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  • » 19/08/2016, 14.10

    CINA

    Giro di vite contro la Rete: Pechino vuole censurare lo streaming



    Il governo teme le trasmissioni video in diretta su internet e chiede un controllo “a tempo pieno” ai provider che le consentono. Tuttavia l’enorme numero di utenti e la mole dei contenuti immessi rende l’obiettivo difficilissimo da raggiungere.

    Pechino (AsiaNews) – L’Amministrazione cinese per il cyberspazio ha chiesto ai siti internet che consentono le dirette video di controllare “a tempo pieno” i contenuti che vengono trasmessi. I “live streaming” sono molto popolari fra i giovani, e il governo teme la diffusione di “contenuti inappropriati”. Dal punto di vista tecnico non è chiaro come questa richiesta potrà essere accontentata: controllare una diretta è infatti impossibile, a meno che non vada in differita.

    Nel Paese operano circa 80 piattaforme che consentono questo mezzo espressivo. Una delle più grandi, Bilili, sostiene di avere circa 50 milioni di utenti. Secondo il Quotidiano del Popolo la richiesta delle autorità “serve a rafforzare il controllo di sicurezza sui contenuti immessi”. Il controllo “dovrebbe essere efficace 24 ore al giorno”.

    La censura sistematica dei contenuti online è una delle priorità del governo centrale. Attraverso l’identificazione degli utenti e il monitoraggio costante dei siti più popolari, Pechino spera di ottenere un internet “addomesticato” che non diffonda notizie o analisi non gradite. Tuttavia l’enorme numero degli utenti rende molto complicato, e dispendioso, raggiungere l’obiettivo.

    Per rafforzare il controllo sulla Rete, scrive il grande conoscitore di Cina Willy Wo-lap Lam, l’Ufficio generale del Gruppo centrale per la gestione degli affari del cyberspazio (Clgca) e della Lega comunista giovanile hanno lanciato un piano per reclutare 10,5 milioni di “giovani volontari per la civilizzazione di internet”. A ogni università maggiore è stata assegnata una quota di diverse migliaia di volontari da reclutare: il loro lavoro è assicurarsi che ogni materiale politicamente scorretto o “occidentalizzato” venga bandito da internet e dai social media.

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