27/08/2004, 00.00
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Il ritorno dell'icona di Kazan, fra antiche guerre e nuove speranze

Ortodossi russi, tatari e cattolici di fronte al gesto di amicizia del Papa

Mosca (AsiaNews) – Il patriarcato di Mosca "ringrazia" il Vaticano per il "ritorno" dell'icona di Kazan in Russia, ma attende "passi più significativi" per il miglioramento delle relazioni fra le due chiese. È quanto afferma l'arciprete Vsevolod Chaplin, vicepresidente del Dipartimento per le relazioni esterne del patriarcato ortodosso a Mosca.

"Sarebbe auspicabile sperare che questo atto simbolico sarà seguito anche da  altri gesti, più significativi per i nostri fedeli per la creazione di relazioni fra cattolici e ortodossi" ha affermato Chaplin. Egli ha elencato i "passi significativi" che il patriarcato si aspetta dalla chiesa cattolica: "Il rifiuto di ogni attività missionaria e di proselitismo fra la popolazione che appartiene - per comportamento, battesimo e radici spirituali - all'ortodossia; la correzione della posizione attuale dei fedeli della chiesa ortodossa russa nelle regioni occidentali dell'Ucraina".

"In questi anni tornano in Russia molte icone e oggetti religiosi che sono stati portati fuori dal nostro paese durante le persecuzioni contro la chiesa. Tra questi, anche l'icona di Kazan" afferma Chaplin. "Ogni reperto che torna in Russia è accettato con gratitudine dai fedeli. Il ritorno di questa icona dal Vaticano a Mosca, comunque, è un atto di buona volontà ma anche di giustizia".

Non è ancora chiaro se i cattolici di Mosca potranno recarsi alla solenne cerimonia della consegna dell'icona di Kazan, prevista per domani mattina nella cattedrale della Dormizione al Cremlino.

I soli cattolici ammessi fin ora sono i membri della delegazione vaticana e alcuni giornalisti da Roma.

La decisione del Vaticano di non esporre l'icona nella cattedrale cattolica di Mosca per la preghiera, è stata accettata con obbedienza dai cattolici moscoviti, senza proteste pubbliche. Ma non mancano le lamentele. "Abbiamo comunque alcune domande da fare agli ospiti vaticani" ha detto uno dei promotori della veglia di preghiera davanti all'immagine mariana, veglia che non avrà luogo. "Non capiamo perché i cattolici di Mosca sono peggiori di quelli di Roma. Come mai a Roma l'icona è stata esposta per la preghiera pubblica per tutta la giornata di ieri a san Pietro, e a Mosca invece no?". I cattolici moscoviti trovano "illogica" la decisione del Vaticano: "Se, per rispetto della chiesa ortodossa russa, dopo la consegna dell'icona dal Papa al card. Kasper, la prima persona che deve pregare davanti all'icona è il patriarca, perché è stata fatta questa eccezione per i cattolici a Roma? Nella chiesa universale ci sono davvero cattolici di serie B?" si domanda il cattolico russo.

Intanto, Mintimer Shaymiev, presidente del Tatarstan - la regione a 800 km a est di Mosca dove si trova la città di Kazan - ha espresso la sua personale "speranza" e di "molti miei concittadini" che l'immagine venga trasferita a Kazan. Questa questione è di esclusiva decisione del patriarca Alessio II. "La decisione del Santo Padre è un gesto di buona volontà e dimostra il suo desiderio che un dialogo fra la chiesa cattolica e ortodossa abbia inizio".

La richiesta del ritorno dell'icona nel suo luogo di apparizione - secondo la tradizione appunto Kazan - ha rinfocolato l'attrito fra Mosca e i separatisti del Tatarstan. Il presidente Shaymiev spera che l'icona giunga nella repubblica per dare compimento alla sua politica religiosa di pacifica coesistenza fra ortodossi e musulmani.

I nazionalisti tartari hanno invece manifestato contro il trasferimento dell'icona di Kazan. Il 25 agosto, sulla piazza della Libertà nel centro storico di Kazan, membri del "Comitato pubblico pan-tartaro" hanno organizzato una protesta scandendo slogan come: "Via il Tatarstan dalla schiavitù di Mosca". Essi hanno espresso forte disaccordo dalla prospettiva del ritorno dell'icona. Mentre il sindaco musulmano della città K. S. Ishakov prendeva parte alla cerimonia del Papa di consegna dell'icona a Roma, i nazionalisti tatari scendevano in piazza inneggiando al "Kazan, cuore dei musulmani russi". I nazionalisti hanno avuto modo di dichiarare un giorno che l'icona di Kazan è "un simbolo di asservimento, di oppressione coloniale e di umiliazione del popolo tartaro". I dimostranti hanno invitato il pontefice e il Vaticano a non cedere a giochi sulla cosiddetta "icona di Kazan", offendendo così i sentimenti religiosi dei musulmani.

"Il desiderio del patriarcato di Mosca di ricevere questa icona e le recenti accuse riflettono la politica anti-occidentale della chiesa ufficiale russa" afferma Roman Lunkin, esperto di ortodossia. Questa visione anti-occidentale oppone il patriarca Alessio II e il presidente Vladimir Putin sulla visita a Mosca del papa. Dopo la visita ufficiale di Putin a Roma nel novembre scorso, il presidente russo aveva espresso il desiderio di accogliere il papa a Mosca. L'intento di Putin è rimarcare l'apertura del suo governo in politica estera. Il patriarca ha invece sempre rifiutato in maniera drastica ogni possibilità di incontrare il Pontefice. "Il gesto del Papa di donare l'icona di Kazan al patriarca rimane comunque un simbolo del sentire comune che esiste fra le due chiese, un passo sulla strada del superamento delle reciproche diffidenze"  sottolinea Lunkin. "Solo per gli ortodossi nazionalisti o i separatisti tartari l'icona di Kazan, è un contenzioso di guerre antiche". (AF)

 

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