19/12/2008, 00.00
VIETNAM
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Il superiore dei Redentoristi si rifiuta di allontanare i suoi religiosi da Hanoi

di J.B. An Dang
La richiesta era stata avanzata dal sindaco della capitale. A Ho Chi Minh City, le suore di San Vincenzo de Paoli tornano a riunirsi davanti a quello che era un loro asilo, che le autorità vogliono trasformare in un albergo e night club.
Hanoi (AsiaNews) – Il superiore provinciale dei Redentoristi, padre Vincent Nguyen Trung Thanh,  ha risposto di no alla richiesta del presidente del Comitato del popolo di Hanoi (il sindaco), Nguyen The Thao, di allontanare dalla capitale i religiosi, accusati di dispregio della legge e dello Stato in relazione alla vicenda del terreno della parrocchia di Thai Ha.
 
Intervistato da Radio Free Asia, alla domanda se non pensasse che il suo rifiuto avrebbe ulteriormente inasprito i rapporti tra Chiesa e Stato, e provocato ulteriori attacchi del governo, il religioso ha risposto di no, spiegando che “i rapporti Stato-Chiesa dipendono da vari fattori: il modo col quale le autorità tratta il popolo, la sua politica religiosa, la legge sui terreni… Sono molte”. Egli ha concluso auspicando un sincero dialogo e l’autocontrollo dei funzionari del governo.
 
“La Chiesa deve prepararsi alla persecuzione”, dice, ad Hanoi, un altro Redentorista, padre John Nguyen. “Leggendo con attenzione la lettera che Thao ha indirizzato ai vescovi ed al superiore dei Redentoristi, si vede che proprio lui non si aspetta che ci sia il trasferimento che chiede. Aspetta e vuole che gli si risponda di no. Il tono della lettera – spiega – è così ostile e così esigente”. “Ciò che vuole realmente è una buona scusa per prendere amministrativamente misure coercitive”.
  
A conferma della preoccupazione del religioso, c’è anche quanto sta accadendo ad una casa delle Figlie della carità di San Vincenzo de Paoli a Ho Chi Minh City. Dopo essersi impadronite dei terreni della ex delegazione apostolica e della parrocchia di Thai Ha, ad Hanoi e di quello della chiesa di An Bang, a Vinh An, del monastero di San Paolo di Vinh Long, ed aver processato, e condannato, otto fedeli di Thai Ha, anche nella ex Saigon le autorità vanno all’attaco. Qui hanno fatto riprendere i lavori in quella che era una casa delle suore. L’edificio in discussione si trova in Nguyen Thi Dieu Street ed è di proprietà delle religiose dal 1959, quando fu data loro dalla Croce Rossa francese. Da allora fino al 1975 fu un centro diurno di aiuto. Alla presa di potere da parte dei comunisti, l’arcidiocesi di Saigon e le suore accettarono di trasformarlo in un asilo.
 
Nel 1997, mentre le suore continuavano a chiedere la restituzione dell’edificio, le autorità con un atto amministrativo si attribuirono l’edificio, per assenza del proprietario. In seguito fu dato in affitto e trasformato in un dancing. Nel 2007 una incursione della polizia dimostrò che era stato trasformato in un bordello e fu chiuso.
 
Le suore hanno continuato a chiedere la restituzione dell’edificio, ma a novembre 2007 la proprietà fu trasferita all’Ufficio per la gestione del sistema ferroviario, che ha iniziato a demolirlo per farne un albergo e un night club. L’arcidiocesi si è unita alla richiesta delle suore per chiedere di ritornare sulla decisione. A decine le suore, isieme a gruppi di studenti, hanno cominciato a riunirsi davanti all’ex asilo (nella foto).
 
A giugno, un nuovo decreto del Comtato del popolo di Ho Chi Minh City ha trasferito la proprietà al Terzo distretto della città. Mentre le suore non desistitevano dalle loro richieste, in quei giorni arrivò in Vietnam una delegazione della Santa Sede. Per far cessare la protesta, le autorità si impegnarono a riconsiderare la domanda delle suore, secondo la legge. Ora hanno violato la promessa. E il 15 dicembre le suore hanno ricominciato a riunirsi davanti a ciò che resta della loro casa.
 
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