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mediazioni e arbitrati, risoluzione alternativa delle controversie e servizi di mediazione e arbitrato

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» 13/12/2007 14:25
INDONESIA
Il contrasto tra Usa e Ue rischia di far saltare l’accordo sui gas serra
A Bali 190 Paesi debbono fissare le linee guida per giungere entro due anni al nuovo accordo sulla emissione dei gas. Ma l’Ue vuole indicare subito gli obblighi degli Stati ricchi e Washington si oppone. L’Onu cerca di mediare. Croce rossa: i cambiamenti climatici causano un rapido aumento dei disastri naturali.

Bali (AsiaNews/Agenzie) – Scambio di accuse tra Unione europea e Stati Uniti di impedire l’accordo sui gas serra, mentre domani scade il termine fissato dalle Nazioni Unite. Il preoccupato Yvo de Boer, capo del segretariato Onu sul Cambiamento del clima, cerca una mediazione tra i 190 Stati riuniti a Bali per evitare che quanto finora costruito crolli “come un castello di carte”. Intanto oggi la Croce rossa internazionale ha comunicato che il surriscaldamento mondiale ha causato nel 2007 un numero record di disastri naturali: circa il 20% più del 2006.

Secondo la Cri, su 410 disastri osservati al 10 ottobre 2007 “il 56% è dipeso dal clima”. Negli ultimi 10 anni i disastri naturali sono aumentati del 40% rispetto al decennio precedente, con oltre 1,2 milioni di morti rispetto ai 600mila precedenti e con 270 milioni di persone colpite.

L’Ue e i Paesi in via di sviluppo vogliono stabilire subito l’impegno per le “Nazioni ricche” di diminuire per il 2020 l’emissione dei gas serra tra il 25 e il 40% rispetto ai livelli del 1990. Ma Giappone, Canada, Australia e soprattutto Stati Uniti ritengono poco opportuno determinare subito impegni precisi a carico solo di alcune parti e chiedono limiti alle emissioni di gas anche per Nazioni in via di sviluppo ma molto inquinanti, come Cina, India e Brasile.

Di fronte allo stallo, il segretario Onu Ban Ki-moon ha definito “troppo ambizioso” voler fissare sin d’ora simili impegni, ma al tempo stesso ha invitato Washington ad adottare “maggior flessibilità”. Ha ammonito che “la nostra atmosfera non vede differenze tra le emissioni di una fabbrica in Asia, i gas di scarico di un fuoristrada Usa o la deforestazione in Sud America o Africa”.

La Conferenza, aperta il 3 dicembre, ma entrata nel vivo il 12 con l’arrivo dei ministri degli Stati, deve fissare i principi guida per giungere in due anni a un nuovo accordo sui limiti per ogni Stato all’emissione dei gas serra, che sostituisca il “protocollo di Kyoto”. L’accordo di Kyoto obbliga le 37 Nazioni più industrializzate a diminuire le emissioni di gas serra del 5% entro il 2008-12, rispetto ai livelli del 1990. Ma gli Stati Uniti non lo hanno firmato, chiedendo più tempo e precisi limiti anche per Nazioni in via di sviluppo ma molto inquinanti. Questi Paesi rispondono che l’Occidente non riconosce le sue responsabilità storiche e che ogni limite è per loro un grave ostacolo. Il nuovo accordo dovrebbe prevedere limiti per ogni Nazione, a partire dal 2013.

L’Onu ritiene necessario giungere al nuovo accordo entro il 2009 perché sia ratificato da tutti gli Stati entro il 2012 e perché siano indicati al più presto principi-guida sugli investimenti in energia pulita. Il termine dei lavori è previsto per domani, ma è possibile che proseguano ad oltranza in cerca di un accordo, come è successo a Kyoto.

Intanto in queste due settimane è stata decisa la costituzione di un fondo per aiutare le Nazioni povere per i problemi causati dai cambiamenti del clima e si ritiene vicino un trattato per riconoscere compensi ai Paesi poveri che rallentino la deforestazione. (PB)


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