23/04/2019, 12.23
SRI LANKA-ISLAM
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Giovane musulmano: il dolore a la denuncia contro il ‘terrorismo anticristiano’

di Kamel Abderrahmani

È salito a 310 il numero dei morti nella serie di attentati contro tre chiese e altrettanti hotel. Musulmani condannano l’oscurantismo di un islam retrogrado. La solidarietà di un giovane studioso: “Vogliono disunirci e seminare guerra tra noi”.

Parigi (AsiaNews) – Le esplosioni che il 21 aprile scorso, giorno di Pasqua, hanno seminato morte in tre chiese in Sri Lanka e altrettanti hotel a Colombo sono l’ultimo atto della barbarie che rende i cristiani la comunità religiosa più perseguitata al mondo. Nel Paese si fa sempre più strada l’ipotesi della matrice islamista negli attentati. Contro tale violenza si leva la voce dei musulmani che respingono le ideologie di un islam “retrogrado e assolutista”. Pubblichiamo la riflessione di Kamel Abderrahmani, giovane studioso musulmano. (Traduzione a cura di AsiaNews).

Nella domenica di Pasqua, la festività più importante per i fedeli che commemorano la risurrezione di Gesù e che il Nuovo Testamento pone due giorni dopo la Passione – ovvero “il terzo giorno” – la barbarie anticristiana è tornata a colpire con forza in Sri Lanka. Una serie di attentati ha causato la morte di 310 persone ed il ferimento di almeno altre 500. Alberghi e chiese dove i fedeli, cattolici e protestanti, celebravano la messa sono divenute bersaglio per le sanguinarie forze islamiste. È una barbarie che agisce a volto scoperto. Non direi che questo gruppo non rappresenti l'islam, piuttosto ne rappresenta fedelmente una visione tra le altre: un islam ispirato a contesti storici contrastanti e testi spazio-temporali che non sono più validi.

Se tali atti sono commessi in nome del loro islam, nulla può sorprendermi perché questa religiosità superficiale di facciata è una malattia, una piaga e una macchina da guerra. Dico ‘questo loro islam’ perché il mio e quello di altri come me è diverso. È fede e spiritualità e rimane all’interno del dominio privato. Inoltre, noi siamo le prime vittime di questa visione medievale, ignorante e oscurantista della religione.

Come dice il proverbio, “dobbiamo chiamare il gatto con il suo nome”. Vale a dire, dobbiamo attribuire alle cose il loro vero nome: quanto è appena accaduto in Sri Lanka è un atto di terrorismo islamico anticristiano. ‘Anticristiano’ perché non è la prima volta che i seguaci di Gesù subiscono tali atrocità solo perché sono cristiani. Lo abbiamo già visto con i copti e anche gli yazidi, giustiziati e cacciati in esilio dall'oscurantista Stato diabolico chiamato islamico. Non dobbiamo più tacere.

Oggi viviamo in un mondo malato, sofferente e che non ispira pace o convivenza. Un mondo in cui tutte le diverse comunità sono prese di mira: i cristiani in Sri Lanka, i musulmani in Nuova Zelanda e gli ebrei a Pittsburgh (Usa). Atti che ho denunciato e che continuo a condannare con fermezza e in modo assoluto.

Per chi non ne fosse a conoscenza, nel 2018 i cristiani sono stati la comunità religiosa più perseguitata al mondo. E se le cose continueranno così, è chiaro che nel 2019 l’oppressione nei loro confronti rischia di non placarsi a causa di tutti questi cristiano-fobici che, appartenenti ad altre fedi o anche senza religione, non smettono mai di insultarli o accanirsi sulle loro proprietà.

In quanto musulmano, considero i cristiani per quello che sono realmente: credenti che hanno la cultura del perdono e dell'amore, soprattutto nel giorno di Pasqua. Nonostante la risurrezione domenica si sia tramutata in morte, sono sicuro che essi manterranno intatta la loro fede e il loro amore; che l'odio non troverà posto nei loro cuori, pieni della grazia e dell'amore di Dio.

Unisco la mia umile voce a quella dei musulmani che come me hanno voluto esprimere la loro solidarietà e le loro condoglianze ai cristiani. Possa l'amore di Dio raccoglierci, nonostante vi siano persone che vogliono disunirci e seminare guerra tra noi. Parlo di quanti sono come me e voi, che credono nella convivenza e che lavorano per costruire ponti di amicizia e fratellanza tra diverse religioni e culture.

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