08/08/2008, 00.00
CINA
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I leader mondiali accolti a Pechino. Silenzio su minacce terroriste e diritti umani

di Wang Zhicheng
Hu Jintao dà il benvenuto a 80 personalità politiche internazionali. Stampa e tivù non parlano delle minacce di attentati, ma la gente ha paura di uscire di casa. Il popolo è assente da tutte le celebrazioni. Dissidenti, pastori protestanti, vescovi tenuti sotto controllo. Jacques Rogge “benedice” come “buona” l’aria di Pechino.

Pechino (AsiaNews) – Almeno 80 leader mondiali sono stati accolti dal presidente cinese Hu Jintao nella Grande sala del popolo, per un “banchetto olimpico” di benvenuto, che dà il via al grande giorno atteso dalla Cina per oltre 7 anni, l’inizio della XXIX Olimpiade, l’8 dell’ottavo mese del 2008. Il padrone di casa ha accolto gli ospiti – da Bush a Putin, da Sarkozy ai presidenti dei piccoli stati polinesiani – con un sorriso e una foto ricordo. Prima del pranzo, in una sala riccamente addobbata, Hu ha sottolineato il valore “culturale e spirituale” della tradizione olimpica che dura da oltre 2800 anni.

Minacce terroriste

La musica festosa e i sorrisi sembrano aver messo da parte tutti i problemi. Anzitutto la minaccia terroristica. Ieri sera su internet è girato un nuovo video in lingua uigura di un sedicente gruppo del Partito islamico del Turkestan che promette attentati nelle città che ospitano eventi olimpici. Nel video si mostra il simbolo dei Giochi di Pechino che va in fiamme e un’esplosione che distrugge lo stadio “Nido d’uccello”. Di tutto questo i giornali cinesi e la tivù non ne parlano, ma ovunque la sicurezza è stata potenziata. La gente di Pechino è invitata a stare in casa “per motivi di traffico”, ma sono in molti ad aver paura di un attentato. Nei giorni scorsi, le varie unità di lavoro che avevano biglietti per partecipare alla cerimonia di apertura hanno fatto fatica a trovare dei candidati: nessuno voleva andarci, timoroso di essere vittima di una probabile esplosione.

Diritti umani

I sorrisi e le strette di mano scambiati con il presidente Bush sembrano mettere da parte anche tutte le polemiche dei giorni scorsi. Fino a ieri, nel suo viaggio asiatico, Bush non ha perso alcuna occasione di sottolineare il rispetto per la potenza economica della Cina, ma ricordando anche tutte le violazioni ai diritti umani e alla libertà religiosa. Chiunque osa sottolineare questi aspetti viene tacciato di voler “politicizzare i Giochi”. Si dimentica però che è stata la Cina ad averli “politicizzati” per prima, quando ha perorato la sua candidatura giurando che avrebbe migliorato la sua performance nei diritti umani. Alcuni dissidenti fanno notare che la “politicizzazione” persiste ancora oggi: le Olimpiadi sono pubblicizzate come il coronamento del governo del Partito comunista e non – come invece dice lo slogan – come le “Olimpiadi del popolo”.

Il popolo, grande assente

Il grande assente da questi Giochi è proprio il popolo. Nel gigantesco tentativo di mostrare il bello della Cina, la gente è “invitata” a stare a casa a guardare i Giochi in televisione; non ci sono folle attorno al percorso della torcia, ma solo gruppi scelti a cui si sono date bandiere e foulard da sventolare; i ristoranti, minacciati di chiudere se non rispettano il galateo e l’igiene davanti agli “ospiti olimpici”, temono perfino che qualche Vip olimpionico vada a sedersi ai loro tavoli.

“Ci hanno usato – dice un’operaia di Pechino – e adesso ci mettono da parte, quasi avessero vergogna di mostrarci al mondo”.

Il monopolio e le bugie

Queste Olimpiadi devono segnare l’apoteosi non della Cina, ma del potere politico ed economico della Cina, e tutto quanto disturba tale monopolio  deve essere messo a tacere. Dissidenti, pastori protestanti, vescovi cattolici sotterranei sono stati minacciati di non svolgere alcuna attività, o “invitati” ad andare lontano da Pechino perché lo spettacolo non sia disturbato coi loro problemi.

Eppure nel villaggio olimpico – segregato dalla città - si gode libertà religiosa: sono attivi centri di preghiera per le diverse religioni, anche per quelle non riconosciute in Cina, come gli ebrei e  gli indù. Il Comitato olimpico ha ospitato l’israeliano Shimon Peres vicino al “Nido d’uccello” per permettergli di tornare a piedi dopo la cerimonia di questa sera, senza violare il precetto del Sabat ebraico.

Anche l’inquinamento è un capitolo chiuso: ieri Jacques Rogge, presidente del Comitato olimpico internazionale ha proclamato “sana” l’aria di Pechino, assicurando che essa non farà alcun danno agli atleti. E questo anche se le misure di particolato presente nell’atmosfera della capitale continuano ad essere il doppio o il triplo dello standard fissato dall’Organizzazione mondiale della sanità.

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