29/08/2019, 09.06
BANGLADESH
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Giovane bangladeshi rompe il silenzio sugli abusi nelle madrasse: minacciato di morte

Da piccolo, il 23enne Hojaifa al Mamduh ha subito violenze carnali in tre scuole di Dhaka. Egli descrive il fenomeno degli abusi contro gli studenti come “diffuso e sfrenato”. Accusato di essere un “agente degli ebrei e dei cristiani”.

Dhaka (AsiaNews/Agenzie) – Ha infranto sui social il tabù degli abusi sessuali compiuti all’interno delle madrasse (scuole coraniche) in Bangladesh, e per questo merita una “giusta morte”. È il 23enne Hojaifa al Mamduh, ex studente di tre scuole islamiche di Dhaka. Nel mese di luglio egli ha scritto una serie di post sul suo profilo Facebook in cui descrive le violenze carnali “diffuse e sfrenate” subite dagli alunni delle scuole coraniche, cui egli ha assistito e subito sulla propria pelle quando era bambino.

In Bangladesh gli abusi sessuali sono venuti a galla con il caso di Nusrat Jahan Rafi. La studentessa di 19 anni è stata violentata dal preside della sua scuola a Feni (sud-est del Paese), che poi pretendeva il ritiro della denuncia. Di fronte al rifiuto della giovane, l’uomo l’ha attirata con l’inganno sul tetto della scuola e le ha dato fuoco. È morta dopo quattro giorni di agonia.

Ispirato dal coraggio della ragazza, al Mamduh è stato tra i primi a scoperchiare il fenomeno degli abusi sessuali perpetrati da presidi e insegnanti nelle scuole religiose islamiche del Paese. Dopo di lui, tanti ex studenti hanno seguito l’esempio e denunciato le violenze e le pressioni subite per mantenere il silenzio. Grazie alle denunce degli abusati, il Paese ha scoperto una dinamica molto diffusa nelle migliaia di madrasse sparse su tutto il territorio, dove studiano soprattutto studenti di famiglie povere, che non avrebbero altri mezzi per mandare i propri figli a scuola.

È proprio la povertà e la paura delle famiglie a mantenere il segreto per anni. Abdus Shahid, capo dell’associazione Bangladesh Shishu Odhikar Forum che difende i diritti dei minori, dichiara che “per anni i crimini hanno eluso i riflettori a causa della sensibilità dell’argomento. Musulmani devoti mandano i loro figli nelle madrasse, ma non parlano delle violenze perché temono che questo possa danneggiare le istituzioni religiose”.

Ora al Mamduh è accusato di essere “un agente degli ebrei e dei cristiani” e di aver sporcato “l’immagine sacra” della madrassa. Un altro utente gli augura la fine di Avijit Roy, famoso blogger ateo ucciso a colpi di machete per aver denunciato l’estremismo islamico.

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