10/12/2019, 16.17
CINA
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Il prezzo della carne di maiale cresce del 110,2% e traina l’inflazione cinese

L’Ufficio nazionale di statistica (Nbs) pubblica gli ultimi dati sull’economia. La carne di maiale è la più consumata dalla popolazione ma un’epidemia di peste suina africana ha ridotto del 41,4% la fornitura domestica. L’Indice dei prezzi al dettaglio ha registrato un +4,5% rispetto a novembre 2018: è lo scatto più rapido dall’ottobre 2011.

Pechino (AsiaNews/Agenzie) – A novembre, i prezzi al consumo in Cina hanno accelerato al ritmo più veloce in quasi otto anni, aumentando del 4,5% rispetto allo stesso mese del 2018. La causa è l'epidemia di peste suina africana (Asf), che ha portato il costo della carne di maiale a crescere del 110,2% su base annua. È quanto emerge oggi dagli ultimi dati ufficiali sull’economia cinese.

L’Ufficio nazionale di statistica (Nbs) riferisce che il mese scorso l’Indice dei prezzi al dettaglio (Cpi) – indicatore chiave per l’inflazione – ha registrato un +4,5% rispetto a novembre 2018: è lo scatto più rapido da ottobre 2011. L’aumento dei costi per il cibo ha contribuito di 3,7 punti percentuali alla crescita del Cpi.

La carne di maiale è la più consumata dalla popolazione cinese. Il ministero dell'Agricoltura e degli Affari rurali di Pechino dichiara che ad ottobre il numero di suini vivi è precipitato del 41,4% in un anno.

Il momento peggiore per l’aumento dei prezzi della carne di maiale forse è passato. Su base mensile, il costo è aumentato del 3,8% a novembre rispetto al salto del +20,1% di ottobre. A novembre, il numero di suini vivi è aumentato del 2% rispetto al mese precedente: secondo il ministero, è il primo aumento in un anno.

Economisti dicono che la crescita del Cpi rallenterà al 4,3% su base annua a dicembre; anche se rimbalzerà a circa il 5,5% a gennaio, man mano che la domanda di carne di maiale aumenta prima delle vacanze di Capodanno lunare, che cade alla fine di gennaio 2020.

Oltre al cibo, c'è poca pressione su altri prezzi. A novembre il Cpi di base – che esclude i volatili prezzi di alimenti e secondo gli economisti riflette meglio le tendenze dell'inflazione a lungo termine – è aumentato di un modesto 1,4% su base annua, scendendo dall'1,5% a ottobre e mostrando l'aumento più debole in oltre tre anni.

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