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  • » 24/05/2012, 00.00

    ASIA CENTRALE- CINA

    Il gruppo di Shanghai si evolve verso una nuova Via della Seta

    Wang Zhicheng

    All'incontro del prossimo giugno, entrano anche l'Afghanistan e la Turchia. A tema il potenziamento di vie di comunicazione e la fondazione di una banca regionale. La competizione economica e militare con i piani Usa per l'area Asia-Pacifico. È urgente una maggiore collaborazione fra i popoli e le culture della regione.

    Pechino (AsiaNews) - L'organizzazione per la cooperazione di Shanghai (Sco) sta per varare un piano strategico che dovrebbe ampliare la collaborazione non solo alla sicurezza, ma anche all'economia, rimettendo in atto una nuova Via della  Seta che unirebbe l'Asia dalla Turchia alla Cina, fino alla penisola della Kamchatka. Il piano sarà presentato nel summit che si terrà a Pechino il prossimo 6-7 giugno.

    Il piano è stato abbozzato da Cheng Guoping, viceministro cinese degli esteri in un incontro coi giornalisti tenuto ieri. "La situazione internazionale - ha detto Cheng -  attraversa dei cambiamenti complessi e profondi, mentre crescono fattori di incertezza e instabilità. Gli Stati membri hanno grandi aspettative per il suolo dello Sco. Il desiderio per una crescita maggiore dello Sco è anche più urgente e determinato".

    Lo Sco, fondato nel 2001, era conosciuto all'origine come lo "Shanghai 6", e comprendeva la Cina, la Russia e le quattro repubbliche ex sovietiche: Kazakistan, Tagikistan, Uzbekistan e Kirghizistan. All'inizio il suo scopo era di esercitare una comune vigilanza sulla sicurezza e contro il terrorismo (soprattutto islamico). Ma il gruppo è divenuto sempre più un luogo di scambio e di aiuto economico, a cui oggi partecipano anche l'India, l'Iran, la Mongolia e il Pakistan come osservatori, la Bielorussia e lo Sri Lanka come partner. Nel prossimo incontro di giugno, si dovrebbero aggiungere anche l'Afghanistan, come osservatore,  e la Turchia come partner nel dialogo. Il summit vuole anche spingere alla costruzione di una rete di trasporti transnazionali, oltre che a fondare una banca regionale.

    In questo modo lo Sco unirebbe i Paesi con le economie più vivaci (Cina e India), insieme a Paesi con enormi riserve energetiche (Russia, Iran, Kazakistan), unificando un territorio che si distenderebbe dal mar Mediterraneo fino all'Oceano Pacifico: appunto, una nuova Via della Seta.

    Per "Via della Seta" si intende una rete di strade che dal Libano e dalla Siria arrivavano fino a Xian, attraverso l'Iraq, la Persia e l'Asia centrale. Per millenni le carovane hanno seguito questa Via per svolgere il commercio fra l'antica Roma e l'impero cinese. Lungo tali strade si sono trasmessi anche scoperte, dati scientifici ed esperienze religiose. Il cristianesimo, come pure il buddismo e l'islam, sono giunti in Cina proprio attraverso la Via della Seta; lo stesso - in senso contrario - si può dire della bussola e di molte acquisizioni di geometria e di astronomia.

    Con l'evolversi delle scoperte geografiche e delle vie marittime nel XV secolo, oltre che per gli ostacoli  posti dall'impero ottomano e dall'isolamento dell'impero Ming, la Via della Seta è caduta in disuso, lasciando spazio al commercio marittimo, via via dominato da Gran Bretagna e Stati Uniti.

    La novità dell'incontro di giugno sta nel fatto che per la prima volta si affacciano allo Sco due Paesi legati ad alleanze occidentali (come la Turchia, che è membro Nato) e l'Afghanistan, tuttora sottoposto al controllo militare Usa e internazionale.

    L'allargamento dello Sco e il suo potenziamento sul versante della collaborazione economica avviene  proprio in un periodo in cui gli Stati Uniti stanno a loro volta rafforzando la loro presenza nel Pacifico, proponendo da tempo un'alleanza di tipo militare ed economico con i Paesi dell'area Asia-Pacifico.

    Non pochi analisti vedono in questa competizione una possibile fonte di frizione fra Cina e Usa. In più, alcuni esperti sottolineano la difficoltà di aumentare la cooperazione fra Paesi molto diversi fra loro. Pan Zhiping, professore all'università dello Xinjiang, ha detto che "per rendere il rapporto più forte e accrescere la reciproca comprensione, abbiamo bisogno di scambi fra i popoli e le culture"

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