21/03/2012, 00.00
ARABIA SAUDITA
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Gran muftì: vanno distrutte tutte le chiese esistenti nella Penisola araba

Sheikh Abdul risponde a un'organizzazione kuwaitiana sul divieto di costruire nuove chiese nel Paese. Per il leader religioso tutta la Penisola arabica deve vivere sotto una sola religione. La paura dei cristiani e il silenzio dei Paesi occidentali.

Riyadh (AsiaNews/Agenzie) - Debbono essere distrutte tutte le chiese che sorgono nella Penisola arabica. E' il parere espresso dalla massima autorità religiosa dell'Arabia Saudita, il Gran muftì, Sheikh Abdul Aziz bin Abdullah, in risposta alla richiesta della delegazione di una organizzazione non governativa kuwaitiana, la Society of the Revival of Islamic Heritage. La delegazione voleva una chiarimento sulla base della legge islamica a proposito della proposta avanzata da un parlamentare del Kuwait, di vietare la costruzione di nuove chiese nel Paese. Proposta non accolta dal Parlamento.

Il Gran muftì, che è anche a capo del saudita Supreme Council of Islamic Scholars, il Consiglio supremo degli studiosi islamici, ha risposto citando il profeta Maometto, per il quale la Penisola arabica deve vivere sotto una sola religione. Essendo il Kuwait parte della Penisola, la conclusione del Gran muftì, è necessario che distrugga tutte le chiese esistenti nel suo territorio.

La risposta della massima autorità religiosa dell'Arabia saudita - dove non esiste alcuna chiesa, malgrado ci siano almeno un milione di cristiani - ha superato la stessa proposta del parlamentare kuwaitiano, Osama al-Munawar, per il quale le chiese esistenti potevano restare, ma andava vietata la costruzione di nuovi edifici di religioni diverse da quella musulmana.

L'affermazione del Gran muftì saudita è stata accolta con preoccupazione dai cristiani che vivono nei Paesi arabi e ha suscitato reazioni nei media del Medio Oriente. E' stata praticamente ignorata in un'Europa nella quale il 19 marzo è uscito un Rapporto sull'intolleranza e le discriminazioni contro i cristiani in Europa, che certifica centinaia di episodi avvenuti nel Vecchio continente nel corso del 2011.

 

 

 

 

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