22/10/2019, 11.12
LIBANO
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Il discorso di Hariri non frena le proteste

di Pierre Balanian

Il premier ha dato ragione al popolo che “non ce la fa più”. Decise molte misure, fra cui un contributo di 5mila miliardi delle banche a sanare il debito pubblico. Ridotti del 60% gli stipendi di parlamentari e ministri. Varati progetti per sostenere pensioni ed edilizia popolare. Progetto per cinque impianti di produzione di energia elettrica. Ma la gente è decisa a volere le dimissioni del governo e dei politici. Continuano le manifestazioni.

Beirut (AsiaNews) - Discorso attesissimo quello che il premier Saad Hariri ha pronunciato ieri pomeriggio, mentre la popolazione libanese manifestava da giorni contro la corruzione e la vuotezza dei politici. I manifestanti avevano affermato che se non ci saranno dimissioni di tutti i politici, qualunque cosa lui avrebbe detto, sarebbe rimasta una parola vuota.

La gente ha stima e tenerezza per Hariri, l’unico politico libanese a non aver accumulato ricchezze da quando è in politica (dopo la morte del padre Rafic, assassinato nel 2005). Anzi, si dice che dei 7 miliardi di dollari ricevuti in eredità dal padre, gli siano rimasti un miliardo e mezzo.

Nel suo discorso, Hariri ha dato ragione al popolo che è “esploso e non ce la fa più”. “Non vi chiedo – ha detto - di lasciare la piazza: questa è una decisione vostra. Io non vi chiedo nulla: siete voi che chiedete e il mio compito è essere al vostro servizio”.

Egli ha poi parlato della sua proposta per il salvataggio economico del Paese, subito approvata dal governo. Grazie alle manifestazioni, il bilancio di Stato è stato approvato in 72 ore, mentre prima era stato bloccato per mesi.

Saad Hariri ha annunciato delle misure molto forti. Anzitutto, il bilancio 2019 avrà un deficit di 0,6%, senza l’imposizione di alcuna nuova tassa. In secondo luogo, le banche e la Banca Centrale parteciperanno per ridurre il deficit statale con un contributo di 5100 miliardi di lire libanesi entro il 2020, imponendo anche una tassa più elevata sul guadagno delle banche.

Vi sarà poi una riduzione del 60% agli stipendi di deputati, ministri attuali e passati; una riduzione fino a 70% dei fondi della cassa per la ricostruzione, la cassa per i rifugiati e per il meridione; riduzione di 1000 miliardi di deficit nella produzione di energia elettrica.

Ancora, si programma l’adozione di una legge sulle pensioni per gli anziani prima della fine dell’anno in corso; la destinazione di 20 miliardi per sostenere le famiglie più bisognose; 160 miliardi per gli alloggi alle famiglie.

Deciso anche un progetto di legge che permetta di recuperare i soldi rubati allo Stato, oltre a creare un organo per la lotta contro la corruzione entro la fine di quest’anno.  Un altro punto del programma prevede il controllo e il rafforzamento della lotta al contrabbando sia nei valichi ufficiali che in quelli clandestini.

Viene eliminato il ministero della stampa, come pure altre istituzioni giudicate inutili; saranno riorganizzati gli uffici per l’energia elettrica e per l’aviazione civile e varata la costruzione di cinque impianti per la produzione di elettricità. Un prestito di 12 miliardi dalla Conferenza dei cedri entro tre mesi permetterà di creare nuovi posti di lavoro per i giovani nei prossimi cinque anni.

Le prime reazioni a questo ingente progetto, deciso in pochi giorni, non sono molto favorevoli e la gente vuole lo stesso che tutti i politici si dimettano e continuerà a manifestare a oltranza.

L’esercito libanese rimane a “proteggere” l’incolumità dei manifestanti. Esso permette ai pedoni di arrivare ai raduni, ma non ad autovetture e motociclisti. Ieri in serata, un gruppo di motociclisti – forse membri di Hezbollah o Amal - hanno tentato di irrompere in mezzo ai manifestanti, ma sono stati subito bloccati dall’esercito. Hezbollah e Amal hanno declinato ogni responsabilità.

Oggi molte banche e scuole rimangono chiuse, mentre i manifestanti hanno annunciato uno sciopero generale per domani. Il blocco delle strade e la protesta continuano. Intanto molte comunità libanesi nel mondo sostengono le proteste (v. video).

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