25/08/2017, 08.48
SRI LANKA – CINA
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Il premier Sirisena licenzia il ministro della giustizia: troppo critico verso la Cina

Wijeyadasa Rajapakshe ha condannato in pubblico l’accordo multimiliardario sul porto di Hambantota. La cessione a Pechino del 70% dello scalo vale 1,1 miliardi di dollari. Le proteste della popolazione locale, che teme di essere sfrattata.

Colombo (AsiaNews) – Il primo ministro dello Sri Lanka Maithripala Sirisena ha licenziato Wijeyadasa Rajapakshe, il guardasigilli del suo governo. In più occasioni, egli aveva osato criticare in pubblico l’accordo multimiliardario con cui lo scorso mese lo Sri Lanka ha ceduto alla Cina la maggioranza del porto di Hambantota, nel sud dell’isola. Lo scalo diventerà uno snodo fondamentale del progetto “One belt, One road”, la cintura di porti, autostrade e ferrovie in tutta l’Asia del sud e centrale che consentirà alle merci cinesi di arrivare fino al cuore dell’Europa.

Gayantha Karunathillaka, portavoce del governo di Colombo, ha motivato l’estromissione di Rajapakshe come un tradimento nei confronti del partito. “Egli ha violato la responsabilità collettiva del gabinetto, parlando apertamente a sfavore dell’accordo”, ha dichiarato. In effetti il titolare della Giustizia ha più volte condannato la cessione dell’area alla China Merchants Port Holdings (CMPort), di proprietà cinese, che deterrà il 70% del capitale dell’Hambantota International Port Group, che gestirà il porto e il terminal. Secondo Rajapakshe, l’intesa del valore di 1,1 miliardi di dollari è stata una vera e propria “svendita” al miglior offerente.

Il politico non è l’unico ad essersi opposto al progetto commerciale. Prima di lui, per diversi mesi la popolazione ha animato proteste e manifestazioni di piazza contro il megaprogetto di Pechino. Il timore degli abitanti è di essere sfrattati dalle proprie terre e di divenire una colonia cinese. Infatti gli accordi prevedono che la zona portuale sarà in concessione cinese per 99 anni e la stessa CMPort ha detto che il governo dello Sri Lanka ha assicurato che non darà avvio ad alcun progetto nel raggio di 100 chilometri da Hambantota per i prossimi 15 anni, in modo da non entrare in diretta competizione con il porto.

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