16/09/2013, 00.00
SIRIA
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I profughi di Maaloula festeggiano l'Esaltazione della Croce e pregano per i loro martiri

Fonti di AsiaNews: "La piccola città conquistata dai ribelli è ormai deserta". Tutti i cristiani sono fuggiti a Damasco. I profughi hanno organizzato la festa nella capitale. Messe, adorazioni eucaristiche e veglie funebri sostituiscono le processioni e i grandi falò del passato. Cristiano di Maaloula: "La festa è stata dedicata ai nostri martiri e alle sofferenze della Siria".

Damasco (AsiaNews) - Messe, veglie di preghiera per i martiri e piccole celebrazioni fuori dalle chiese di Damasco: così i cristiani fuggiti da Maaloula e la popolazione della capitale hanno festeggiato lo scorso 14 settembre la festa dell'Esaltazione della Croce. La ricorrenza risale all'anno 320, quando s. Elena, madre dell'imperatore Costantino, invia dei dignitari a cercare la croce sul monte del Golgota. Il 14 settembre i funzionari trovano la Santa reliquia. Per avvisare l'imperatore e sua madre, che risiedevano a  Costantinopoli, accendono falò su tutti i picchi che si trovano sui 1.170 chilometri che separano la due città. Per secoli Maaloula è stato il centro delle celebrazioni di questa festa, raccogliendo pellegrini e fedeli provenienti da tutte le regioni della Siria e del mondo.

Fonti di AsiaNews (anonime per motivi di sicurezza) spiegano che "i preparativi sono stati molto sobri, diversi dai tempi di pace in cui tutta la città di Maaloula, oggi nelle mani degli estremisti islamici, si addobbava a festa e i falò ardevano fino all'alba". "Quest'anno - continuano - la festa è stata dedicata ai nostri martiri, alle sofferenze della Siria". Per ricordare i tre cristiani uccisi dagli estremisti si è organizzata una veglia funebre nella chiesa della Santa Croce di Damasco, a cui hanno partecipato tutte le famiglie rifugiate e centinaia di persone.

Le fonti raccontano che dal 5 settembre, giorno dell'assalto estremista, Maaloula è una città fantasma: "Gli islamisti si sono asserragliati nella piccola città e ogni giorno ingaggiano scontri violenti con l'esercito del regime. Tutto ormai è distrutto: le nostre case, i nostri luoghi di culto, ogni cosa". Nei giorni scorsi anche le ultime famiglie bloccate dai bombardamenti sono riuscite a fuggire, degli oltre 10mila cristiani, nessuno è rimasto. L'unica presenza sono le suore greco-ortodosse del monastero di S. Tecla che hanno scelto di restare per pregare e difendere il luogo sacro. (S.C.) 

 

 

 

 

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