27/07/2009, 00.00
CINA
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Il disegno della Cina dietro la tragedia dello Xinjiang

di Wei Jingsheng
Mentre Pechino lancia la campagna “il fascino dello Xinjiang”, per richiamare i turisti a visitare la Via della Seta dopo le violenze dell’inizio del mese, il “padre della democrazia”, in esilio negli Usa,denuncia che le uccisioni nello Xinjiang erano programmate da tempo per distogliere l’attenzione del pubblico cinese dalle lotte interne nel Partito e per far avanzare la Cina nel controllo dell’Asia centrale e Medio oriente, fra i Paesi produttori di petrolio.

Washington (AsiaNews/WJSF) – Tutti dicono che questo è un periodo di grandi eventi in Cina. Ed è davvero così. Ciò che è accaduto a Shaoguan nel Guangdong e a Urumqi nello Xijiang ha già portato a una continua condanna da parte della comunità internazionale. Intanto, vi è pure la notizia che il Partito comunista cinese ha bisticciato con il governo australiano e ha arrestato il capo cinese di una grande industria australiana[1]. Il governo cinese non processerà la persona, né emetterà sentenze, né offrirà al governo australiano informazioni dettagliate, anche se richieste dal primo ministro e dal ministro degli esteri di Canberra. Questo tipo di condotta viola le convenzioni internazionali e produrrà senz’altro molta ira nella società australiana.

Questo stile renderà anche più nervosi gli imprenditori stranieri in Cina. Chi sa quando le Leggi sulla segretezza verranno applicate contro di essi? Dal periodo maoista di Yanan, le leggi sulla segretezza sono state efficaci al 100% per sostenere il potere. Comunque, siccome il tema dello Xinjiang è più importante per il cinese medio, e presenza nuovi sviluppi, mettiamo da parte il [probema] del grande business australiano e [parliamo] prima della corrotta cricca del Partito comunista cinese (Pcc).

Di recente, due notizie non hanno ricevuto abbastanza attenzione. Secondo il più stimato sito cinese all’estero, Boxun, un quadro del partito ormai in pensione dal 17° Congresso, ha rivelato che l’esplosiva situazione dello Xinjiang è dovuta alla lotta interna del Pcc. Dai tempi in cui il sindaco di Shanghai Chen Liangyu è stato arrestato, fino all’arresto il mese scorso del sindaco di Shenzhen, Xu Zhongheng, Hu Jintao e Wen Jiabao sono uniti per sconfiggere i membri più potenti della fazione di Jiang Zemin. La cricca di Jiang ha trovato l’opportunità per la vendetta. Essi hanno infiammato l’atmosfera dell’incidente di Shaoguan, smobilitato la polizia durante le rivolte di Urumqi, lasciando mano libera ai terroristi uiguri che hanno usato delle pacifiche dimostrazioni per assassinare i cinesi Han al punto da far perdere la faccia ad Hu all’incontro del G8 in Italia. Hu ha dovuto tornare in Cina per vigilare sul suo territorio e prevenire che la situazione si sviluppasse in modo a lui sfavorevole.

Molte informazioni emerse di recente provano che il governo del Pcc è colpevole di non aver fatto nulla per impedire ai malviventi di produrre questa tragedia di assassinii in larga scala. Tale tragedia non ha nulla a che fare con Il Congresso mondiale uiguri, che sosteneva le dimostrazioni pacifiche. Il governo comunista dello Xinjiang aveva solide spie e potere per prendere azione. Ma, dato che la fazione di Jinag controlla il sistema legale e di giurisdizione, essi hanno scelto di non fare nulla prima e durante la tragedia. Essi hanno permesso ai terroristi uiguri di fare ciò che volevano, lasciando la situazione senza controllo. Una simile orribile tragedia è stato il frutto di un’astuta cooperazione fra il governo comunista dello Xinjiang e i gruppi terroristi uiguri.

Alcuni amici ancora stentano a credere che sia stato il Pcc ad avere l’iniziativa di questa tragedia. Essi non credono che il Pcc sta aizzando gli odiosi assassinii a sfondo etnico nel tentativo di distrarre l’attenzione politica.

