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» 28/04/2010 11:36
NEPAL
I maoisti minacciano dimostrazioni ad oltranza. Chiuse le scuole private
di Kalpit Parajuli
Prachanda esige la conclusione del processo di pace e il reintegro dei guerriglieri nell’esercito. Rischio di caduta del governo. Obbligo di chiusura delle scuole colpevoli di aver innalzato le rette. Oltre 100 mila studenti non frequentano le scuole. I maoisti apprezzano le scuole religiose, ma intanto le scuole cattoliche rimangono chiuse.

Kathmandu (AsiaNews) – Il partito comunista unificato (maoista) del Nepal (Ucpn-m) ha lanciato manifestazioni ad oltranza a partire dal 2 maggio se il governo non riscrive la costituzione e non giunge alle conclusioni del processo di pace, che implica il riassorbimento dei guerriglieri nell’esercito regolare. Intanto, i giovani maoisti esigono che tutte le scuole private – che negli ultimi tempi hanno elevato le rette - vengano chiuse fino a che l’aumento non viene cancellato.
 
Il presidente dell’Ucpn-m, Prachanda, ha dichiarato: “Cominceremo la nostra dimostrazione in modo pacifico il 1° maggio. Se non sentiremo nulla, lanceremo uno sciopero ad oltranza dal 2 maggio in poi. Questo ‘Movimento popolare n. 3’ porterà al cambiamento della nazione, compresa la caduta del governo”.
 
Dopo secoli di monarchia e decenni di guerriglia, alla nascita della Repubblica nepalese (2006), l’Onu e il governo ad interim hanno decretato un processo di pace che implica il disarmo delle milizie maoiste e il loro assorbimento nell’esercito. Nel 2008, guidati dal loro leader Prachanda, i maoisti hanno vinto le elezioni. Ma il presidente Ram Baran Yadav, timoroso del troppo potere dei maoisti, si è rifiutato fino ad ora di integrare gli ex ribelli nell’esercito. Il 4 maggio 2009 Prachanda si è dimesso dalla carica di primo ministro e guida ora le proteste.
 
Più di 100 mila giovani e quadri del partito stanno organizzandosi per affrontare i prevedibili scontri con le forze di sicurezza. Diversi membri maoisti vengono allenati a usare bastoni e coltelli durante le dimostrazioni.
 
Da parte sua il governo ha criticato i maoisti e ha chiesto alla polizia di stare in allerta. Più di 10 mila persone fra esercito, polizia armata e polizia generica sono mobilitati per fermare la manifestazione dei maoisti.
 
Bhim Rawal, ministro degli interni, li accusa di andare contro l’accordo di pace che non perette l’uso di alcuna arma. Il vice-primo ministro, Bijaya Kumar Gachchadar, ha domandato ai maoisti di cancellare la manifestazione.
 
Intanto migliaia di maoisti entrano ogni nella capitale e molti di loro prendono alloggio in diverse scuole e hotel di Kathmandu. Si prevede che la manifestazione del 1° maggio radunerà circa 400 mila persone.
 
Da parte sua, l’organizzazione maoista degli studenti (All Nepal National Independent Students' Union-Revolutionary, Annisu-r), ha chiesto a tutte le scuole private di chiudere i battenti fino a che gli aumenti delle rette scolastiche non verranno rimosse. Negli ultimi tempi le scuole hanno aumentato le rette fino al 30%.
 
Parlando ad AsiaNews, Lekhnath Nyaupane, presidente dell’Annisu-r, ha detto: “Abbiamo bloccato le scuole perché esse penalizzano gli studenti con rette elevate a loro piacimento. Non vi è ragione per questi aumenti… Questa decisione priva dell’educazione la maggioranza degli studenti, dato che essi non possono pagare questi costi. L’educazione deve essere accessibile a tutti”.
 
Riferendosi poi alle scuole sostenute dai missionari o da fondazioni caritative straniere, ha aggiunto: “Noi guardiamo in modo positivo queste scuole, che non hanno ragioni economiche e possono davvero aiutare l’educazione dei giovani nepalesi. Con loro possiamo sederci e parlare”.
 
I maoisti hanno permesso la riapertura solo alle scuole che ritirano l’aumento delle rette o permettono rette ragionevoli. Tutte le scuole cattoliche sono chiuse e centinaia di migliaia di studenti rimangono a casa ogni giorno.
 
Umesh Shrestha, presidente dell’organizzazione delle scuole private critica la decisione degli studenti maoisti. “L’aumento delle rette è fatto per mantenere la qualità educativa. Come possiamo mantenere le infrastrutture scolastiche, buoni insegnanti, laboratori e altre cose senza aumentare le rette? La scelta dei maoisti nega agli studenti l’educazione. Non ci dovrebbe essere politica nel campo educativo: essa rischia di distruggere il futuro delle scuole e degli studenti”. Nyaupane ha precisato che essi non si ritireranno, ma anzi rafforzeranno il blocco. “Siamo però pronti al dialogo e a fissare le rette con un negoziato”.

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