20/04/2010, 00.00
INDIA
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L’assassino pentito di suor Rani: “I cristiani, speranza per l’India”

di Nirmala Carvalho
Samandar Singh si è pentito dopo aver ucciso la religiosa nel 1995. Oggi è un uomo diverso, che aiuta i tribali e considera la famiglia di suor Rani “la sua famiglia”. Ma conferma il clima di odio anti-cristiano che attraversa l’India e invita i suoi connazionali a vedere la verità sulla presenza dei missionari nel Paese.

Udaya Nagar (AsiaNews) – “Sono pienamente responsabile dell’omicidio di un’innocente, una  religiosa che voleva soltanto aiutare i più poveri. Mi pentirò di quanto ho fatto per il resto della mia vita. Non voglio neanche dire di essere stato istigato: sono state le mie mani a colpire”. Lo dice ad AsiaNews Samandar Singh, l’uomo che il 25 febbraio del 1995 uccise con diverse coltellate suor Rani Maria. La diocesi di Indore, dove operava la suora, ha concluso l’inchiesta diocesana sul suo conto: ora è il Vaticano a dover decidere se il suo è stato o meno martirio per la fede.

In ogni caso, un primo miracolo suor Rani Maria sembra averlo fatto: il suo assassino si è pentito ed è entrato nella famiglia della religiosa. Ora, dice, “cerco nel mio piccolo di seguire il suo esempio, aiutando chi è meno fortunato di me: i tribali cristiani e tutti coloro che vengono emarginati”. Arrestato subito dopo l’omicidio, l’uomo ha trascorso undici anni in galera. In questo periodo la moglie ha divorziato da lui e si è risposata: inoltre, il suo primo figlio è morto.

Mentre meditava vendetta contro l’uomo che lo aveva spinto a uccidere la suora, ha ricevuto la visita di suor Selmi Paul, sorella di suor Rani. Questa lo ha abbracciato e lo ha chiamato fratello; lo stesso hanno fatto la madre e il fratello della religiosa assassinata. Il gesto ha profondamente colpito Samandar, che ha iniziato il proprio cambiamento arrivando ad abbandonare ogni proposito di vendetta e vivere il dolore per l’omicidio.

L’uomo è uscito di prigione grazie a una petizione in suo favore firmata dalla famiglia di suor Rani, dalla responsabile delle suore Clarisse e dal vescovo di Indore. Visto però che la scarcerazione tardava, la delegazione si è recata dal governatore della zona che gli ha detto: “Soltanto voi cristiani siete in grado di perdonare veramente. Siete un esempio per tutti: andate, e io farò tutto il possibile per esaudire le vostre richieste”.

Samandar, uscito di galera, ha iniziato a considerare la famiglia di suor Rani come la propria: “Visito con regolarità la tomba della religiosa: è un santuario di pace e forza. Voglio dire a tutti che i cristiani lavorano per fare grande l’India. I missionari ci danno speranza con il loro servizio, teso a rendere indipendente e più forte il nostro popolo”.

Tuttavia, egli conferma l’animosità e l’odio animato dalla destra nazionale contro i cristiani: “Prima di spingermi a uccidere, ho sentito tante falsità intrise d’odio conto i missionari e i fedeli cristiani. Mi dicevano che convertivano le persone con l’inganno, e che il loro lavoro fra i poveri era soltanto una copertura. Ma ora posso dire senza alcun dubbio che i missionari non fanno altro che lavorare e aiutare i poveri e gli emarginati. Non hanno alcuno scopo segreto, se non quello di servire Dio”.

 

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