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  • » 16/09/2015, 00.00

    CINA – STATI UNITI

    Hacker, espansionismo e crisi economica: il menu della cena fra Xi e Obama



    La Casa Bianca conferma: il presidente sarà ricevuto per una “cena di Stato” dalla controparte americana. Sarà un’occasione “per espandere la cooperazione fra i due Paesi e risolvere in maniera costruttiva le aree di disaccordo”. I due colossi dovranno trovare un modo per rilanciare la bilancia commerciale reciproca, Washington vuole chiarimenti sugli spionaggi industriali.

    Pechino (AsiaNews) – Spionaggio industriale e telematico, le mire espansionistiche cinesi nei mari asiatici, la presenza americana in Giappone e Corea e soprattutto la crisi economica internazionale. Sono gli ingredienti alla base della “cena di Stato” con cui la Casa Bianca intende onorare, il prossimo 25 settembre, la visita del presidente cinese Xi Jinping. Un portavoce statunitense ha chiarito oggi che l’incontro “sarà un’occasione per espandere la cooperazione fra i due Paesi e risolvere in maniera costruttiva le aree di disaccordo”. Tuttavia analisti ed esperti sono concordi nel ritenere che i problemi sul tavolo sono troppo vasti e troppo sfaccettati per essere risolti in maniera semplice.

    Il presidente cinese atterrerà il prossimo 22 settembre a Seattle, dove ha in programma diverse visite al parco industriale e dove intende firmare parecchi accordi commerciali. Fino al 25 rimarrà fra Seattle e Washington, mentre dal 26 al 28 settembre sarà a New York per l’Assemblea generale delle Nazioni Unite convocata per il 70mo anniversario della sua creazione. Il giorno prima sarà papa Francesco a visitare l’organizzazione internazionale, dove terrà un discorso molto atteso.

    Xi Jinping, scrive oggi la stampa americana, “è uno dei leader cinesi più potenti degli ultimi decenni ma la sua visione del ‘sogno cinese’ deve scontrarsi con i venti contrari dell’economia”. In effetti, nonostante le mire di predominio economico, Pechino è per la prima volta davanti a numeri che dimostrano in maniera inequivocabile un rallentamento della propria corsa industriale. E dal punto di vista finanziario – con i ripetuti crolli della Borsa di Shanghai e nonostante la svalutazione dello yuan – la situazione non è migliore.

    Negli ultimi 15 anni gli americani hanno accumulato in Cina debiti per un valore di mille miliardi di dollari e oggi Pechino è il maggiore creditore di Washington. Dal canto suo, la Cina ha bisogno che l'economia americana si riprenda, perché gli Stati Uniti hanno assorbito oltre un quarto del totale delle esportazioni cinesi. La Cina che ha chiuso il 2007 con una crescita del Pil del 13%, scrivono gli esperti, è oggi “un lontano ricordo. Anche quest'anno la crescita cinese si attesterà intorno al 7% ma il Paese asiatico inizia a fare i conti con una crescente disoccupazione e un calo significativo dell'export. Pechino troverà i mezzi per uscire dalla crisi, ad esempio, stimolando il consumo interno, ma non potrà prescindere dal commercio estero e dagli Stati Uniti”.

    Ecco perché un gruppo composto da 94 amministratori delegati di grandi aziende americane ha scritto una lettera aperta ai due presidenti, in cui si chiede “un accordo di alta qualità”. Questo “avrebbe un impatto immediato, tangibile e salubre per entrambe le economie”. Fra i firmatari vi sono Warren Buffett, il cosiddetto “oracolo di Omaha”; Tim Cook di Apple; Mark Zuckerberg di Facebook e Lloyd Blankfein di Goldman Sachs.

    Quello che per politici e analisti è una questione di “macro-economia”, per la stragrande maggioranza degli americani è però un problema serio. Secondo un sondaggio del Pew Research Center di Washington, la maggioranza degli americani è “molto preoccupata” per gli attacchi informatici e per l'impatto della Cina sull'economia degli Stati Uniti. Questi fattori sono ritenuti dagli intervistati “in aumento troppo veloce” negli ultimi tre anni. Il sondaggio mostra che il 67% degli adulti statunitensi vede la grande quantità di debito americano detenuto dalla Cina come un problema “molto grave”. Il 60% dice la stessa cosa rispetto alla perdita di posti di lavoro degli Stati Uniti in Cina, mentre il 54% descrive gli attacchi informatici cinesi come un problema “da risolvere subito”.

    Proprio la questione degli hacker è stata affrontata in maniera preventiva dallo stesso Obama. Il presidente ha chiarito che “non è più accettabile la quantità di attacchi informatici da parte della Cina, stiamo valutando delle sanzioni. Pechino può scegliere di trasformare questa questione in una zona di competizione, ma vi garantisco che se lo farà vinceremo noi”. 

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