, nella regione curda dell’Iran, per le esecuzioni di cinque prigionieri politici, avvenuta ieri a Teheran. Secondo notizie diffuse dai blog, manifestazioni di protesta sono già avvenute nella regione e specialmente a Sanandaj e Kamyaran, dove già da ieri erano stati fatti affluire massicci contingenti di forze di polizia e della sicurezza. Le famiglie dei cinque uccisi hanno anche annunciate l’intenzione di protestare nella capitale.

I prigionieri politici dei quali è stata resa nota l’esecuzione erano Farzad Kamangar, Ali Heydarian, Farhad Vakili, Shirin Alam Hooli e Mehdi Islamian. La notizia è stata data dall’ufficiosa Fars, che ha citato il Procuratore generale di Teheran.
 
Minuti dopo la diffusione della notizia, l’avvocato di Kamangar, Khalil Bahramian, ha dichiarato di non aver avuto alcuna notificazione e che oggi si sarebbe recato dal procuratore.
 
Farzad Kamangar, il più noto degli uccisi, era un insegnante curdo, arrestato nel 2007. E’ stato sottoposto per mesi a torture fisiche e mentali che ha descritto in una lettera a sua madre (nella foto). Era stato condannato a morte nel febbraio 2008. Nel febbraio di quest’anno aveva interposto appello.
 
Mehdi Islamian era stato arrestato il 4 maggio 2009 e ha trascorso sei mesi in isolamento. Anche suo fratello è stato messo a morte. Shirin Alam Hooli era stato arrestato nel maggio 2008 e condannato a morte nel novembre 2009.Ali Heydarian e Farhad Vakili erano stati arrestati nel 2006-2007.
 
Secondo la Campagna internazionale per i diritti umani in Iran, le esecuzioni rappresentano un segnale della politica del governo di rafforzare le proprie posizioni attraverso il terrore e le intimidazioni. La Campagna evidenzia in particolare l’uccisione di Farzad Kamangar, 34 anni, insegnante e operatore sociale, condannato a morte per “aver preso le armi contro Dio”, al termine di un processo durato sette minuti, nel quale non furono presentate prove.
 
“Kamangar – ha dichiarato un portavoce della Campagna, Aaron Rhodes – è stato arrestato arbitrariamente per essere ucciso in un processo costruito, senza spazio per la difesa”. “Queste escuzioni segrete – ha aggiunto – non sono altro che omicidi decisi dallo Stato e forniscono ulteriori prove del disprezzo della Repubblica islamica versso gli  standard internazionali dei diritti umani”.
 
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