24/10/2015, 00.00
SINODO
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Il Sinodo approva la relazione finale: vicinanza a tutte le famiglie, misericordia, discernimento

I 94 “numeri” hanno avuto tutti la maggioranza richiesta dei due terzi dei votanti, ma alcuni sono stati più contrastati, come la riammissione dei divorziati risposati ai sacramenti. “La Chiesa sa di dover seguire l’esempio di Gesù, che ha mostrato “il vero significato della misericordia, la quale implica il ristabilimento dell’Alleanza”.

Città del Vaticano (AsiaNews) –  Il Sinodo ha approvato a relazione finale, che ora viene data al Papa che deciderà se farne proprie le conclusioni, eventualmente con un suo documento.

I 94 “numeri” hanno avuto tutti la maggioranza richiesta dei due terzi dei votanti, ma alcuni sono stati più contrastati, come la riammissione dei divorziati risposati ai sacramenti – ma affidata al “discernimento” dei pastori - approvata con appena un voto di scarto:178 su 265 presenti, quando il quorum era di 177. I contrari sono stati 80 (e 7 gli astenuti).

“Possiamo affermare – si legge nell’introduzione - che abbiamo costantemente tenuto presenti le famiglie del mondo, con le loro gioie e speranze, con le loro tristezze e angosce”. Al tempo stesso, la Chiesa sa di dover seguire l’esempio di Gesù, che ha mostrato “il vero significato della misericordia, la quale implica il ristabilimento dell’Alleanza” (n. 41).

E se la Chiesa “ha la gioia e il dovere” di annunciare che “il sacramento del matrimonio, come unione fedele e indissolubile tra un uomo e una donna chiamati ad accogliersi reciprocamente e ad accogliere la vita, è una grande grazia per la famiglia umana”, essa “sente oggi, in modo ancora più urgente, la responsabilità di far riscoprire ai battezzati come la grazia di Dio opera nella loro vita - anche nelle situazioni più difficili - per condurli alla pienezza del sacramento” (n. 73).

Da queste premesse la relazione cita un passo dell’enciclica «Familiaris consortio» di Giovanni Paolo II: “Sappiano i pastori che, per amore della verità, sono obbligati a ben discernere le situazioni. C’è infatti differenza tra quanti sinceramente si sono sforzati di salvare il primo matrimonio e sono stati abbandonati del tutto ingiustamente, e quanti per loro grave colpa hanno distrutto un matrimonio canonicamente valido. Ci sono infine coloro che hanno contratto una seconda unione in vista dell’educazione dei figli, e talvolta sono soggettivamente certi in coscienza che il precedente matrimonio, irreparabilmente distrutto, non era mai stato valido” (n.85).

Si tratta di “stare vicino alla famiglia come compagna di cammino significa, per la Chiesa, assumere un atteggiamento sapientemente differenziato: a volte, è necessario rimanere accanto ed ascoltare in silenzio; altre volte, si deve precedere per indicare la via da percorrere; altre volte ancora, è opportuno seguire, sostenere e incoraggiare” (n. 77). Di qui “l’urgenza” di “un ministero dedicato a coloro la cui relazione matrimoniale è stata infranta” (n. 78).  “I battezzati che sono divorziati e risposati civilmente devono essere più integrati nelle comunità cristiane nei diversi modi possibili, evitando ogni occasione di scandalo. La logica dell’integrazione è la chiave del loro accompagnamento pastorale, perché non soltanto sappiano che appartengono al Corpo di Cristo che è la Chiesa, ma ne possano avere una gioiosa e feconda esperienza. Sono battezzati, sono fratelli e sorelle, lo Spirito Santo riversa in loro doni e carismi per il bene di tutti. La loro partecipazione può esprimersi in diversi servizi ecclesiali: occorre perciò discernere quali delle diverse forme di esclusione attualmente praticate in ambito liturgico, pastorale, educativo e istituzionale possano essere superate. Essi non solo non devono sentirsi scomunicati, ma possono vivere e maturare come membra vive della Chiesa, sentendola come una madre che li accoglie sempre, si prende cura di loro con affetto e li incoraggia nel cammino della vita e del Vangelo”.

“È quindi compito dei presbiteri accompagnare le persone interessate sulla via del discernimento secondo l’insegnamento della Chiesa e gli orientamenti del vescovo. In questo processo sarà utile fare un esame di coscienza, tramite momenti di riflessione e di pentimento. I divorziati risposati dovrebbero chiedersi come si sono comportati verso i loro figli quando l’unione coniugale è entrata in crisi; se ci sono stati tentativi di riconciliazione; come è la situazione del partner abbandonato; quali conseguenze ha la nuova relazione sul resto della famiglia e la comunità dei fedeli; quale esempio essa offre ai giovani che si devono preparare al matrimonio” (n. 85).

“Il percorso di accompagnamento e discernimento orienta questi fedeli alla presa di coscienza della loro situazione davanti a Dio. Il colloquio con il sacerdote, in foro interno, concorre alla formazione di un giudizio corretto su ciò che ostacola la possibilità di una più piena partecipazione alla vita della Chiesa e sui passi che possono favorirla e farla crescere” (n. 86).

Breve, poi, come aveva preannunciato stamattina il card. Schoenborn, il passaggio dedicato agli omosessuali. “La Chiesa conforma il suo atteggiamento al Signore Gesù che in un amore senza confini si è offerto per ogni persona senza eccezioni (MV, 12). Nei confronti delle famiglie che vivono l’esperienza di avere al loro interno persone con tendenza omosessuale, la Chiesa ribadisce che ogni persona, indipendentemente dalla propria tendenza sessuale, vada rispettata nella sua dignità e accolta con rispetto, con la cura di evitare «ogni marchio di ingiusta discriminazione» (Congregazione per la Dottrina della Fede, Considerazioni circa i progetti di riconoscimento legale delle unioni tra persone omosessuali, 4). Si riservi una specifica attenzione anche all’accompagnamento delle famiglie in cui vivono persone con tendenza omosessuale. Circa i progetti di equiparazione al matrimonio delle unioni tra persone omosessuali, ‘non esiste fondamento alcuno per assimilare o stabilire analogie, neppure remote, tra le unioni omosessuali e il disegno di Dio sul matrimonio e la famiglia’ (Ibidem). Il Sinodo ritiene in ogni caso del tutto inaccettabile che le Chiese locali subiscano delle pressioni in questa materia e che gli organismi internazionali condizionino gli aiuti finanziari ai Paesi poveri all’introduzione di leggi che istituiscano il ‘matrimonio’ fra persone dello stesso sesso”.

Qui il testo integrale della Relazione finale.

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