02/04/2005, 00.00
VATICANO
Invia ad un amico

Giovanni Paolo II, un papa missionario

di Piero Gheddo

Roma (AsiaNews) - Quando nel 1990 venne pubblicata l'enciclica Redemptoris Missio, il card. Daneels di Bruxelles scrisse: "E' il documento più rappresentativo di questo Papa, frutto della sua missione itinerante in ogni continente. Nulla caratterizza meglio il suo pontificato di questo riconoscimento: è un Papa missionario". Non c'è nulla da aggiungere a questa lapidaria definizione.

I suoi 100 e più viaggi internazionali in 140 paesi, proiettati verso le frontiere più estreme e proibitive (Cina, Vietnam, Russia, Birmania, Iraq, Iran, Algeria, ecc.), sono l'aspetto più originale e significativo del suo pontificato. Giovanni Paolo II ha fatto una precisa scelta pastorale: "I miei viaggi in America Latina, in Asia ed in Africa - si legge nel messaggio per la giornata missionaria del 1981 - hanno una finalità eminentemente missionaria". Nell'enciclica Redemptoris Missio ha scritto: "Già dall'inizio del mio pontificato ho scelto di viaggiare fino agli estremi confini della terra per manifestare la sollecitudine missionaria, e proprio il contatto diretto con i popoli che ignorano Cristo mi ha ancor più convinto dell'urgenza di tale attività"(n. 1).

 Noi missionari l'abbiamo veramente sentito come un padre nella nostra difficile vocazione, un "Papa missionario"; ha sempre incoraggiato sia le vocazioni che gli istituti missionari e soprattutto credo che il più forte impatto del suo pontificato l'ha avuto nelle "giovani Chiese", dove la Chiesa sta nascendo e spesso lo Spirito Santo realizza le sue meraviglie come negli Atti degli Apostoli. Spesso nei suoi viaggi nel Sud del mondo ha ripetuto quello che è scritto a chiare lettere nella Redemptoris Missio rivolgendosi alle giovani Chiese: "Siete voi oggi la speranza di questa nostra Chiesa che ha duemila anni: essendo giovani nella fede, dovete essere come i primi cristiani, ed irradiare entusiasmo e coraggio"; e li invita a "rivivere nei vostri paesi l'epopea missionaria della Chiesa primitiva. E sarete anche fermento di spirito missionario per le Chiese più antiche" (n. 91).

Il tentativo di Giovani Paolo II, coraggioso ma non so quanto riuscito, è stato di capovolgere la situazione sintomo della crisi di fede che attraversa la Chiesa tutta: "La missione specifica ad gentes sembra in fase di rallentamento, non certo in linea con le indicazioni del Concilio e del magistero successivo. Difficoltà interne ed esterne hanno indebolito lo slancio della Chiesa verso i non cristiani" (R.M., 2). Ha fatto tutto il possibile per rilanciare la missione alle genti, convinto che "la missione rinnova la Chiesa, rinvigorisce la fede, dà nuovo entusiasmo e nuove motivazioni. La fede si rafforza donandola!". Slogan che è tutto un programma.

L'ho seguito in diversi suoi viaggi nel sud del mondo. Ricordo che alla X Giornata dei giovani a Manila (5-10 gennaio 1995) quasi gridava: "A ciascuno di voi Cristo dice: 'Io mando voi'. Ecco l'ideale del giovane cristiano: sentirsi mandato da Cristo, avere nella vita lo scopo ben preciso di realizzare il mandato di Cristo. Non si può vivere senza ideali. I giovani (ma anche i non più giovani) hanno bisogno di dare senso ed entusiasmo alla vita, proporsi grandi mete, sentirsi protagonisti di grandi conquiste, spaziare per grandi orizzonti. Ecco, la missione è tutto questo".

Giovanni Paolo II è un uomo di fede, profondamente innamorato di Gesù Cristo, di cui parla non in modo distaccato quasi fosse una dottrina da trasmettere, ma come una persona viva che egli ha incontrato e di cui si è innamorato; esprime spesso con forza ai fedeli questa convinzione: tu sei veramente uomo nella misura in cui ti lasci penetrare, coinvolgere, illuminare, cambiare dall'amore di Cristo. Essere cristiani non è un formalismo esterno, un codice delle cose da fare o da non fare, ma amare ed imitare Cristo.

Il messaggio che trasmette in tutta la sua vita è anzitutto un messaggio di fede e un appello alla conversione: "Uomini, pentitevi dei vostri peccati e convertitevi a Gesù Cristo", ha detto a Parigi. Un messaggio che non è puramente "spirituale", ma tende a trasformare dall'interno le persone, le famiglie, le società, le nazioni, per un modello di sviluppo più umano per tutti. Il Presidente americano Jimmy Carter, ricevendolo alla Casa Bianca nel 1979, gli diceva: "Lei ci ha costretti a riesaminare noi stessi. Ci ha ricordato il valore della vita umana e che la forza spirituale è la risorsa più vitale delle persone e delle nazioni". E aggiungeva: "L'aver cura degli altri ci rende più forti e ci dà coraggio, mentre la cieca corsa dietro fini egoistici - avere di più anzichè essere di più - ci lascia vuoti, pessimisti, solitari, timorosi". Il New York Times scriveva: "Quest'uomo ha un potere carismatico sconosciuto a tutti gli altri capi del mondo. E' come se Cristo fosse tornato fra noi". E' il più bell'elogio che si possa fare del successore di Pietro.
Invia ad un amico
Visualizza per la stampa
CLOSE X
Vedi anche
Il papa 2 volte in Corea chiede una Chiesa "più missionaria"
06/04/2005
Kazakistan, dopo l'11 settembre: il papa abbraccia i musulmani e condanna il terrorismo
06/04/2005
India 1986: con Madre Teresa il papa serve il pranzo ai poveri di Calcutta
04/04/2005
Tokyo, il papa che parla giapponese e danza con i bambini
03/04/2005
Thailandia 1984, il papa apprezza il rispetto della libertà religiosa
05/04/2005