26/07/2013, 00.00
HONG KONG – CINA
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Hong Kong, la Chiesa “è unita nel chiedere il suffragio universale. Inutile cercare di dividerla”

Il documento presentato ieri dalla diocesi del Territorio offre un atteggiamento molto chiaro: senza consultazioni formali per una vera democrazia, ci sarà disobbedienza civile. Diverse fonti spiegano ad AsiaNews: “La nostra è una posizione bilanciata e corretta, Pechino vuole usare la vecchia tattica delle divisioni interne ma sbaglia. Siamo tutti uniti nel cercare verità e giustizia”.

Hong Kong (AsiaNews) - La Chiesa cattolica di Hong Kong "ha espresso in maniera chiara un sentimento comune: se non si agisce ora, quando dovremmo farlo? La speranza è che il governo di Pechino e quello del Territorio vogliano aprire un vero canale di dialogo che risponda alle richieste della gente, ma se non dovessero farlo deve essere chiaro che anche i cattolici sono pronti alla disobbedienza civile". Lo dice un sacerdote ad AsiaNews, commentando il documento presentato ieri dalla diocesi guidata dal cardinal John Tong.

Nel testo - pubblicato sui settimanali diocesani Kung Kao Po e Sunday Examiner - si esaminano le prospettive per il raggiungimento di un vero suffragio universale riguardo nelle elezioni del capo del Consiglio Legislativo, previste per il 2017: "Noi - dice la fonte - manteniamo sempre viva la speranza. Ma bisogna ammettere che per ora le prospettive sembrano poco positive. Le tattiche dilatatorie della controparte politica continuano, e l'esecutivo sembra più impegnato a risolvere i propri scandali interni, legati alla corruzione, che a dare una tabella di marcia per il suffragio universale".

Un'altra fonte vicina alla diocesi spiega: "La conferenza stampa nella quale è stato presentato il documento ha avuto un ottimo successo, erano presenti più di 40 giornalisti di testate diverse. In serata tutti i canali televisivi ne hanno parlato, e oggi i giornali sono pieni di reazioni. Vale la pena nominarne uno molto vicino al governo di Pechino, il Tai Kung Pao, che ha pubblicato un editoriale sulla questione".

Dal testo, spiega ancora la fonte, "si capisce che hanno studiato molto a fondo il documento. Non si sono opposti in maniera diretta alla posizione della diocesi, anche perché questa tiene da sempre un atteggiamento molto bilanciato. Hanno solo voluto 'ricordare' che da tempo la Chiesa di Hong Kong 'coopera' con il governo. Da un certo punto di vista è come se volessero suggerirci di 'abbandonare' le posizioni combattive del cardinal Zen e rimanere docili e obbedienti. Usano la solita, vecchia tattica dei comunisti: creare 'contraddizioni' all'interno del loro bersaglio. Cercano di dividere la diocesi".

Ma il testo, continua, "è stato voluto con forza da tutta la diocesi. Non si sono verificate polemiche interne, non ci sono stati fronti opposti sulla questione. Abbiamo lavorato tutti insieme, consultando varie persone, per creare e rendere pubblica una posizione comune. Questo è importante, perché deve essere chiaro a tutti che è inutile cercare una divisione interna".

In conclusione, dice ancora la fonte di AsiaNews, "abbiamo fatto di tutto e continueremo a fare il possibile per evitare che la questione venga semplificata troppo. Non ci serve dire 'sì' o 'no' a Occupy Central: abbiamo bisogno che partano le consultazioni formali per raggiungere un modello di riforma elettorale che sia appropriato. Vogliamo un dialogo onesto e faremo del nostro meglio per evitare azioni indesiderabili. Ma si deve capire che, anche se 'diamo a Cesare quello che è di Cesare', noi siamo fedeli a Dio".

 

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