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» 07/06/2006 13:53
stati uniti - Cina
Google ammette: "Con la censura in Cina abbiamo tradito i nostri principi"

Sergey Brin, co-fondatore della compagnia, ha ammesso che la sua compagnia è scesa a compromessi con i suoi principi fondamentali nell'accettare le regole "poco confortevoli" del regime di Pechino.



Washington (AsiaNews/Agenzie) – Sergey Brin, co-fondatore di Google, ha riconosciuto che la sua compagnia ha "compromesso i suoi principi fondamentali nell'accettare la censura del governo cinese".

Incontrandosi ieri con un gruppo di giornalisti, Brin ha spiegato che Google ha accettato le richieste di censura solo dopo che le autorità del Partito avevano bloccato i loro servizi in Cina. I rivali della compagnia, inoltre, avevano già accettato le stesse richieste, che Brin ha descritto come "poco confortevoli".

"Sentiamo di essere scesi a compromessi con i nostri principi – ha aggiunto – ma forse abbiamo fatto qualcosa per fornire alla popolazione cinese un'informazione più completa". "Inoltre – si è giustificato – gli utenti internet non capiscono cosa succede realmente ai loro dati elettronici in un'era come questa, che vede sempre di più aumentare il controllo dei governi sulle informazioni pubblicate in Rete".

I servizi forniti da Google in Cina omettono ogni informazione "politicamente sensibile" che potrebbe essere raggiunta tramite il motore di ricerca della compagnia, uno dei più usati al mondo. Non si può cercare nulla che riguardi i fatti di piazza Tiananmen del 1989, il Dalai Lama, Taiwan, la democrazia o la libertà di espressione.

Il giorno dell'apertura del portale cinese, una nota della compagnia recitava: "Per poter operare in Cina abbiamo rimosso alcuni risultati dalle ricerche e questo è avvenuto per rispettare norme, leggi e regolamenti presenti nel Paese. Rimuovere alcuni dei risultati contraddice il nostro incarico, ma non fornire nessuna informazione lo contraddice ancora di più".


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Dossier

by Giulio Aleni / (a cura di) Gianni Criveller
pp. 176
by Lazzarotto Angelo S.
pp. 528
by Bernardo Cervellera
pp. 240
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