13/07/2007, 00.00
GIAPPONE
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Il sumo “lotta” per la sopravvivenza

I giovani giapponesi disertano il reclutamento nelle palestre sumo. Lo sport tradizionale del Paese del Sol Levante sostituito da calcio e baseball.

Tokyo (AsiaNews/Agenzie) – Calcio e baseball hanno messo in crisi il sumo, la lotta libera giapponese: lo sport tradizionale e millenario del Paese del Sol Levante, che in passato annoverava fra i suoi estimatori imperatori e feudatari, ha perso molto del suo fascino fra le nuove leve.

I responsabili della Japan Sumo Association hanno infatti cancellato la sezione riservata ai "giovani atleti" all'interno di una manifestazione in programma in questi giorni a Nagoya (città della regione di Chubu nell'isola di Honshu), perché per la prima volta nella sua storia non si è presentato alcun aspirante lottatore. Sebbene i test in programma nella cittadina nipponica non abbiano mai fatto registrare numerose iscrizioni – più frequenti in occasione dei campionati di Osaka, in calendario a marzo in concomitanza con la fine dell’anno scolastico – i responsabili del movimento non nascondono il momento di crisi, dovuto anche alla crescita di altri sport nel Paese. Una crisi sottolineata anche dal fatto che le iscrizioni registrate lo scorso marzo a Osaka, per la prima volta negli ultimi 7 anni, non hanno superato il tetto delle 100 unità.

Il sumo offre ai potenziali rikishi (lottatori) la possibilità di diventare uno yokozuma (così vengono definiti i campioni più rappresentativi di questo sport) e godere di successo, popolarità e compensi mensili che si aggirano in media sui 24mila dollari, oltre a vari premi in denaro. Tuttavia la morte Takashi Saito, 17enne deceduto nei giorni scorsi per arresto cardiaco in condizioni ancora tutte da chiarire, ha acuito le difficoltà di uno sport in cui ormai non sono più i lottatori nipponici a eccellere. Tokitaizan – questo il nome di battaglia scelto da Saito – è morto in seguito ad una sessione particolarmente impegnativa di allenamenti; sul suo corpo sono state riscontrate ferite “inspiegabili” fra cui bruciature di sigarette.

Secondo gli esperti esiste una linea sottile di demarcazione fra la rigida disciplina e gli abusi: “Gli stessi allenatori, in passato, hanno subito la stessa rigida disciplina e solo loro sanno come permettere all’allievo di raggiungere i vertici”, sottolinea Doreen Simmons, commentatrice televisiva degli incontri di sumo per il canale nipponico NHK.

I giovani d’oggi non sono tagliati per la lotta, che richiede enormi sacrifici, allenamenti intensi e condizioni di vita spartane. “Niente ti può preparare alla lotta” afferma Asashoryu, campione originario della Mongolia in un’intervista alla rivista Metropolis. “Devi solo obbedire ai tuoi superiori e seguire alla lettera le loro istruzioni. Ma oggigiorno i giovani sembrano essere interessati ad allenare solo i loro pollici con computer e videogames”. E i sospetti degli ultimi anni legati a match truccati hanno acuito lo stato di crisi.

Simmons aggiunge che “le maggiori possibilità di scelta” e le pressioni esercitate dai genitori che “spingono i figli a proseguire negli studi” hanno causato una mancanza di motivazioni fra i giovani giapponesi. “Nel sumo pochissimi raggiungono la vetta: non è come il calcio dove esistono i trasferimenti e il valore dell’atleta può crescere, al pari dei compensi percepiti”.     
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