02/05/2019, 11.28
BANGLADESH
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Madrasse femminili in Bangladesh, il ‘regno’ degli abusi sessuali

di Sumon Corraya

Il fenomeno è in ascesa, ma le denunce ancora pochissime. Ad aprile tre studentesse sono state uccise e altre sette stuprate. “Il problema deriva dalle classi miste”, dice un preside. “Le ragazze sono indisciplinate”, aggiunge un altro. Una consulente “Gli insegnanti che abusano non hanno morale”.

Dhaka (AsiaNews) – Chi commette abusi sessuali “deve essere punito secondo la legge. Nessuno deve mai più essere ucciso come Nusrat Jahan Rafi, bruciata viva”. Lo afferma ad AsiaNews Rasheda K Chowdhury, consulente del governo di Dhaka, a proposito delle violenze compiute contro le bambine che studiano nelle madrasse [scuole coraniche]. A suscitare profondo sdegno, a inizio aprile, è stata l’aggressione compiuta contro Nusrat, punita perché aveva osato denunciare il preside che l’aveva molestata e rifiutava di ritirare la denuncia.

L’omicidio della studentessa ha portato alla luce il fenomeno degli abusi compiuti nelle madrasse per bambine da parte degli insegnanti. Nel solo mese di aprile, tre alunne sono state uccise e altre sette hanno subito violenza sessuale. In Bangladesh circa sei milioni di ragazze studiano nelle scuole coraniche, che vengono scelte dai genitori perché gratuite. Esistono due tipi di madrasse: “Quomi”, private, e “Alia”, sponsorizzate dal governo.

Secondo le indicazioni del Ministero dell’istruzione, gli insegnanti di queste scuole dovrebbero essere donne, ma negli istituti la presenza delle professoresse non supera il 30%. Secondo Rasheda, il “governo dovrebbe controllare meglio il curriculum dei docenti. L’aspetto morale deve essere la priorità. La cosa grave è che in passato le violenze fisiche venivano compiute dagli studenti maschi, ora invece i responsabili sono gli stessi professori”.

Non esiste una statistica ufficiale delle denunce di abusi, perché la maggior parte di coloro che subisce violenza non ha il coraggio di protestare. È il caso di Nupor Akter (nome di fantasia), che però è riuscita a scampare allo stupro. La 19enne racconta: “Un giorno il mio professore mi ha detto di fermarmi al termine della lezione. Quando tutti gli altri studenti erano andati via, egli mi ha abbracciato con la forza. Ho capito cosa voleva fare e l’ho minacciato che mi sarei messa a urlare. A quel punto mi ha lasciato andare”. La giovane non ha avuto la forza di raccontare la vicenda ai genitori; alla fine ha abbandonato la scuola e si è sposata, secondo il loro volere. “Non mi sentivo al sicuro nella madrassa – aggiunge – perché alcuni insegnanti tentavano di approfittarsi della situazione aggredendo le studentesse”.

La situazione cambia in maniera sensibile se nella scuola le insegnanti sono donne. Nilufar Begum studia nella Uttara Mohila Madrasa, una scuola femminile alla periferia di Dhaka. Riferisce: “Ci sono solo insegnanti donne, che ci trattano in modo molto gentile. Non ho mai avuto esperienze spiacevoli nella mia carriera scolastica”.

Secondo Abdul Odud, preside della Darul Ulum Uttara Madrasa, “l’aumento delle aggressioni sessuali deriva dalle classi miste. Maschi e femmine dovrebbero studiare in classi separate e per le bambine dovrebbero esserci solo insegnanti donne”. Secondo Gazi Mashudor Rahman, preside di un’altra madrassa della capitale, “il problema è che le donne dovrebbero indossare il burqa. Oggi invece le studentesse hanno il cellulare, non seguono le regole in tema d’abbigliamento e conducono una vita indisciplinata. In questo modo diventano vittime di uomini cattivi. Le madrasse dovrebbero esercitare uno stretto controllo sugli insegnanti”.

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