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  • » 15/11/2017, 10.43

    INDIA

    I 50 anni dei Missionari di san Tommaso: la missione ad gentes della Chiesa siro-malabarica

    Gianni Criveller

    L’istituto missionario nato in Kerala, ha anche avamposti in Europa e in America. Conta 345 membri e 200 seminaristi, con un centinaio nel seminario maggiore. Nessuna sfiducia o scoraggiamento anche in mezzo a difficoltà e persecuzioni. L'impegno in India e in Cina.

    Pala (AsiaNews) - Nella città di Pala (Kerala), è in corso dal 13 novembre fino a domani il convegno di missiologia intitolato “Ruolo e rilevanza degli istituti e congregazioni missionari nella missione ad Gentes e Nuova Evangelizzazione” (Role and Relevance of Missionary Societies and Congregations in Mission ad Gentes and New Evangelization). È organizzato dall’Istituto dei Missionari di San Tommaso (MST), che riflettono sulla loro vocazione missionaria in occasione del 50mo anniversario della loro fondazione, coordinato da p. Jose Palakeel. I missionari di san Tommaso sono una realtà missionaria ancora giovane e in espansione. Sono il primo istituto esclusivamente missionario della Chiesa siro-malabarica del Kerala, nota anche, per l’origine apostolica, come “i cristiani di San Tommaso”. I missionari di San Tommaso esprimono dunque la decisione di questa Chiesa ad essere impegnata in pieno nell’attività missionaria ad gentes.

    La Chiesa siro-malabarica conta 4,5 milioni di fedeli, ed esprime una vitalità cristiana impressionante. L’India è il Paese con il maggior numero di missionari in uscita verso il mondo. E Pala in particolare, dove si svolge il convegno e sono nati i missionari di San Tommaso nel 1968, è la diocesi indiana con il più alto numero di candidati alla vita ministeriale e religiosa.

    In India i fedeli vivono ogni giorno gravi sfide della missione: il fondamentalismo religioso che perseguita i cristiani; il nazionalismo che vorrebbe marginalizzare e spegnere le Chiese; il confronto quotidiano e dialogo della vita con credenti di altre fedi.

    Il convegno, atteso da circa 50 missionari e studiosi, rappresentanti di numerose società e congregazioni missionari, maschili e femminili, è stato aperto, con un intervento di grande respiro, dal vescovo della diocesi di Pala, Mar Joseph Kallarangatt, il più noto teologo vivente della Chiesa siro-malabarica. Il direttore generale degli MST, p. Kurian Ammanathukunnel, ha delineato la storia dell’istituto, che si propone di inviare missionari per l’evangelizzazione dell’India. L’India infatti è un subcontinente con molti Stati, con lingue e culture completamente diversi. Per i missionari di San Tommaso uscire dal Kerala ed evangelizzare in altre zone dell’India è un atto di uscita missionaria vero e proprio. I missionari evangelizzano anche in altre nazioni in Europa (compresa l’Italia) e nelle Americhe, seguendo la richiesta di vescovi locali. L’Istituto sta crescendo in modo notevole: conta ora 345 membri, e 200 seminaristi, con un centinaio nel seminario maggiore.

    Sono presenti al convegno altri istituti missionari di origine indiana, tra i quali le Carmelitane di Maria Immacolata, le Figlie di san Tommaso, e la congregazione delle Clarisse francescane. A quest’ultima congregazione, nata in Kerala, e che conta ben 7000 religiose, appartenevano Santa Alphonsa, canonizzata da Benedetto XVI (2008, la prima fedele alla Chiesa siro-malabarica ad essere canonizzata) e originaria proprio di Pala. Qui si trova anche il grande santuario a lei dedicato. Alla stessa congregazione del Kerala apparteneva Suor Rani Maria Vattalil, uccisa a Indore (Madya Pradesh), su ordine di proprietari terrieri nel 1995, e beatificata lo scorso 4 novembre. La sua commovente storia continua a far notizia: l’uccisore ha cambiato vita, è stato liberato su richiesta della famiglia della eroica suora, e ha partecipato alla beatificazione della sua vittima.

    Al convegno hanno preso la parola rappresentati di congregazioni missionarie, tra cui i Missionari di San Francesco Saverio e l’Istituto missionario dell’India, entrambi altre espressioni missionarie della Chiesa indiana.

    C’è grande attenzione, negli interventi, a comprendere sfide della missione, in particolare in India. Il pensiero missionario espresso dai studiosi presenti, talvolta in modo molto approfondito e innovativo, si confronta con una missione che evolve e cambia, accettando fino in fondo la complessità delle sfide attuali. Non c’è nessun senso di sfiducia o scoraggiamento di fronte a gravi difficoltà e incertezze circa il futuro. La Chiesa in India conosce da sempre la realtà della marginalità (2.3% della popolazione), ma è rimasta fedele alla propria antichissima tradizione nonostante innumerevoli opposizioni e incomprensioni (venute, in passato, persino dalla Chiesa coloniale). Oggi, più che mai, c’è la consapevolezza che non c’è Chiesa, per quanto antica e prestigiosa, senza missione.

    Partecipano al convegno anche membri di società missionarie di altri Paesi asiatici. Il Pime, presente in India da 150 anni, è rappresentato dal sottoscritto, che ha illustrato le sfide missionarie della Cina, e la forte connessione storica tra la missione in India e quella in Cina.

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