06/05/2019, 10.53
INDIA
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Il ciclone Fani devasta India e Bangladesh. Caritas: Drammatiche condizioni igieniche

La tempesta tropicale ha distrutto almeno 10mila villaggi in India e 1.000 case in Bangladesh. Danneggiate anche le chiese di Bhubhaneswar e la sede arcivescovile. L’associazione cattolica sta assistendo gli sfollati.

New Delhi (AsiaNews) – Almeno 12 persone decedute, 10mila villaggi sott’acqua in 52 aree urbane, 1,2 milioni di persone evacuate in 6.564 campi di raccolta, alberi secolari sradicati, case abbattute, chiese danneggiate in India; sei abitanti rimasti uccisi, 1.000 case distrutte in Bangladesh. È il bilancio di distruzione del ciclone Fani che nel weekend ha toccato le coste dell’Orissa e del West Bengal in India e di Chittagong in Bangladesh. I numeri sono diffusi da p. Paul Moonjely, direttore esecutivo di Caritas India, che riferisce ad AsiaNews: “Il ciclone Fani ha provocato una distruzione di massa. La Caritas ha attivato subito la macchina dei soccorsi e d’allerta, aiutando la popolazione a lasciare le case”.

I venti a 200 km/h della tempesta tropicale hanno toccato la costa orientale dell’India alle 8.10 del 3 maggio. Ora che il ciclone ha lasciato il Paese, si procede alla conta dei danni: migliaia di alberi sradicati, pali della luce divelti, linee elettriche interrotte, mancanza di collegamenti in diverse zone. Le aree più colpite sono state quelle di Puri, Khurdha, Jagatsingpur, Bhubaneswar and Vadrak.

A Bhubaneswar la tormenta ha danneggiato anche diverse chiese, tra cui la chiesa di St. Vincent e la residenza dell’arcivescovo. P. Dibya Parichha, segretario della Commissione Giustizia e pace dell’arcidiocesi, riporta che “la connessione telefonica e internet sono interrotti. Un grande albero di mango è stato sradicato, le finestre della cappella sono in frantumi. Il tetto del centro di assistenza è volato via”.

Oggi le autorità dichiarano che il bilancio umano della calamità naturale sarebbe stato molto più grave se esse non avessero messo in sicurezza più di un milione di abitanti. Nel suo passaggio verso la costa del Bangladesh il ciclone Fani è stato declassato da “tempesta tropicale” a “depressione”, le perdite sono state ingenti, soprattutto per le comunità di pescatori.

P. Moonjely sottolinea che “diversi gruppi di volontari hanno contribuito a diffondere l’allerta, coordinare i soccorsi, tenere i contatti con gli ospedali per far ricoverare i feriti. A Puri la Caritas ha evacuato almeno 10mila persone, e tutt’ora i nostri volontari sono in quattro campi con gli sfollati. Il college di legge di Penthakata, il villaggio dei pescatori, è stato trasformato in centro d’accoglienza per 500 famiglie”.

Secondo il sacerdote, le condizioni più critiche sono “quelle in cui versano bambini e anziani. Nei rifugi mancano cibo a sufficienza e acqua potabile. A causa dell’interruzione dei trasporti e delle strade allagate, non c’è modo di far arrivare il materiale di soccorso per le famiglie evacuate. Inoltre l’assenza di bagni chimici sta causando problemi alle condizioni igieniche”.

L’associazione cattolica, insieme a partner locali, ha distribuito generi di prima necessità e kit per l’igiene personale a 2mila famiglie. Al momento sta valutando come poter portare soccorso ad altri 2mila nuclei familiari. “Dai nostri operatori sul campo – conclude p. Moojely – ci arrivano richieste di cibo, acqua potabile e brandine. Le condizioni sanitarie sono drammatiche”.

(Ha collaborato Nirmala Carvalho)

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