06/04/2021, 10.59
LIBANO
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Il patriarca Raï attacca il ‘piano per stravolgere l’identità libanese’

di Fady Noun

Nell’omelia di Pasqua il porporato denuncia che la metà popolo libanese ha fame e vive al di sotto della soglia di povertà. Durante l’incontro con il capo dello Stato le accuse più gravi all’establishment politico. Le critiche ad Aoun ed Hezbollah. Basta abusi, neutralità e una conferenza internazionale per salvare la nazione.

Beirut (AsiaNews) - Nel fine settimana il patriarca maronita, card. Beshara Raï, è tornato di nuovo sulla situazione di stallo che impedisce la formazione del governo - e che sembra destinata a perdurare - riaffermando in particolare che il blocco è segno di un “piano chiaro che mira a cambiare l’identità del Libano”. Nell’omelia della messa domenicale, il patriarca ha ripreso alcuni elementi dei Salmi dell’esilio, nei quali il popolo dell’Antico testamento si chiede “come cantare dei canti di gioia in terra straniera”. “Come possiamo gioire e celebrare - si è interrogato il porporato, rilanciando le preoccupazioni di molti - mentre la metà del popolo libanese ha fame e vive al di sotto della soglia della povertà, mentre i nostri giovani laureati, i nostri medici e ingegneri abbandonano il Paese senza farvi ritorno?”. Ma è soprattutto nel suo messaggio Pasqua, pronunciato il 3 aprile, nello stesso giorno in cui ha ricevuto il capo dello Stato, venuto in visita di cortesia per lo scambio di auguri, che egli ha rivolto le accuse più gravi contro l’establishment politico. 

Cambiare l’identità del Libano

Soffermandosi sull’impasse politica che si manifesta nell’assenza da oltre otto mesi di un nuovo governo, il capo della Chiesa maronita non nasconde tutta la propria indignazione: “Cosa possiamo dire - ha aggiunto - di quelli che bloccano in modo intenzionale la formazione del governo e paralizzano lo Stato, per fare credere al popolo che il problema sia insito nella Costituzione, mentre la Costituzione rappresenta la sola soluzione?”. Le parole del cardinale giungono in un momento di lotta serrata fra i vari attori della scena politica libanese; uno scontro che ruota attorno alle prerogative concesse rispettivamente al capo dello Stato e al Primo Ministro incaricato nella formazione del nuovo governo. 

Se il patriarca non menziona in modo esplicito i responsabili politici oggetto delle sue critiche, le sue riflessioni in merito all’interpretazione della Costituzione suonano come una chiara accusa contro Michel Aoun e la sua fazione. Di recente Aoun ha affermato nel corso di un intervista con il quotidiano al-Joumhouria che il Primo Ministro incaricato non ha il diritto di nominare i ministri cristiani e che questo compito spetta al capo dello Stato. 

“Quanto è doloroso - afferma il patriarca - vedere la classe al potere e quanti la circondano manipolare le sorti della patria [...] ed è ancora più doloroso vedere che alcuni fra loro sono più leali verso un altro Paese, che il Libano, a discapito della nazione e dei libanesi”. Il riferimento, nemmeno tanto velato, è a Hezbollah, legato a doppio filo all’Iran. Ed è in questo doppio contesto che il patriarca Beshara Raï aveva affermato che è “ormai chiaro che noi siamo di fronte a un piano che mira a cambiare il Libano, il suo sistema, la sua identità, la sua formula e le sue tradizioni”. “Vi sono dei partiti - ha sottolineato il leader religioso - che cercano, con metodo, di distruggere le istituzioni costituzionali, finanziari, l’esercito e la magistratura. Vi sono dei partiti che svengono di creare dei problemi e di impedire le soluzioni”. “La vita della nazione non è quella delle quote. Essa è l’integrazione dei valori, l’incontro delle volontà e un profitto comune” ha proseguito, chiedendo che “i diritti delle varie confessioni e le loro quote svaniscano davanti ai diritti dei cittadini alla sicurezza, al cibo, all’istruzione, alla salute, al lavoro, alla prosperità e alla pace”. 

Basta abusi!

“Mi rivolgo a quanti sono all’origine del fallimento della formazione del governo e delle sue conseguenze finanziarie, economiche, monetarie e sociali: Basta abusi! Mettete fine ai comportamenti egoisti e autoritari! Smettetela di sacrificare il Libano e i libanesi per favorire altri popoli, altre cause e altre nazioni! Mettete fine alle interpretazioni personali della Costituzione e le eresie nell’interpretazione del Patto nazionale (1943). Togliete il cappio alle decisioni e al popolo libanese!” ha quindi aggiunto il patriarca nel suo messaggio. 

Neutralità e conferenza internazionale

Il capo della Chiesa maronita ha concluso rivedendo, in poche parole, i suoi due principali cavalli di battaglia: la neutralità del Libano e lo svolgimento di una conferenza internazionale per salvare il Paese. “Un Libano neutrale è un Libano di stabilità e di pace. Quanto a un Libano di parte, esso è un Libano di disordini e di guerra. Vogliamo la pace, non la guerra. La neutralità è nell’interesse di tutti e può salvare tutti” ha detto, sapendo che questa proposta non è unanime, soprattutto fra gli esponenti di Hezbollah, ancora armato e impegnato soprattutto sul fronte siriano accanto al regime del presidente Bashar al-Assad.

“Per quanto riguarda - ha affermato il card. Raï - la conferenza internazionale, darà una nuova vita al Libano stabilizzando la sua entità, i suoi confini internazionali, rinnovando la partnership nazionale, rafforzando la sua sovranità, la sua indipendenza e il suo esercito”. Egli ha infine aggiunto che “le Nazioni Unite e i nostri amici arabi e internazionali sono pronti a discutere di questa proposta, perché essi desiderano davvero aiutare il Libano a restare una nazione libera e privilegiata in questo Oriente”.

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