11/09/2021, 08.00
ISRAELE - CINA
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Haifa, inaugurato il porto commerciale Made in China che preoccupa gli Usa

Dal primo settembre è operativa la nuova struttura che punta a rilanciare la presenza israeliana nel commercio marittimo. Un investimento da 1,7 miliardi di dollari gestito dalla Shanghai International Port Group. L’obiettivo è quello di diventare un hub regionale, contando sui crescenti legami con le nazioni arabe. Washington contro l’asse Pechino-Gerusalemme. 

Haifa (AsiaNews) - Israele ha inaugurato un nuovo porto commerciale dedicato agli scambi nel Mediterraneo. Una mossa per rilanciare la competitività e rafforzare la propria presenza in un settore piagato da ritardi e mancate consegne anche a causa della pandemia da Covid-19. L’obiettivo è quello di acquisire sempre più spazi come hub regionale, in una struttura sorta nella baia di Haifa, che sarà gestita dal gigante cinese Shanghai International Port Group (Sipg), frutto di un rinnovato asse fra Gerusalemme e Pechino che è fonte di crescente preoccupazione per Washington. 

Il primo scalo commerciale privato dello Stato ebraico è costato 1,7 miliardi di dollari ed è operativo dal primo settembre scorso. Esso permetterà alle grandi navi cargo, da 18mila container e oltre, di attraccare sulle coste israeliane. Il governo ha avviato la vendita dei porti di proprietà statale, per favorirne la costruzione di nuovi con lo scopo di abbattere i costi e tagliare i tempi di attesa nelle operazioni di carico e scarico. 

Circa il 99% dei beni che entrano ed escono da Israele arrivano via mare e un potenziamento infrastrutturale è necessario e fondamentale al tempo stesso, per sostenere la crescita economica. Il miglioramento nelle relazioni con i Paesi arabi dell’area, dagli Emirati Arabi Uniti al Bahrain, darà luogo a ulteriori opportunità commerciali e Haifa dispone di tutte le caratteristiche necessarie per diventare un hub regionale. A questo si aggiunge la prevista apertura entro fine anno di un porto ad Ashdod, gestito dalla svizzera Terminal Investment Limited. 

Il controllo cinese del porto commerciale di Haifa e i crescenti investimenti di Pechino in Israele costituiscono un elemento di tensione con gli Stati Uniti, che osteggiano un legame che si è andato rafforzando nell’ultimo decennio. Washington teme che la Sesta flotta della marina Usa, che attracca di tanto in tanto al porto di Haifa, possa risultare vulnerabile ai sistemi di spionaggio e sorveglianza dell’intelligence del Dragone che acquisirebbe in questo caso una posizione di dominio nella guerra cibernetica planetaria. 

A dispetto dei legami con la Casa Bianca, negli ultimi anni il governo israeliano guidato dall’ex premier Benjamin Netanyahu ha rafforzato la partnership strategica e commerciale con la Cina. Lo stesso Netanyahu ha incontrato il presidente cinese XI Jinping a Pechino nel 2017 e ha ospitato il vice presidente Wang Qishan a Gerusalemme nel 2018. 

Doron Ella, esperta di questioni cinesi all’Institute for National Security Studies dell’università di Tel Aviv, spiega ad al-Monitor che gli investimenti di Pechino nello Stato ebraico raggiungono a malapena il 10%, di molto inferiori a quelli di Stati Uniti ed Europa. La preoccupazione Usa riguarda però gli investimenti cinesi nei settori tecnologici “sensibili”. Pronta la replica di Pechino attraverso il portavoce dell’ambasciata cinese in Israele, Wang Yongjun, il quale scrive in un articolo sul Jerusalem Post che lo Stato ebraico “non deve schierarsi” nella controversia. “La Cina - aggiunge - è contraria alla mentalità da guerra fredda” e rispetta “l’indipendenza” dei singoli stati “in tutti i campi” negando coinvolgimenti negli attacchi informatici. 

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