10/05/2011, 00.00
THAILANDIA
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Il 3 luglio la Thailandia vota, ma il Paese resta diviso

Per l’attuale premier Abhisit il voto sarà occasione per un “nuovo inizio”. Gli oppositori vicini a Thaksin proveranno a riconquistare il potere, dopo l’estromissione decisa dai giudici nel 2008. Analisti sottolineano le “profonde spaccature” che permangono nella società. Dubbi sul ruolo dell’esercito, che teme l’onda della Rivoluzione dei gelsomini.
Bangkok (AsiaNews/Agenzie) – Il Primo ministro thai Abhisit Vejjajiva parla di un “nuovo inizio” per il Paese. Gli oppositori, vicini all’ex premier in esilio e multimiliardario Thaksin Shinawatra, tenteranno di riconquistare il potere perduto nel 2008 in base a una sentenza della magistratura. Il prossimo 3 luglio in Thailandia si terranno le elezioni generali, per rinnovare il Parlamento e cercare di lasciarsi alle spalle un quinquennio caratterizzato da crisi politiche e profonde divisioni sociali. Ieri il re Bhumibol Adulyadej ha approvato la proposta di scioglimento delle camere avanzata dall’esecutivo, con un anticipo di sei mesi rispetto alla naturale scadenza del mandato.
 
Il voto sarà il primo vero test per l’attuale capo dell’esecutivo. La coalizione guidata da Abhisit ha raggiunto il potere nel 2008, in seguito a una decisione dei giudici che – nel dicembre 2008 – hanno ordinato lo scioglimento del governo in carica. La sentenza è giunta al termine di settimane di proteste delle “camicie gialle”, che hanno portato anche al blocco dei principali aeroporti della capitale. Abhisit e il Democrat Party, vicini alle elite culturali ed economiche della capitale, cercano di ottenere un mandato popolare “diretto” che ne legittimi il potere.
 
Sul fronte opposto vi sono i sostenitori dell’ex premier in esilio Thaksin Shinawatra, che ha abbandonato la Thailandia per sfuggire a una condanna a due anni per corruzione. Egli aveva trionfato alle elezioni, ma nel 2006 i militari lo hanno deposto attraverso un “golpe bianco”. L’anno successivo i suoi alleati sono riusciti a vincere le elezioni, grazie anche all’ampio consenso di cui gode nelle aree rurali e fra i ceti più poveri, soprattutto nel nord. Le proteste dei “gialli” nell’autunno 2008 e la sentenza dei giudici hanno sovvertito l’esito del voto del 2007.
 
Tuttavia, l’ascesa al potere di Abhisit non ha portato alla pacificazione del Paese che negli ultimi due anni ha registrato proteste di piazza represse nel sangue. L’apice è stato raggiunto nella primavera del 2010, quando le “camicie rosse” vicine a Thaksin hanno paralizzato la capitale per 10 settimane. L’intervento dell’esercito ha fermato la rivolta, causando però almeno 90 morti e centinaia di feriti.
 
Quest’anno l’esecutivo ha modificato la Costituzione per rafforzare il numero di parlamentari nominati in base a liste presentate dai partiti e riducendo, al contempo, il peso dei collegi elettorali soprattutto nelle aree in cui i fedelissimi di Thaksin vantano i maggiori consensi. Analisti ed esperti di politica locano concordano nel sottolineare che la nazione è ancora oggi divisa in due blocchi e non escludono possibili rivolte, a prescindere dall’esito del voto. Da valutare, infine, il ruolo dei militari che temono moti di piazza sulla scia della “Rivoluzione dei gelsomini” che ha contraddistinto il mondo arabo.
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