Se qualcuno la pensa ancora così, guardiamo alla seconda notizia. Durante la revisione delle esercitazioni militari sino-russe, il capo militare dello staff, ammiraglio Chen Bingde, ha parlato molto di attività “antiterroriste” e ha puntato contro gli uiguri. Egli ha promesso che la Cina coopererà con le 4 nazioni dell’Asia centrale nella Shanghai Cooperation Organization inviando militari cinesi fuori della Cina per attaccare organizzazioni terroriste uiguri. Tale astuto modo di parlare sfrutta la psicologia della gente comune che necessita sicurezza, raggiungendo lo scopo di diffondere un sentimento di ostilità. Intanto, la Cina riesce a spingere le sue forze militari al confine con l’area medio-orientale ricca di petrolio, aprendo una nuova frontiera nel suo scopo di frenare il controllo occidentale delle aree produttive di petrolio. Questa strategia di un sasso per [colpire] due uccelli[2] non è una coincidenza, ma un piano a lungo termine pensato in antecedenza.

Alcuni si domandano se la tragedia dello Xinjiang produrrà problemi per Hu Jintao. Perché egli ha dovuto ingoiare questo frutto amaro? Perché non ha cercato di fermarlo o perfino di passare al contrattacco? Non siate troppo ansiosi. Il contrattacco non deve per forza accadere oggi. Un vecchio proverbio cinese dice che “per la vendetta si può aspettare fino a 10 anni”. Non contrattaccare oggi non vuol dire escludere per sempre il contrattacco.

Oltretutto, il piano per produrre la tragedia era perfetto. Le ragioni sottostanti erano sufficienti, la scelta del periodo era pure giusta. In tal modo, Zhou Yongkang, la persona del Pcc incaricata della sicurezza, può dire che senza l’ordine di Hu Jintao non possiamo aprire il fuoco per fermare la violenza montante, ciò che ha permesso ai malviventi un lasso di diverse ore per i loro assassinii. Sul perché non si è permesso alla polizia di posizionarsi a Urumqi, vi è la scusa semplice di un errore di stima [nelle violenze]. E per un errore di stima non si può comminare la pena di morte.

La cosa più importante è che dopo la tragedia vi sono ragioni sufficienti.

Questi cospiratori non solo hanno distolto l’attenzione della gente all’opposizione [al regime]; essi hanno perfino ottenuto una base di frontiera per muoversi verso occidente, nell’area di produzione del petrolio. Che motivi avrebbe Hu Jintao per andare contro ciò? Questo è proprio quello che egli voleva, ma non osava attuare. Non ha nessuna ragione contro questo aspetto, anche se deve sopportare in silenzio il colpo di coltello alla schiena.

La situazione è molto simile a quella quando Hu Jintao ha assassinato il 10° Panchen Lama, [una cosa]che spaventava Deng Xiaoping[3]. Ma era anche lo scopo di Deng, qualcosa che Deng voleva, ma non osava attuare. In seguito essi hanno agito con molta astuzia e i media occidentali non hanno trovato alcun appiglio per protestare. Così Deng accettò felicemente questa inattesa sorpresa e cominciò a vedere Hu sotto una nuova luce.

Questa volta i problemi del dopo-tragedia sono più difficili, ma abbastanza positivi: perfino giovani patriottici nemici del Pcc hanno cominciato ad agitarsi per aiutare il Pcc ad attaccare le forze di opposizione uiguri. Alcuni media occidentali, che vedono solo le foglie degli alberi, ma non la foresta sottostante, sono divenuti essi stessi complici di questo male. Tutto conferma che la cospirazione del Pcc è stata un successo, che si espande sempre di più. Dobbiamo cercare di guardare con chiarezza per distinguere il bene dal male, e non cadere nella trama del complotto del Partito comunista cinese.

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[1] L’autore si riferisce all’arresto avvenuto il 5 luglio scorso di 4 impiegati cinesi della ditta britannica - australiana Rio Tinto, accusati di aver corrotto alcuni membri cinesi, responsabili di un’acciaieria, prima di firmare un contratto per lo sfruttamento di una miniera di ferro. Dei 4 impiegati, uno ha passaporto australiano. I 4 sono stati arrestati per aver rubato “segreti di stato”.

[2] Proverbio cinese, simile all’italiano “prendere due piccioni con una fava”.

[3] Il 10° Panchen Lama è morto in modo inaspettato nel 1989, dopo un discorso critico della politica cinese verso il Tibet. Per anni Pechino ha cercato di sottometterlo in diversi modi: mettendolo in prigione, dandogli arresti domiciliari, facendolo sposare con una cinese Han.

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